Chi ha cominciato a guardare con un occhio diverso le produzioni BioWare, sempre più votate all’action a discapito dell’aspetto ruolistico, probabilmente ha trovato in The Banner Saga 3 diversi aspetti che hanno reso Mass Effect e Dragon Age opere di incredibile importanza per l’evoluzione dei GDR. The Banner Saga, infatti, sviluppato da un team nato proprio da ex colleghi BioWare, incarna perfettamente alcune scelte di sceneggiatura e gameplay votate a dare alla produzione un senso di continuità tale da protrarsi lungo un cammino frammentato e non lineare, il tutto proposto rigorosamente con lo stampo di uno strategico a turni. The Banner Saga doveva essere una trilogia a sfondo Viking e così è, con un capitolo finale che intende chiudere il cerchio narrativo e invitare ciascun utente a condividere la propria storia con il resto della community, raccontando le varie sfumature e biforcazioni.

The Banner Saga 3 – Recensione

La piena maturazione

The Banner Saga 3 non ha quasi senso di essere giocato senza avere contezza di quanto avvenuto nei primi 2 capitoli della storia. Come detto in apertura di articolo, il gioco di Stoic è un titolo nato per essere pubblicato sottoforma di trilogia, con ovviamente possibilità di ricaricare i propri salvataggi e continuare l’esperienza sulla base delle scelte fatte in precedenza. Proprio per questo, un po’ come avviene con altre produzioni basate sullo storytelling (ad esempio i The Walking Dead di TellTale) cominciare l’avventura dal secondo o dal terzo capitolo vi farebbe vivere gli eventi con estremo distacco: niente legame pregresso con i personaggi, nessuna conoscenza del background e nessun vero attaccamento agli eventi passati e futuri. Si tratterebbe, insomma, di giocare The Banner Saga 3 senza la componente emotiva, il vero motore del gioco che ha permesso agli utenti di affezionarsi a Rook e Alette mentre venivano guidati allo scoperta del contesto vichingo che fa da sfondo alle vicende. Il terzo capitolo viaggia su due binari differenti ma paralleli, dove da una parte assisteremo alla difesa di Arberrang e dall’altra all’attacco all’Oscurità, che vedrà protagonisti nell’ordine Rook/Alette, Junio e Eyvind.

Come tutti i capitoli conclusivi di saghe avvincenti, anche l’epilogo di questa trilogia non poteva che essere guidato da eventi non sempre positivi, anche se la sensazione di poter decidere in prima persona il destino dei personaggi e i risvolti degli eventi risulta tangibile nella stessa misura avvertita nei capitoli precedenti, ovvero presente ma non totale. Se vogliamo, il terzo capitolo ci regala la consapevolezza di aver portato i personaggi in vetta ad una personalissima scalata di crescita in cui, a fronte di numerose sfide e scelte, ci si è trovati a reagire e migliorare. Da qui, dunque, ogni citazione ai capitoli precedenti ed ogni nuova sfumatura narrativa assume i tratti della ramificazione finale, opportunità per consegnare a ciascun personaggio l’epilogo dovuto. Le scelte dell’utente, quindi, possono seguire questo modo di riflettere, guidandolo verso decisioni più emozionali che strategiche. Aspetto negativo? Tutt’altro, perchè è forse questo il vero obiettivo che gli sviluppatori avevano intenzione di raggiungere dopo aver raccontato una trama dalle mille sfaccettature, fortemente mirata al cuore del videogiocatore. Quando si riesce a creare un forte legame col videogiocatore, per gli sceneggiatori subentra anche il rischio di poter peccare nel ventaglio di scelte e dialoghi da proporre, soprattutto nelle fasi più importanti e decisive: non mi soffermo quindi su questo aspetto, perchè entrare nel merito di quanto possano essere sensate determinate ramificazioni e considerazioni significa mettere sul piano una prospettiva personale, che può o meno essere condivisa dal lettore. Ciò che conta, invece, è che The Banner Saga 3 sia riuscito a portare a degna conclusione un ciclo narrativo complesso, profondo e stratificato, con i giusti ritmi e senza cadere nel banale. Il risultato finale sarà dunque appagante a prescindere dall’epilogo e dalla sorte dei singoli personaggi.

Eroi senza protagonisti

The Banner Saga 3 non ha voluto allontanarsi dal concept dei primi 2 capitoli per dare un senso di completezza totale della trilogia, così, anche il combat system non ha subito particolari variazioni sul tema. In realtà, il titolo Stoic si è presentato fin da subito solidissimo sul campo di battaglia, con quelle meccaniche semplici e ancorate ai canoni degli strategici a turno che non invecchiano mai; pertanto è stato abbastanza semplice riproporre la formula senza subire conseguenze. Il vantaggio di questo terzo capitolo sta, però, nella naturale evoluzione di alcune scelte da effettuare in battaglia, in stretto legame con la narrazione. La base da cui partire è la stessa: è possibile scegliere il party, reclutare nuovi eroi durante la storia e gestire giusto un paio di statistiche fondamentali riguardo salute, resistenza ai danni e vigore. Seppur di semplice concezione, la struttura del combattimento di The Banner Saga 3 obbliga il videogiocatore a tenere alta la concentrazione durante gli scontri, perchè rispetto ai capitoli precedenti Stoic ha cambiato la gestione del level up, slegando gli eroi non schierati dall’accumulo automatico di esperienza.

In soldoni, chi non viene schierato in battaglia non progredisce, con buona pace dell’uniformità delle statistiche nel party. Questo nuovo contesto cambia anche l’approccio di gestione delle risorse, che in un certo senso obbliga a un forzato turnover degli uomini per garantire il giusto ricambio in caso di morte o scarsa condizione di qualche eroe, specie nelle battute finali. Il consiglio, quindi, è di non lasciare troppo indietro con le statistiche i membri del gruppo, o adocchiare perlomeno qualche uomo chiave da impiegare con più continuità rispetto ai “titolari”. Al di là di questa modifica, l’impianto di gioco resta essenzialmente uguale ai capitoli passati, se non per un’ultima nuova aggiunta, quella dei Titoli Eroe, in grado di far progredire in maniera unica ciascun personaggio. In tal senso, la caratterizzazione degli eroi in The Banner Saga 3, è piuttosto uniforme, ma il concetto vale per l’intera trilogia: per ciascuna battaglia e per qualsiasi dialogo, l’utente potrà scegliere liberamente gli attori, senza influenze parametriche che possano in qualche modo garantire un path in particolare. Si tratta di un risvolto di gameplay importante anche in termini narrativi, perchè ciascun personaggio sarà in grado di dare il proprio contributo alla storia raccontando il suo punto di vista, senza però spaccare l’uniformità del party.

Come i capitoli precedenti, anche The Banner Saga 3 sfoggia un comparto tecnico curato, caratterizzato da una grande attezione per i dettagli. La storia è raccontata attraverso scene di intermezzo stile cartoon, qualitativamente alla pari delle passate iterazioni; anche sul campo di battaglia è rimasto pressochè tutto immutato in termini di animazioni e qualità. Per un titolo del genere, confermare gli standard precedenti non è un male, anche in virtù dell’eccellente comparto sonoro messo in luce dalla sountrack e dal campionamento degli effetti secondari.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
The Banner Saga 3 chiude la trilogia rispettando le aspettative, proponendo un’esperienza utente in linea con i capitoli passati al netto di alcune modifiche funzionali non così profonde al sistema di combattimento, ma utili per alzare la curva di difficoltà. L’epilogo previsto da Stoic è coerente con i capitoli passati sia in termini di gameplay che di narrazione; non ci si aspettava niente di più per concludere nel miglior modo possibile una saga che ha saputo intrattenere ed appassionare sfruttando le immortali meccaniche tipiche degli strategici a turno.