Tornare a parlare di Dishonored dopo l’entusiasmante secondo capitolo, che ho amato e sviscerato da cima a fondo, è bello, ma allo stesso tempo rischioso. Dishonored 2 non ha fatto altro che confermare e migliorare l’eccellente capitolo d’esordio attraverso una formula di gioco più fresca ma saldamente ancorata alle origini. Quel mix di stealth e azione con cui abbiamo imparato ad amare Corvo Attano, prima, e la giovane Emily, dopo, ha donato alla serie un’impronta ben definita, capace di entrare in poco tempo nell’albo dei migliori titoli degli ultimi 10 anni. Tutto ciò senza considerare il level design e il comparto tecnico, aspetti dall’elevato livello qualitativo. L’ottimo riscontro di critica e pubblico, e le buone opportunità narrative, hanno dunque permesso ad Arkane Studios e Bethesda di riprovarci dopo così poco tempo, proponendo un’avventura standalone a meno di un anno dall’uscita del secondo capitolo. Dishonored: La morte dell’Esterno non è, né vuole essere considerato, un DLC della saga, ma uno spin-off a sé stante in grado di ereditare le qualità della serie principe con un protagonista tutto nuovo…ma già conosciuto.

Dishonored: La morte dell’Esterno – Recensione

In viaggio verso il Vuoto

Dopo aver impersonato i panni di Corvo Attano e di sua figlia Emily nel secondo capitolo della serie, in La morte dell’Esterno saremo chiamati a vivere l’avventura di Billie Lurk, capitano della Dreadful Wale, già conosciuto nei due filoni narrativi principali. Rispetto all’ultima apparizione, in cui Billie si era presentata come Meagan Foster e alleato degli Attano, la ragazza sarà finalmente al centro della storia, permettendoci di entrare ancor di più nel misterioso personaggio alla ricerca di indizi sull’universo di Dishonored e sulla figura dell’Esterno.

Il motivo per cui quest’avventura ha inizio è piuttosto singolare e inaspettato, e rappresenta una decisa svolta narrativa nell’ecosistema della produzione: eliminare l’Esterno. Come di consueto, l’incipit parte dall’ennesimo intrigo politico, che vede Jessamine Kaldwell trovare la morte a causa di alcuni traditori. Lo scopo di Billie e del suo insegnante Daud sarà proprio eliminare la strana figura di Dishonored, probabilmente il mandante dell’assassinio, che noi abbiamo imparato a conoscere grazie agli aiuti forniti agli Attano per ribaltare le sorti del Regno, caduto in disgrazia dopo i tradimenti dei primi due capitoli. L’aria che si respira una volta tornati a Karnaca è quella di sempre, capace di regalare attimi di perplessità di fronte ad ogni nuova figura incontrata. In Dishonored abbiamo imparato che la fiducia è un bene prezioso e che il tradimento è all’ordine del giorno, lezioni ormai assimilate da una come Billie Lurk, fermamente decisa a porre fine alle manipolazioni dell’Esterno al punto da esplorare Karnaka fino ai bassifondi della città, e ancora più in profondità, là dove nessuno ha mai osato ficcasanare, bussando alla porta dei cultori dell’Esterno.

Stessa formula, meno poteri

Nonostante l’avversione nei confronti dell’Esterno, anche Billie avrà la possibilità di utilizzare parte dei famosi poteri di Corvo Attano, elemento di gioco che ha contribuito non poco alla fortuna della serie. Le abilità a disposizione del sicario sono solamente 3, da associare alle abilità passive degli Amuleti come visto in Dishonored 2. Il potere più vicino alla famosa Traslazione di Corvo è Dislocazione, una sorta di versione migliorata della skill. Con Dislocazione avremo la possibilità di muoverci da un punto di partenza a uno di destinazione in 2 fasi, consegnando al videgiocatore maggior potere strategico. La seconda abilità, molto importante anche per ottenere benefici durante le quest, è Somiglianza, con cui potremo vagare liberamente nei panni di un nemico. A concludere la scelta delle abilità c’è Preveggenza, grazie alla quale avremo facoltà di esplorare liberamente l’area e marcare i nemici. Le abilità a disposizione di Billie sono poche ma potenti, quasi a voler cercare di pareggiare in efficienza la differenza numerica con l’impressionante ventaglio di skill disponibile in Dishonored 2.

La difficoltà dei due titoli, comunque, resta molto simile e ciò è merito del ponderato level design delle 5 missioni che saremo chiamati a completare prima dell’epilogo. Di queste, solo un paio rappresentano al meglio il potenziale espresso con il filone principale, con una discreta verticalità e un buon numero di vie alternative. La morte dell’Esterno resta, per forza di cose, un’avventura più lineare e meno complessa rispetto ai capitoli principali, nonché più breve. A corredo delle possibilità di gioco c’è anche spazio per una piacevole introduzione, ovvero i Contratti, brevi quest da portare a termine tra una missione principale e l’altra. Per certi versi, questa esperienza nei panni di Billie è dunque più simile a un’espansione del secondo capitolo che a un vero e proprio spin-off, anche perché per completare l’avventura basteranno appena 5 ore in modalità stealth e stando attenti ai collezionabili. Fortunatamente, portando a termine la storyline avremo a disposizione una nuova modalità di gioco, New Game +, con la quale sarà possibile sfruttare i poteri di Corvo Attano nei panni di Billie.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Tornare a Karnaca, e più in generale nell’universo Dishonored, è sempre un piacere. Per questa nuova avventura a sé stante Arkane ha deciso di non rischiare, puntando sulla struttura di gioco già cara ai fan. La morte dell’Esterno ripropone l’ormai consueto mix di azione e pianificazione, unito alla magia dei poteri. Per i fan, anche questa produzione è da collezionare, giocare e completare in ogni suo aspetto. Al contrario, chi non è riuscito ad amare le gesta di Corvo Attano si troverà davanti un’esperienza di gioco più corta e immediata, e dunque anche più facile gustare.
PRO
Buona storyline
Ha gli stessi pregi tecnici di Dishonored 2
CONTRO
Breve e meno complesso
Nessuna vera novità