C’è vita dopo la morte? Chi lo sa, ma ciò che è certo è che mai nessuno ha mai desiderato scendere all’Inferno, perchè nell’immaginario collettivo non si tratta di un luogo propriamente accogliente, tra anime in pena e presenze demoniache tutt’altro che amichevoli. La figura di diavoli, demoni e quant’altro è sempre stata associata a sofferenza e agonia, stati di malessere che in un ambiente infernale dovrebbero torturare in eterno chi vi è costretto ad entrarci. Agony, survival horror realizzato da Madmind Studio, si prefigge come obiettivo la volontà di replicare questi ed altri elementi, portando al limite la sensazione di disagio procurata da un contesto demoniaco, appunto. Come? Anzitutto con un comparto tecnico all’altezza, in grado generare forte impatto, e poi con un gameplay “disagiante” e rozzo poggiato su un’esperienza sfidante. Insomma, una formula infernale…e non poteva essere altrimenti.

Agony – Recensione

L’oltretomba

Alla base dell’esperienza proposta in Agony c’è una forte componente controversa, che trasforma ogni desiderio degli esseri umani in qualcosa da cui sfuggire. Si tratta, come prevedibile, di riscrivere in chiave decisamente ambigua e fuori da ogni buon senso i peccati più comuni che attanagliano l’anima dei credenti rispetto a qualsiasi religione cui essi siano devoti. All’apparenza, il passaggio o la permanenza eterna negli Inferi ruota ruota attorno alla Dea Rossa, un’entità desiderata da ogni anima agonizzante che ha un patto col Diavolo. Impossibile delineare un profilo di questa figura dalla voce accattivante, anche e soprattutto leggendo le testimonianze di chi ha preceduto Amaraphel, il protagonista del gioco.

Quello che gli chiede la Dea è anzitutto un sacrificio, di riconoscenza e fiducia, per guadagnarsi il favore di una seconda opportunità. Ma siamo nell’Inferno, un luogo di perdizione in cui non ci si finisce per caso: potrebbe mai, un sacrificio, non nascondere un secondo fine? Magari ai danni del prossimo? Potrebbe mai considerarsi un nuovo diabolico patto col Diavolo? Non ci è dato entrare così in profondità degli intenti di Madmind Studio che, sapientemente, hanno messo giù una sceneggiatura di poche parole e tanta libertà di interpretazione. In Agony sarà soprattutto l’esplorazione a comunicare più di ogni altro, delirante, personaggio che incontreremo lungo il cammino: e va bene così, perché non ci saremmo aspettati niente di diverso dall’Inferno. La deviazione e la distorsione controversa dei desideri miscelati ai peccati umani ci accompagnerà quasi da subito, dopo una prima fase di tutorial in cui avremo modo di apprendere le meccaniche di base del titolo che, ovviamente, ha 2 colonne portanti: esplorazione e sopravvivenza. Se la prima è accompagnata da un ottimo mix grafico e audio di cui parleremo più avanti, la seconda è composta principalmente da stealth e possessione.

Nasconditi e…prega

Il peccaminoso Amaraphel non potrà sferrare colpi letali – è pur sempre un umano contro entità demoniache – ma avrà facoltà di nascondersi e impossessarsi di altre entità per sfuggire alla morsa degli Inferi. Per dare estrema contezza del contesto, Madmind Studio ha fatto di Agony un titolo estremamente punitivo, che punta ad accrescere l’ansia del videogiocatore attraverso le conseguenze del farsi scoprire dai demoni e dalle ombre incontrati lungo il cammino. Se consideriamo che per mettere ko Amaraphel non ci vorrà molto, viene facile intuire come, in assenza di salvataggio automatico ma con specifici checkpoint da attivare manualmente, avanzare nell’Inferno richiederà pazienza ed estrema attenzione fin dalle fasi iniziali. A ciò, aggiungiamo il limite di 3 resurrezioni possibili nell’ultimo checkpoint, che dalla quarta in poi portano l’utente a dover ricominciare dal penultimo punto di salvataggio. Per facilitare l’esperienza con il titolo sarà importante esplorare a dovere gli ambienti e raccogliere tutti i frutti disseminati nella zona, l’unico modo per ottenere punti abilità da spendere nella crescita del personaggio – incentrata sulla possessione.

Dopo aver concluso il titolo nella sua esperienza principale determinata dalla storyline, Agony mette a disposizione la modalità Agonia, una sorta di versione “escape room” in cui l’ambientazione viene generata casualmente e cui unico scopo è, appunto, la fuga. In Agonia non c’è pressochè nulla in più rispetto alla campagna principale, anzi, non avremo la possibilità di possedere nessuno nelle fasi iniziali, riducendo il tutto a una fuga dagli Inferi nel minor tempo possibile.

Il divertimento è maggiore nella modalità Succube, che darà modo all’utente di rivivere l’avventura principale nei panni di una Succube, appunto. A livello contenutistico cambia molto, infatti tramite questa modalità avremo la possibilità di approcciare le mappe di gioco in maniera alternativa, sfruttando le abilità del nuovo personaggio. Agony ha davvero tanto da offrire al videogiocatore più accurato e paziente: tante vie alternative, diversi contenuti opzionali e un buon numero di collezionabili e chicche sono solo gli elementi più in vista di questo titolo, ma siete tra coloro i quali riescono anche a cogliere le citazioni (bibliche e non) l’interesse verso il titolo aumenterà vertiginosamente.

Infernal level design

È difficile immaginare un certo tipo di Inferi che possano andare bene a tutti. Gli elementi comuni li conosciamo (anime in pena, sofferenza, creature diaboliche, tentazioni, peccati primordiali e tanto fuoco) ma come costruire la giusta amalgama tra questi elementi? Come motivare un tour all’Inferno per una decina di ore? Madmind Studio ci ha lasciato la sua proposta, riscrivendo in chiave perversa tutti i desideri degli uomini, cui comune denominatore è, ovviamente, il sesso accompagnato dal lusso. Il dover affrontare nemici dalle forme accentuate e con giganti seni non sarà, però, l’unica peculiarità del titolo: non mancheranno, infatti, svariati riferimenti agli elementi anti-Cristo più comuni, come i crocifissi capovolti. L’esplorazione passa inesorabilmente anche da cunicoli e strettoie fatti di ossa, corpi agonizzanti o macellati, come nel peggior incubo di ogni essere vivente. Nonostante il tema centrale sia la discesa negli Inferi, con ombre, statue e manifestazioni spiriturali pronti a farci sobbalzare dalla sedia, non mancheranno anche brevi escursioni in ambienti leggermente meno opprimenti e più luminosi, dando vita ad un contrasto interessante e soprattutto inatteso.

È un peccato constatare come al netto dell’offerta (contenuti e comparto grafico) Madmind Studio non sia riuscita nè ad ottimizzare il titolo, nè a curare meglio i dettagli di secondo piano. Agony soffre di cali di framerate vistosi in alcuni punti e di un comparto animazioni insufficiente per gli standard odierni; anche la pulizia delle texture non è delle più felici. Fortunatamente, a bilanciare le lacune della parte grafica ci pensa l’eccellente sonoro: la soundtrack è quasi inesistente, ma gli effetti audio e il doppiaggio riescono a trasmettere sensibilmente le giuste emozioni, soprattutto giocando Agony nel contesto ideale: luci spente ed headset in pompa magna.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Agony è uno di quei titoli destinati a creare una spaccatura netta sia tra i media che tra gli utenti. A tradire l’opera di Madmind Studio sono soprattutto le aspettative che hanno preceduto l’uscita: il team di sviluppo paga l’eccessivo accento posto sul comparto grafico, che al netto dell’ottima ambientazione si perde in dettagli e aspetti secondari molto carenti, ma anche il gameplay risulta fin troppo semplice e lineare. Per fortuna, nel buio infernale di Agony è possibile scorgere tanti elementi importanti tra cui citazioni, contenuti e ambientazione.
PRO
Ricco di citazioni
Level design ispirato
Diversi contenuti fuori dalla storyline
CONTRO
Texture ed animazioni da rivedere