La serie Call of Duty è in assoluto una delle più seguite ed acclamate del panorama videoludico dedicato agli sparatutto. Nel corso degli anni il titolo Activision è passato dalle mani di diversi team di sviluppo, dai creatori della saga, Infinity Ward, a Treyarch, transitando per capitoli sperimentali ad opera di Raven Software e Sledgehammer Games. La duplice identità guadagnata nel decennio successivo alla terza iterazione, ha portato alla realizzazione di due serie parallele, Modern Warfare e Black Ops, a loro volta inframezzate da altrettanti spin-off incapaci di riportare in auge la serie. La rotazione tra i team di sviluppo ci permette, oggi, di mettere le mani su Infinite Warfare ad opera di Infinity Ward, nuovamente al lavoro su Call of Duty dopo il mezzo passo falso del 2013.

Call of Duty: Infinite Warfare – Recensione

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Comandante Reyes

7140bd37-2c87-4140-9c18-148bed055d03_cod_infinite_warfare_mp_grounded_1478164762L’inedita idea alla base della sceneggiatura di abbandonare la Terra per esplorare un contesto bellico intergalattico ci porta ad indossare i panni di Nick Reyes, comandante del Retribution, un gruppo navale armato incaricato di annientare la Settlement Defence Front (SDF), capeggiata nientedimeno che da Kit Arrington nelle vesti del crudele ammiraglio Kotch. L’incipit narrativo porta il videogiocatore a fare i conti con un ritmo piuttosto frenetico ed incalzante, condito dalle immancabili sequenze criptate a cui è affidato il compito di far evolvere la trama.

call_of_duty_infinite_warfare_22Infinite Warfare presenta una struttura narrativa poco incline a reali colpi di scena, in cui il tutto si riduce a sopravvivere agli attacchi dei nemici ed assalire strutture, prendendo il controllo di armi e aree strategicamente rilevanti. L’incedere deciso verso i titoli di coda, distanti appena 6 ore dal prologo, viene talvolta spezzato dalle missioni secondarie previste dal team di sviluppo, attivabili a discrezione dell’utente. Gli obiettivi opzionali si dividono in due modalità di assalto: Ship e Jackal. La più interessante è la prima, grazie alla quale avremo a che fare con la gravità zero e il rampino; la seconda, invece, ci vedrà distruggere le navi nemiche a bordo di un caccia. Sfruttando adeguatamente questi incarichi riusciremo a mettere le mani su un buon equipaggiamento, con conseguenti benefici in termini di longevità prima di arrivare all’epilogo. Tuttavia, chi spera di vivere un’esperienza unica e coinvolgente dovrà ancora una volta abbandonare le speranze: Infinite Warfare propone un’esperienza offline con pochi sussulti, quasi totalmente priva di linee di dialogo efficaci e carismatiche.

call_of_duty_infinite_warfare_23Se considerate Call of Duty uno sparatutto immediato e dalle meccaniche gunplay fin troppo semplici, apprezzerete certamente le due difficoltà extra da sbloccare una volta completata la campagna. La più avvincente porta in dote un grado di realismo inedito per la saga, che tiene conto della morte permanente e dell’assenza della rigenerazione della salute, che andranno a limitare il movimento e l’uso dell’equipaggiamento. Il sistema funziona in maniera del tutto analoga a quello presente in Fallout – con le dovute proporzioni – quindi, un colpo al braccio ci farà perdere parzialmente il controllo della mira, un proiettile sull’arma la farà saltare via e, così, per le altre parti sensibili agli spari. Visto l’inedito sviluppo degli scontri, non sarebbe stato male rendere disponibile questa difficoltà come una modalità alternativa già presente tra le scelte iniziali.

Zombies in Spaceland

call_of_duty_infinite_warfare_17Guerra ed ironia, un binomio che riassume perfettamente la nuova modalità Zombi prevista in Infinite Warfare. Attraverso questo espediente cooperativo, gli utenti saranno chiamati ad affrontare ondate di zombi all’interno di un parco giochi sfruttando quasi tutte le armi presenti nel titolo, adoperando carte speciali in grado di concedere poteri particolari. Il contesto in cui dovremo cercare di sopravvivere è simpatico e particolarmente ricco di contrasti cromatici, con neon e LED a far capolino in ogni angolo della schermata, tra suoni e armi pensati esclusivamente per questa modalità.

Coprimi, devo ricaricare

Alla base della struttura multigiocatore prevista per Infinite Warfare c’è, probabilmente, la voglia del team di sviluppo di offrire meccaniche di gioco già conosciute ed assimilate. Il risultato finale della competizione multiplayer è un agglomerato di feature già scoperte e di idee mutuate dai capitoli precedenti – tra Black Ops 3 e Modern Warfare – e riviste per l’occasione. Infinity Ward ha ritoccato verso il basso la difficoltà dell’impianto, nel tentativo di rendere ancora più accessibile il multiplayer tanto ai navigati della serie quanto ai novizi. Ciò è tradotto in mappe meno verticali e più prevedibili, tempi di gioco ridottissimi e corridoi molto stretti, con buona pace di chi sperava in qualcosa di più strategico e riflessivo.

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Dal punto di vista tecnico le novità non sono particolarmente rilevanti; i miglioramenti rispetto all’ultimo capitolo sono poco evidenti, e riguardano soprattutto gli effetti particellari – che, come da tradizione, si sprecano fin dal primo minuto di gioco – e il sistema di illuminazione. I primi piani e le scene di intermezzo funzionano davvero bene, rispettando le aspettative, ma il livello di dettaglio globale non lascia spazio alla classica sensazione “wow” che accompagnava le prime iterazioni della serie.

Legacy Edition

Per molti, una mossa di marketing. Per me, una trovata geniale che accontenta tutti. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Per lanciare il nuovo capitolo della saga, Activision ha proposto ai fan più nostalgici la Legacy Edition, un’edizione speciale contenente Modern Warfare Remastered. Sfruttare la fama dello storico quarto capitolo della serie – uno dei più apprezzati – contribuisce in maniera determinante alla profondità del pacchetto contenuti, soprattutto considerando il prezzo abbordabile del bundle. Consigliato? Vista la qualità della versione rimasterizzata, la risposta è affermativa.

Reboot o identità?

9bf781d0-ee5f-4862-847f-0415966c320d_cod_infinite_warfare_sp_operation_burn_water_1478164767Giunto a metà della campagna singolo giocatore, ha cominciato a ronzarmi in testa l’idea di ciò che sarebbe potuto essere questo Infinte Warfare che, complessivamente, assume le sembianze di una produzione con tantissimi spunti non sfruttati. Per la prima volta abbandoniamo la cara Terra, lontani dalle Grandi Guerre e da battaglie mutuate dalla storia, per far posto a qualcosa di completamente inedito, tra viaggi interstellari, immersi in contesti fino ad ora sconosciuti alla saga. Quale migliore occasione per rinnovare la serie, allora? Eppure, tutto comparto di gioco è rimasto quello di un tempo, già assimilato nel corso degli anni mentre Activision faceva rimbalzare il brand tra un team di sviluppo e l’altro. È chiaro considerare il non azzardo di Infinity Ward come un tentativo di mantenere intaccata la storica identità della saga ed evitare un Capitolo 0, molto temuto dai nostalgici, ma l’occasione di proporre ai fan qualcosa di nuovo era ghiottissima – ancor di più considerando la Legacy Edition, in grado di accontentare anche la sponda più romantica del bacino d’utenza guadagnato dal brand nel corso degli anni.

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VALUTAZIONE
7,8
Commento finale
Nulla di nuovo tra le mani, ma il potenziale per stravolgere l’intera esperienza di gioco c’era. Infinity Ward ha preferito la strada più sicura, proponendo un capitolo che non si discosta minimamente dalle meccaniche di gioco a cui siamo stati abituati. Tuttavia, il contributo di Infinite Warfare potrebbe essere ben più rilevante di quello che sembra: l’intuizione di portare la guerra fuori dalla Terra, esplorando l’infinito, potrebbe sfociare in un cambio di rotta inaspettato destinato a dare nuova linfa al brand. Inevitabile rischio da correre?
PRO
Esperienza classica
Divertente modalità zombi
Ottime difficoltà extra
CONTRO
Si poteva rischiare molto di più