Sono passati 4 anni dall’ultimo capitolo della saga e 3 dallo spin-off Primal, servito ad Ubisoft per sperimentare una nuova ambientazione e qualche piccola variante di gioco. Sette anni di tempo, quindi, per provare a smuovere il mercato in vista della quinta iterazione del filone principale, apparso nelle ultime uscite un po’ troppo timoroso nel proporre cambiamenti. Far Cry 5 si fa quindi carico di tenere alto il blasone del brand e ampliare, allo stesso tempo, il bacino di utenza, il tutto con poche novità all’orizzonte. Eppure, qualche cambiamento c’è e si è percepito già dai trailer e dai gameplay che hanno avuto il compito di anticipare l’uscita del titolo.

Far Cry 5 – Recensione

Redenzione e distruzione

Avete presente gli ultimi due grandi villain di The Walking Dead? Sto parlando del Governatore e di Negan, folli portatori di ideologie altrettanto fuori dal mondo che per qualche strana ragione hanno avuto il merito di mettere in piedi una comunità composta da gente spaventata ma anche da una folta schiera di fedelissimi. Avete presente, invece, il culto del Meyerismo alla base di The Path? Se le citazioni vi quadrano, allora vi basterà fare un merge per ottenere le premesse narrative di Far Cry 5. L’ultima fatica del publisher francese vede nei panni del cattivo un certo Joseph Seed, il folle capo di Eden’s Gate a Hope Country, città immaginaria del Montana in cui sono ambientate le vicende. La deviazione mentale del tipo è tutta un delirio religioso, fatto di assurdi ideali che hanno come unico scopo il controllo dell’area, la conquista di ogni possedimento e la rimozione, per usare un eufemismo, di chi decide di ribellarsi alla tirannia dei Seed. Già, perchè a guidare l’intera Hope Country non c’è solo Joseph: ad agire nelle retrovie trova spazio il resto della famiglia, composta dai fratelli John, Faith e Jacob, rispettivamente a capo delle aree che compongono la città.

La famiglia Seed è la prima vera novità di Far Cry 5, seppur non poi così innovativa per il genere nè in termini narrativi nè per ciò che concerne la struttura di gioco. Il titolo Ubisoft, infatti, chiede all’utente di eliminare uno ad uno i vari VIP di Hope Country, smantellando il Credo dell’Eden’s Gate e, di conseguenza, le certezze di Joseph. Far vacillare una setta così radicata e potente non è esattamente un’impresa di poco conto, ed infatti per farcela ci vorranno tra le 20 e le 30 ore complessive, quasi obbligatorie anche per chi non ama perdersi nelle missioni secondarie. Per come è strutturata la curva di difficoltà, infatti, approcciare il titolo per ignorare le fetch quest non è la scelta più corretta: Far Cry 5 va necessariamente esplorato e sviscerato in ogni sua componente al fine di smantellare con più facilità l’Impero messo in piedi da Joseph. Il rovescio della medaglia, però, è quello che già immaginate, nonchè la malattia più diffusa tra gli open world: i momenti piatti. Il titolo Ubisoft, infatti, è narrato con i classici ritmi dei free roaming moderni, ovvero a blocchi di cutscene dopo qualche colpo di scena delle main quest che, come detto, non possono essere affrontate una dietro l’altra. Per forza di cose, quindi, anche in Far Cry 5 si vivono momenti di totale piattezza in cui non succede assolutamente nulla. Quello che sembra tempo perso, però, vale implicitamente come il lavoro di un bravo costruttore che mattone dopo mattone mette in piedi un muro robusto, nel caso specifico quello della crescita del personaggio.

Far Cry++

Chi si aspettava un titolo rivoluzionario dall’ultima opera di Ubisoft, quindi, dovrà mettere da parte questo genere di aspettativa almeno per questo quinto capitolo. Far Cry sembra essere entrato nel suo stesso loop contraddistinto da un cattivo che tiene in pugno un angolo di Paradiso e fa rigare dritto una comunità di banditi e mercenari secondo la legge del più forte. In contrapposizione, la solita mancanza di un protagonista all’altezza del villain e di una fruizione della campagna più variegata, magari incentivata da un setting tutto nuovo anzichè troppo simile ai precedenti e poco rischioso. Per questo, il gameplay di Far Cry 5 è rimasto all’incirca identico a quello dei suoi predecessori più recenti, composto quindi da una corposa fase esplorativa che ci vedrà alla ricerca di alleati e risorse.

Tutta la struttura a supporto della crescita del personaggio e dell’esplorazione non ha subito particolari innovazioni. In Far Cry 5 ritroviamo quindi la raccolta dei materiali e il crafting di vari oggetti, nonchè la possibilità di investire l’esperienza ottenuta in punti abilità sbloccati tramite particolari missioni o azioni. Le quest secondarie sono quelle canoniche e già apprezzate/odiate nei capitoli precedenti, come sfide e assalti per tutta la mappa di gioco, che col tempo rischiano di ripetersi e di riproporsi in maniera fin troppo semplice – specie per gli utenti abituati al farming intelligente. Il buon numero di skill e missioni secondarie, quindi, non serve a dipingere l’avventura con colori differenti dalle precedenti esperienze, ma è pur vero che al momento il genere open world appare un po’ difficile da svecchiare. Per resistere allo scorrere del tempo, comunque, Ubisoft le ha pensate un po’ tutte. In particolare è riuscito il design della mappa con caratteristiche chiave del luogotenente – uno dei fratelli di Joseph, come detto – con la necessità di dover accumulare Punti Resistenza prima di poter rovesciare il potere, restituendo la sensazione di guidare un movimento ribelle che cresce con la costante conquista dei punti chiave della mappa e delle varie attività in mano ai nemici. Le occasioni per indebolire la famiglia Seed non mancano, nè in termini di opportunità concrete nè come passatempo. Ci sono, effettivamente, una serie di azioni e conquiste di corredo che, come da tradizione, risultano adatte soprattutto ai completisti, che troveranno dalla loro anche un gran numero di easter egg e peculiarità architettoniche tutte da scoprire.

Anche l’equipaggiamento a disposizione del protagonista non si discosta molto da quanto apprezzato in Far Cry 4 e Primal, e grazie all’ottimo alternarsi delle situazioni e dell’approccio più congeniale al contesto – assalto frontale anzichè stealth, o viceversa – avremo la possibilità di prendere dimestichezza con un po’ tutto l’armamentario a disposizione, permettendoci anche di scegliere con maggiore contezza le armi da utilizzare più spesso. In questo modo scopriremo quanto l’arco possa essere divertente ma anche efficace per colpire silenziosamente o provocare danni ad ampio raggio contro cose e persone – vedi il propagarsi delle fiamme. L’approccio più indicato verrà inizialmente suggerito dall’evolversi della missione, che di volta in volta ci permetterà di apprezzare ogni opzione disponibile, dagli alleati – personaggi secondari di spessore e con proprie caratteristiche offensive e personali – agli assalti aerei, passando per un buon numero di mezzi con i quali condurre l’offensiva e spostarsi per tutta la mappa di gioco, dimensionata e strutturata in maniera molto simile a quanto già visto in Far Cry 4.

Se il tentativo di rinfrescare il titolo con nuovi contenuti è riuscito solo parzialmente, il miglioramento dell’IA e di alcuni storici bug della serie è stato completamente trascurato. Far Cry 5, quindi, subisce i soliti deficit legati ai nemici, spesso incapaci di difendersi e così temerari da attaccare a viso aperto al centro dell’area di scontro; al contrario, se da una parte verremo costantemente accerchiati dai mercenari al soldo dei Seed e attaccati ad ondate, gli alleati occasionali non saranno quasi mai in grado di mettersi in risalto per intelligenza e strategia, utilizzando il piombo senza raziocinio.  

Hope Country prima di tutto

Se l’Intelligenza Artificiale che muove nemici e alleati non vi convince, allora potrete trovare nei vostri amici l’arma in più per godere di un’esperienza più coinvolgente, completa e divertente. L’anima cooperativa della serie, infatti, ha raggiunto un nuovo livello con Far Cry 5, configurandosi come la novità più riuscita del capitolo. Con il co-op avremo la possibilità di condividere praticamente tutti i contenuti della modalità solitaria, dalle quest secondarie a quelle legate alla trama, passando per tutte le attività extra disponibili nella mappa. Sfortunatamente per chi assiste il giocatore, però, la ricompensa sarà composta da punti esperienza senza alcun progresso legato alla storia, costringendo l’amico ad una doppia run sulla stessa missione. Peccato, quindi, che l’avanzamento della storia sia stato progettato per essere unidirezionale, ma d’altronde non siamo davanti ad uno sparatuttto multiplayer a tutti gli effetti. Oltre alla possibilità di avanzare nella trama, il comparto multiplayer di Far Cry 5 mette a disposizione anche l’hub Far Cry Arcade grazie al quale poter condividere le proprie creazioni e giocare in modalità PvE e PvP al di fuori della main quest.

Al di là dei bug tecnici discussi precedentemente, il comparto grafico e strutturale della produzione non è mai stato un punto debole, e lo stesso vale per Far Cry 5. Plasmato sulle bellezze del Montana, l’avventura di Ubisoft mette in mostra il solito robusto sistema tecnico che fa dell’ottimizzazione il suo punto di forza assoluto. La configurazione dei parametri grafici è talmente flessibile che è possibile godere del titolo anche su sistemi non particolarmente aggiornati, pur senza rinunciare a grossi rimaneggiamenti qualitativi. La resa visiva al massimo del potenziale proposto dal motore grafico, il Dunia Engine, è esemplare sotto qualsiasi condizione di gameplay. In particolare, brillano per cura e verosimilarità gli effetti di luce e ombre programmati, ovvero dettati dall’envinroment in condizioni previste, e generati dall’utente, come nel caso delle esplosioni, della polvere sollevata dai mezzi, e dal già citato propagarsi delle fiamme. Ottime le collisioni e credibili, come sempre, le animazioni; in più, le cutscene sono state messe in piedi con la solita cura della regia e della telecamera tipica della produzione, risultando sempre interessanti e intelligenti. All’ottimo pacchetto texture, supportate fino al 4K per PS4 e Xbox One X, si affianca un eccellente sound in tutte le sue componenti, dalla tracklist agli effetti ambientali. Ubisoft non ha voluto trascurare nulla, campionando a dovere tutto l’armamentario e il contesto ambientale. Anche il doppiaggio e la recitazione degli attori è all’altezza.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Far Cry 5 non ha il merito di rivoluzionare la serie, ma apporta migliorie interessanti in diversi aspetti del gameplay confermando il già ottimo impianto tecnico e artistico della saga. Il level design della mappa è all’altezza dei precedenti capitoli della serie, così come i villain di turno e la struttura di gioco già conosciuta. In più, però, stavolta possiamo contare su una caratterizzazione più efficiente della mappa e su un modo più interessante di condurre il filone narrativo che ci porterà verso la conquista di Hope Country. Ottimizzata tutta la parte cooperativa e multiplayer, il titolo Ubisoft si mostra uno tra i più affidabili, completi e robusti del panorama videoludico attuale. Nell’attuale configurazione degli open world, di margini di crescita a dire la verità ce ne sono pochi, e forse dovremo attendere un nuovo colpo di genio prima di poter vedere, e apprezzare, un Far Cry che non sia la naturale evoluzione del precedente con cambio di ambientazione e boss. Ma si sa, finchè qualcosa funziona, perchè rischiare? E a noi, per adesso, va bene così.
PRO
Artisticamente al top
Gran comparto tecnico e solita, robusta, ottimizzazione
Esperienza di gioco immensa
CONTRO
L'Intelligenza Artificiale è ancora un problema
Nessuna vera novità per il genere