Dynasty Warriors 9 rappresenta un tentativo di rinnovamento di una serie che nei suoi 21 anni di storia ha già vissuto cambiamenti importanti. Il primo titolo risalente al 1997 era in realtà un picchiaduro a incontri e solo successivamente l’opera di Omega Force e Koei Tecmo ha assunto le caratteristiche di un gioco d’azione hack and slash. Dynasty Warriors 2 ha definito il genere Musou, fatto di scontri contro gruppi numerosissimi di soldati da abbattere uno dopo l’altro. L’intrinseca ripetitività del gioco più che rappresentare un motivo di abbandono da parte dei suoi sostenitori ne è in realtà una qualità cercata.

Chi acquista un musou come Dynasty Warriors si aspetta di “affettare” nemici su nemici in modo continuato mentre si avvicina al completamento di obiettivi stage su stage. La voglia degli sviluppatori di dare più respiro alle vicende tratte da Il romanzo dei Tre Regni adottando un approccio open world permette alla Cina Imperiale di farsi teatro di scontri ancora più esteso e di attrarre magari nuovi giocatori. Lo svecchiamento proposto non va a snaturare l’abitudinario sistema di gioco, ma, come anche Assassin’s Creed Origins ha dimostrato, aprirsi al free roaming porta con sé tutta una serie di potenziali problemi.

Dynasty Warriors 9 – Recensione

Si vis pacem, para bellum

Dynasty Warriors 9 segue nell’arco della sua evoluzione le Cronache dei Tre Regni a partire dall’Insurrezione dei Turbanti Gialli in un’epoca turbolenta di corruzione, scontri e spargimenti di sangue a cui seguì una profonda crisi per il Paese. I 13 capitoli, introdotti da un intermezzo narrativo, vengono poi mostrati attraverso gli occhi del condottiero scelto, mentre sullo scacchiere del grande conflitto si vedono perire e ascendere altre personalità di gioco in un racconto che ha i tratti di una storia collettiva.

Completato ogni capitolo sono resi disponibili altri personaggi. Potenzialmente ciò dà la possibilità di estendere di molto la durata in compagnia del gioco, ma a parte ripetere battaglie chiave da un altro punto di vista non ci sono molti incentivi a farlo. Le modalità di gioco si riassumono quindi in una campagna e una modalità libera con totale assenza dell’apprezzata modalità cooperativa di vecchi capitoli né online né offline. Un aspetto che però farà sicuramente contenti i fan è la presenza dei sottotitoli e dei testi in italiano che aiutano a districarsi tra le intricate trame e facilitano gli approfondimenti sui personaggi e gli eventi raccolti nell’enciclopedia.

Al centro dell’attenzione è ancora una volta un sistema di combattimento immediato e semplice basato sulla pressione continua di un tasto per sbaragliare schiere e schiere di nemici. In aggiunta però il sistema di attacchi è stato rivisto e ora può seguire un suo più naturale “flusso” per creare combo ed infilzare eserciti avversari a mezz’aria, generando tornado o scatenando potenti attacchi Musou con assoluta naturalezza contro inermi e imbambolati soldatini.

Gli attacchi muta-stato – R1 più croce, cerchio, o quadrato – permettono infatti di stordire o lanciare in aria gli avversari e si possono combinare con i normali attacchi per dar vita a combo diverse in sequenza. Gli attacchi reattivi, invece, sono delle azioni più situazionali e sono utili magari per contrattaccare o spezzare la difesa di un comandante.

L’acquistata dinamicità dona al combattimento piacevolezza ma i nemici non rappresentano mai una vera minaccia e sono fin troppo statici e sgraziati nei movimenti, talvolta gli scontri sono afflitti anche da problemi di natura tecnica come soggetti che scompaiono per riapparire all’improvviso metri più avanti o cali di frame rate. Gli scontri con i “boss” hanno ritmi e pattern diversi che rendono gli scontri indubbiamente più interessanti rispetto agli altri, ma nulla che trasmetta l’epicità che ci si aspetterebbe.

Mondo (morto) aperto

Un problema che molti giochi open world devono affrontare è il bilanciamento tra l’estensione delle zone esplorabili e la ricchezza delle attività da svolgere, purtroppo Dynasty Warriors cerca di abbracciare contemporaneamente tante nuove feature senza riuscire a legarle in modo significativo tra loro e fallendo nel dare personalità alle distese percorribili.

Ci sono tonnellate di materiali da raccogliere per craftare oggetti, armi, gemme, cibi e un buon numero di NPC con missioni secondarie di richieste di caccia, pesca, combattimento ma di per sé non aggiungono valore, perché non c’è un reale stimolo a completarle. La difficoltà del gioco non spinge mai a doversi preoccupare eccessivamente di migliorare gli strumenti a propria disposizione, salvo per qualche polvere curativa che può sempre servire o perché si vogliono provare nuove armi.

I nemici o le prede sono spesso talmente immobili che si lasciano colpire da frecce senza la necessità di doversi nascondere o sorprenderli. Ogni caratteristica aggiunta ha sicuramente potenziale se solo fosse maggiormente integrata, resa più significativa, ma nell’attuale sistema si può portare avanti il gioco senza dovervi ricorrere se non come riempitivo tra un assalto e l’altro. Ad esempio ci sono aspetti più riusciti come il ciclo giorno/notte che può essere sfruttato maggiormente a livello strategico se si tiene conto che al calar del buio gli accampamenti non ricevono rinforzi.

L’aspetto più evidente che si porta dietro l’apertura del mondo di gioco è un senso di desolazione costante. Le ambientazioni sono vuote, spoglie di ispirazione e ripetute tra di loro. Sia i villaggi che gli accampamenti si assomigliano tutti tra loro invogliando poco all’esplorazione, che anzi è facile si riduca a un viaggio automatico tra rifugi o impostando il proprio destriero in autonomia nonostante qualche problema di pathfinding nel seguire la via tracciata. I maggiori demeriti cadono inesorabilmente sul comparto tecnico soprattutto a livello di aliasing e caricamento texture che di per sé appaiono già poco dettagliate e un po’ scialbe.

A livello di struttura, una maggiore libertà, ci permette di affrontare le missioni come preferiamo. Ogni capitolo ha un grande obiettivo centrale e tutta una serie di sotto-missioni che possono essere deliberatamente ignorate, ma completarle abbassa il livello di difficoltà dell’obiettivo principale. La libertà di azione è indubbiamente un aspetto gradito, ma l’assenza di luoghi particolareggiati e le molte icone di disturbo durante il cammino ne smorzano la grandezza.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
6
Commento finale
L'implementazione di una struttura open world poteva dare a Dynasty Warriors 9 la giusta scossa per cambiare rotta, ma purtroppo ha portato con sé anche nuovi problemi. A livello di contenuti c’è una gran quantità di attività da fare: pesca, caccia, crafting, ma nessuna di queste riveste mai un ruolo particolarmente importante quanto invece continua a fare la distruzione di interi eserciti a suon di button-smashing qui rivisto e apprezzabile nella concatenazione di combo. I più evidenti problemi su PS4 sono però dati da una qualità e un’ottimizzazione da dimenticare: fastidiosi pop-up di texture, difficoltà nel caricare tutti i dettagli e una qualità grafica generale di luoghi e nemici molto bassa se confrontata con i modelli dei personaggi principali.
PRO
Finalmente testi e dialoghi anche in italiano
Una campagna corposa con molti personaggi
Sistema di combattimento piacevole
CONTRO
diversi problemi tecnici
mappe spoglie e poco ispirate
no co-op