Call of Duty torna a raccogliere ottime critiche e valutazioni dai media e, soprattutto, dai fan più accaniti della serie. “E finalmente!” pensiamo un po’ tutti. Il brand Activision negli ultimi anni sembrava aver smarrito la sua strada, complice il continuo cambio al comando della linea di sviluppo, gli spin-off e le variazioni legate all’identità della serie, ultimamente un po’ troppo instabile. L’alternanza di sviluppo è rimasta, ma se già da WWII ad opera di Sledgehammer il brand pareva finalmente risollevarsi, con Black Ops 4 by Treyarch la rinascita sembra decisamente compiuta, e passa attraverso una rivisitazione del gunplay e delle modalità multiplayer.

Call of Duty Black Ops 4 – Recensione

Stop al futurismo…

Il quarto capitolo del ramo Black Ops arriva dopo 3 anni dall’ultima uscita ufficiale, portando con sè diverse varianti più o meno impattanti. Gli zombie sono ormai diventati parte integrante dell’offerta e non più rilegati ad espansioni, mentre la campagna in singolo giocatore, solitamente sfruttata dagli utenti come una sorta di tutorial prima di addentrarsi nel vasto ventaglio di sfide multiplayer, ha ufficialmente salutato la saga. Con Call of Duty Black Ops 4, Treyarch torna al passato riproponendo un gunplay letteralmente con i piedi per terra. Ciò significa che in quest’ultima iterazione perdiamo le componenti esplorative/combattive più spettacolari ma meno “codiane”, come l’uso del jetpack e la corsa sui muri, in favore del classico incedere lineare tra le mappe. Queste ultime, di conseguenza, risultano meno verticali e più vicine al passato anche in termini di dimensioni: nel “calpestabile” della zona trovano spazio aree per il cecchinaggio estremo, gli incontri ravvicinati e i normali scontri a fuoco con armi automatiche più rapide e a medio raggio.

La parola chiave sembra dunque essere “versatilità”, anche se è un qualcosa da valutare, ovviamente, a medio-lungo termine considerando il trend di risposta degli utenti. In tal senso, l’equipment lascia poco spazio a novità, permettendo al videogiocatore di portare con sè un po’ tutte le tipologie di armi, ciascuna di esse upgradabile dopo aver portato a termine determinati obiettivi e sfide legate al loro utilizzo. Per migliorare, quindi, bisogna impratichirsi, come è giusto che sia, non soltanto in termini globali – da questo punto di vista rimane la progressione del personaggio basata sull’esperienza ottenuta con le varie partite. Ad aiutarci nel miglioramento delle skills ci pensa il rinnovamento del gunplay, rivisto in favore di un generale bilanciamento delle armi in termini di feeling – peso percepito e rinculo – ed efficacia, che ha portato ad allungare in maniera quasi impercettibile gli scontri a fuoco, aumentando così anche la spettacolarità degli stessi, non più ridotti a una manciata di colpi – in tal senso sottolineo la necessità di curarsi manualmente, elemento da non sottovalutare quando si è direttamente sotto il fuoco incrociato. A penalizzare in parte l’esperienza multiplayer, e questo buon sistema di bilanciamento, su carta, ci pensano gli specialisti e gli utenti: molti, infatti, tendono a preferire i soliti nomi, vuoi perchè più curati, vuoi perchè oggettivamente migliori in termini di benefici in partita.

…e alle storie di commilitoni

Insomma, con Black Ops 4 non avremo a disposizione una campagna offline per prendere confidenza con il nuovo gunplay. Per Activision una rinuncia a suo modo intelligente, che ha permesso a Treyarch di ricucire un’esperienza multigiocatore su misura degli utenti più esigenti e al passo delle nuove produzioni concorrenti; di contro, però, i tradizionalisti sentiranno il vuoto lasciato dalla classica storyline lineare e scriptata con tanto di effetti speciali, esplosioni e stoiche battaglie all’ultimo proiettile. In sostituzione della campagna narrativa, il team di sviluppo ha introdotto una modalità-tutorial dedicata ai singoli Specialisti: una bella esperienza a conti fatti, ma non in grado di colmare l’assenza di una storia tipicamente “codiana”.

Con le 14 mappe di cui è dotato, Call of Duty Black Ops 4 si propone al pubblico con la solita qualità tecnica – a livello di netcode e grafica – ampiamente riconosciuta per gli standard della saga, seppur contenute in termini di dimensioni. Il matchmaking funziona alla grande e il framerate è stabile a 60 fps, requisito praticamente indispensabile per godere appieno di un multiplayer di stampo sparatutto così dinamico come lo è la creatura Activision. Alcuni fattori potrebbero tuttavia essere migliorati, magari con qualche fix in corsa: lo spawn, per esempio, non così intelligente come ci si aspetta, e il caricamento delle texture, un po’ pigro e indipendente dalla configurazione hardware/console – tratto distintivo di un’ottimizzazione grafica non perfetta.

Un multiplayer di possibilità

La risposta di Black Ops 4 al fenomeno dei Battle Royale è Blackout, una modalità in cui il singolo giocatore, e/o il suo team, sfida le altre decine di utenti in una battaglia ad “eliminazione”. Mentre la mappa si restringe, aumentando la densità dei giocatori in un fazzoletto sempre più piccolo di campo, ciascun giocatore dovrà sgomitare per rimanere vivo fino alla fine, senza lasciare spazio a tatticismi di fondo. Si tratta, in sostanza, della classica “mischia furibonda” in cui non brilla nulla o quasi del titolo, se non il time to kill come sempre livellato verso il basso e il dinamismo sfrenato dell’azione.

Se siete alla ricerca di qualcosa di più strategico del solito spara-spara, è necessario ancora una volta scomodare gli Specialisti, gli unici a possedere caratteristiche in grado di stuzzicare qualche piccolo pensiero di pianificazione prima di un attacco. Le modalità più indicate per sfruttare i componenti speciali sono quelle dotate di spiccato senso cooperativo; su tutte, Controllo e Rapina, che rispettivamente chiedono di prendere possesso della mappa e di portare a casa una refurtiva utile per migliorare l’equipaggiamento nel turno successivo.

A variare il tema, artistico e di gameplay, ci pensa la modalità Zombi con i suoi 3 filoni narrativi correlati ad altrettanti contesti. Più che una modalità storia, con Zombi, Call of Duty Black Ops 4 tenta di apportare qualche modifica alla formula base del gioco, introducendo una nuova progressione del personaggio ed altri elementi fuori dall’habitat naturale della serie. La modalità è chiaramente pensata per divertirsi con gli amici (è previsto lo split-screen fino a 4 giocatori), e come da tradizione il clima è disteso, proponendo un’esperienza unica in tutto il pacchetto Black Ops 4. Chi vorrà addentrarsi nella modalità, avrà la possibilità di esplorare 3 diversi contesti, ciascuno ben curato e artisticamente ispirato: lo scenario dei gladiatori in piena età Romana, l’ultimo sfortunato viaggio del Titanic e una nuova esperienza con la Blood of the Dead di Black Ops 2, ora chiamata Mob of the Dead.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Con Call of Duty Black Ops 4, Treyarch adegua la serie alle nuove tendenze del segmento, abbracciando l’esperienza Battle Royale e parte delle dinamiche più importanti di produzioni concorrenti. Il tutto, riportato in un gunplay più classico e meno futuristico, fruibile attraverso numerose modalità, tutte multiplayer. Il vuoto lasciato dalla campagna single player è tangibile, ma Blackout e Zombi riescono a sopperire alla lacuna, perlomeno in termini di contenuti. L’offerta, infatti, è più che ottima e densa di possibilità, sicuramente la più profonda della serie. Ciò che vi spingerà, però, a non abbandonare Black Ops 4 dopo qualche scorribanda con gli amici è il divertimento, che tra progressione del personaggio, mappe storiche e gunplay bilanciato, a medio-lungo termine promette di non abbassarsi facilmente.
PRO
Gunplay bilanciato
Buon ritorno all'incedere storico
Blackout e Zombi ottime alternative alle partite classiche
CONTRO
Ottimizzazione grafica non perfetta
L'assenza della modalità storia si fa sentire