Per risollevare una serie tanto importante per gli utenti quanto cardine per Ubisoft, era necessaria una svolta altrettanto consistente. Negli ultimi anni la saga Assassin’s Creed ha subito una lieve ma evidente flessione, causata da un gameplay non in grado di apportare le giuste migliorie e da un comparto grafico appariscente e talvolta raffazzonato e ricco di divertenti – ma fastidiosissimi – bug. Con Origins, Ubisoft cerca di cambiare registro, portando l’avventura in un nuovo contesto storico e in una location suggestiva come le precedenti, ma del tutto nuova per concept e realizzazione della mappa: il fantastico Antico Egitto.

Assassin’s Creed: Origins – Recensione

Sebbene lo scopo di Origins sia quello di ridare nuova linfa alla produzione di punta di Ubisoft, le motivazioni che spingeranno Bayek, il nuovo protagonista della storia, non saranno certo fresche e innovative. Come detto siamo in Egitto, più precisamente nell’Era della Dinastia tolemaica, periodo storico in cui vigeva un fortissimo dislivello economico e sociale tra i benestanti e il popolo. In un contesto così difficile, Bayek si avvicinerà al Credo per via una serie di eventi casuali che lo porteranno a perseguire una propria vendetta, come nella più classica delle storyline videoludiche. A far capolino nella storia, però, sua moglie Aya, una presenza piuttosto forte nel copione di Origins e, soprattutto, una bella sorpresa per la saga intera e la fluidità della narrazione. Sebbene Bayek non si discosti molto dagli apatici e piatti protagonisti dei vari Assassin’s Creed, considerando la coppia il discorso cambia, al punto da poter considerare Origins come uno dei capitoli meglio riusciti sotto il profilo narrativo, tanto da indurre l’utente a giocare con passione anziché per inerzia – come avveniva sovente nei capitoli precedenti.

Bayek il vendicativo

Per far fronte una volta per tutte al punto debole della serie, ovvero il combat system, Ubisoft ha deciso di introdurre due particolarità: l’arma che per il momento va per la maggiore – ovvero l’arco – e un sistema di aggancio del bersaglio. Queste due novità sono state implementate anche per essere complementari tra loro, aggiungendo un pizzico di strategia e pianificazione in fase di attacco. In Origins, infatti, tenderemo a sfruttare questa nuova meccanica anziché partire dritti contro un gruppo di nemici: agganciare un bersaglio ci permetterà di attaccare con precisione, dosando i colpi e gestendo i ritmi del combattimento, una pratica che richiederà più pazienza rispetto al passato, ma che sarà in grado di restituire maggiori soddisfazioni.

Grazie alla possibilità di equipaggiare un set di armi preciso, con Bayek avremo modo di alternare gli attacchi con arco e armi tradizionali, al fine di sfruttare al meglio le debolezze dei nemici che ci fronteggeranno o gli elementi ambientali. In ogni caso, sebbene queste novità siano in grado di donare al titolo nuova linfa nelle fasi iniziali, purtroppo l’effetto svanisce a lungo andare, lasciando il passo al solito ritmo di gioco e mostrando il fianco ai soliti difetti. Su tutti, resta la fastidiosa incapacità dei nemici di metterci in seria difficoltà in gruppo, portando Bayek ad affrontare il solito gruppetto di avversari alla volta, con gli altri che restano imbambolati a godersi lo spettacolo. Anche le fasi stealth risultano da svecchiare e guidate da un’IA molto base, tanto che non ci si dovrà nemmeno preoccupare di fare caos o azioni appariscenti per non allertare il nemico. L’occasione di svecchiare il gameplay è, insomma, persa: le uniche vere novità degna di nota sono la presenza di Senu, l’aquila di Bayek, in grado di rendersi utile tanto nell’esplorazione quanto nelle fasi di combattimento, e la possibilità di entrare in una sorta di modalità “super” con la quale colpire a morte un avversario o ottenere un boost fisico.

Tanta sabbia da esplorare

Cavalcando l’onda dei grandi action-rpg open world usciti durante il corso dell’anno, anche Ubisoft ha deciso di trasformare la sua famosa avventura adottando questo approccio. Assassin’s Creed: Origins permetterà infatti a Bayek di muoversi (quasi) liberamente per tutta la mappa e partecipare a quest principali e secondarie. Rispetto agli altri open world classici o allo stesso Far Cry, in Origins, però, l’avanzamento sarà semi-guidato e dunque l’esplorazione diverrà fondamentale solo in determinate fasi dei vari atti di gioco. In particolare, l’avanzamento e la progressione del personaggio sono guidate da missioni con un livello consigliato tale da indurre il videogiocatore ad accantonare per qualche ora la storyline in favore di qualche attività secondaria, utile per potenziare Bayek e riprendere la trama. Le quest secondarie sono abbastanza classiche per il genere, ma fortunatamente varie e ben costruite, un po’ come tutto l’albero di crescita del personaggio che, sebbene basato sui soliti 3 rami di progressione, riesce a stimolare la fantasia dell’utente al fine di plasmare il proprio alter ego secondo lo stile di gioco utilizzato.

Sebbene le statistiche di riferimento di Bayek siano piuttosto basilari – e riguardano salute e attacchi – Ubisoft è riuscita a mettere su un buon sistema di potenziamento delle armi, basato sulla raccolta di materiale che potrà essere rubato o acquistato. Il ventaglio di attività disponibili è dunque molto capiente e si dipana tra missioni secondarie, esplorazione, crescita del personaggio e potenziamento delle abilità. In più, tra i vari elementi super facoltativi vi saranno anche azioni di svago.

Tra le dune

Il level design di Assassin’s Creed: Origins è tra i migliori della serie, forte di una location decisamente meno banale del solito. Stavolta abbiamo abbandonato totalmente i canoni della saga, spostandoci non soltanto in un periodo storico diverso, ma anche in un’ambientazione del tutto particolare e fortemente localizzata. L’Egitto presentatoci da Ubisoft è canonico, ma funzionale: abbiamo un paio di grandi città da esplorare liberamente, un bel deserto ricco di punti di interesse particolari, e tanti dettagli da una prospettiva più ampia e distante. Avvicinandoci, emergono comunque i consueti e storici difetti tecnici, che non vanno ad intaccare il colpo d’occhio generale, reso stavolta ancor più intrigante dalla routine quotidiana dei passanti. Il riutilizzo di diversi modelli poligonali è evidente, come avviene in titoli del genere, ma in Assassin’s Creed: Origins il confezionamento dell’avventura va al di là di sbavature e superficialità simili: l’Egitto è una carta vincente, probabilmente difficile da superare – anche perché non resta molto di così affascinante da realizzare – e pertanto a questo giro Bayek può dirsi fortunato rispetto a chi lo ha preceduto.

Ulteriori informazioni

Per rimanere aggiornato sulle ultime novità, continua a seguire la rete Social di Nextgentech.it, tramite i canali Facebook, Twitter, Youtube e Google+.

CONDIVIDI SU:Share on FacebookTweet about this on TwitterGoogle+

VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Assassin’s Creed: Origins mostra la forte volontà di Ubisoft di dare uno slancio alla saga e di svoltare con le indecisioni delle passate edizioni. Le novità sono tante e riguardano un po’ tutti gli aspetti del gioco, a cominciare dalla struttura stessa del gameplay. La profondità con la quale sono state orchestrate determinate quest e l’ottimo level design restano elementi di eccellenza tipici della serie, a cui vanno affiancati i buonissimi spunti dettati dall’open world, fortunatamente non così libero, e dal sistema di crescita e personaggio. Bisogna migliorare ancora, e molto, sotto il profilo dell’IA, cercando di rendere i combattimenti più avvincenti e meno piatti.
PRO
Ottima ambientazione
Buona struttura free roaming
Qualche novità interessante
CONTRO
Protagonista un po' piatto
IA ancora da migliorare