In tutti i settori dell’entertainment c’è bisogno di un rinnovamento, che spesso e volentieri passa attraverso decisioni difficili e talvolta poco condivisi dalla critica. Mai come nel mondo dei videogame, però, il termine reboot suscita emozioni contrastanti, perchè associato inevitabilmente ad un colpo di coda che stravolge un brand che negli anni ha saputo ritagliarsi una propria identità, ed il più delle volte vincente. Capita spesso, ed è ciò che è capitato a God of War, che per il quarto capitolo, tuttavia, non offre all’utente un reset della storia e delle meccaniche di gioco, ma una ragionata evoluzione che coincide con quella del protagonista e del segmento. Il risultato? Eccellente.

God of War – Recensione

Padre e figlio

E così ci ritroviamo nei panni di un Kratos provato, invecchiato e profondamente turbato dagli eventi passati, ma con la consapevolezza di dover insegnare qualcosa. A chi, lo sapete, è Atreus, sangue del suo stesso sangue, ma ancora troppo giovane per poter sopravvivere nel Mondo degli Dèi. Santa Monica Studios comincia col raccontarci gli eventi del gioco con la consueta atmosfera palpabile e pregna di sentimenti, scolpita in scene di intermezzo perfettamente integrate con le sessioni di gioco. È nell’armonia tecnica e nel level design ispiratissimo che trova linfa vitale il rapporto tra Kratos e Atreus, nel più classico degli intrecci narrativi tra padre e figlio, ma con tutto ciò che ha da sempre caratterizzato l’Universo di God of War. Nel viaggio per i Nove Regni dell’Yggdrasil che scandisce l’avventura, anche il videogiocatore è chiamato a evolvere con i due protagonisti, abbandonando ogni pregiudizio e lasciandosi guidare dagli eventi.

Eventi che, come ipotizzato, guideranno i due personaggi ai titoli di coda mutati nell’anima, nelle proprie consapevolezze e nell’inconscio, in un perfetto aiuto reciproco con Kratos sugli scudi nell’inedito ruolo di figura paterna in lotta con i propri sentimenti. Ciò che ne esce durante l’avventura è un action rinnovato e contraddistinto da meccaniche di gioco moderne ma perfettamente integrate nell’ecosistema del brand per merito del team di sviluppo. Per quanto God of War non sia mai stato un hack’n’slash banale afflitto dal frenetico colpire senza cognizione di causa, quest’ultimo capitolo invita l’utente a prendere piena coscienza dell’ambiente circostante prima di agire ed attaccare in un modo specifico, anche in virtù dello spawn scriptato dei nemici in aree particolarmente ristrette.

God of War non ha sposato la politica dell’open world nè della libertà assoluta nell’affrontare la storia, ma la sensazione di muoversi all’interno di un ambiente aperto c’è, seppur con un modo di approcciare ai percorsi alternativi piuttosto guidato e basilare. L’esperienza proposta da Santa Monica in tal senso è canonica ed immediata. L’universo di gioco, distinguibile in due grandi identità – Midgard e Bifrost – viene esplorato per mezzo di strade ben delineate e con poche ramificazioni che puntano, comunque, all’obiettivo principale. Camminando col protagonista, quindi, avremo facoltà di decidere quale strada prendere per prima, ma finiremo inevitabilmente verso il punto da cui proseguire con la storia, sempre chiaro e distinguibile. Un approccio semplice, quindi, che darà modo al videogiocatore più appassionato di coltivare le quest di raccolta e accrescere qualità e disponibilità del proprio equipaggiamento.

Godere appieno di quanto ha da offrire God of War significa dover riporre il disco sullo scaffale dopo circa 40 ore di gioco, più o meno equamente divisi tra missioni ed appagante end-game. Parliamo di una longevità da sogno per il genere, ma non inedita per la serie, che se affiancata all’eccellente alternarsi di scene di intermezzo e momenti di sussulto, porta inevitabilmente la valutazione alle stelle.

Scontro tra immortali

Per un God of War che intende rinnovarsi, la rielaborazione delle meccaniche di gioco non poteva essere certo trascura. È per questo, quindi, che il titolo di Santa Monica abbandona la classica prospettiva ampia in favore di una visuale in terza persona decisamente più classica. L’ascia del Leviatano, con cui avremo modo di familiarizzare fin dalle prime battute, rappresenterà da subito una buona alternativa per combattere i nemici e puntare gli avversari più lontani al fine di guadagnare preziosi attimi di gioco. Tramite il semplice meccanismo del “mira-lancia-richiama” avremo facoltà di abbattere, del tutto o temporaneamente, tutti i nemici più comuni, permettendoci di concentrare l’attenzione verso le minacce più vicine a Kratos. Con la solita alternanza di colpi leggeri e potenti, daremo vita a una danza letale che lancerà in aria le creature e le terrà sospese fino alla morte, perchè God of War è prima di tutto violenza, quell’immancabile gore che, sebbene lontano dal livello mostrato nei primi capitoli, scandisce l’avanzamento di tutta l’avventura. Così ritroviamo vecchie conoscenze come quicktime events ed esecuzioni, che hanno da sempre caratterizzato la saga, ma anche nuovi elementi tipici dei moderni action.

L’esplorazione simil-libera rende l’esperienza di gioco guidata e semplice, ma andare alla ricerca di obiettivi ed oggetti facoltativi risulta fondamentale per migliorare le abilità di Kratos e non restare indietro di fronte alla crescente curva di difficoltà. God of War, infatti, tende a presentare nemici sempre più complicati da gestire, con pattern d’attacco meno scontati e più lunghi e casuali, costringendo il protagonista non solo alla parata, spesso inutile, ma anche a schivate talvolta decisive. Il tutto viene spesso gestito con l’aiuto di Atreus, che avrà facoltà di distrarre i boss consentendo al padre di attaccare; questa strategia si traduce spesso nel più classico dei “mordi e fuggi” per guadagnare tempo e spazio necessari a sferrare il prossimo attacco. Per questo, potenziare le abilità di Kratos risulta fondamentale per non rischiare di appesantire l’avventura, tanto che a corredo delle immancabili statistiche personali (in tutto 6) e skill passive, avremo la possibilità di associare alle armi rune magiche con specifici poteri e talismani, oltre che potenziare le armature raccogliendo il necessario dai vari forzieri presenti lungo il percorso. Alla stregua di ciò che avviene con Kratos, avremo la possibilità di migliorare indirettamente le statistiche di Atreus agendo sull’equipaggiamento del ragazzino, per poi sfruttare il tutto in battaglia.

La bellezza degli Dèi

Santa Monica Studios è un team che, nel corso degli anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panoramica ludico non soltanto per l’accurato gameplay e le splendide animazioni a corredo dell’inaudita violenza intrinseca ed esplicita del protagonista, ma anche in virtù delle memorabili scene di intermezzo che hanno raccontato ogni capitolo di God of War. Quest’ultima iterazione del brand non delude le aspettative in tal senso, mostrando un comparto grafico tra i migliori della generazione, anche al netto dell’esperienza guidata e della poca profondità delle mappe. I percorsi studiati per esplorare l’ambiente sono densi di dettagli, seppur limitati in termini di spazio e interattività, con un’ottima varietà del design per quanto possibile. Il numero di nemici è ottimo, e spazia tra un po’ tutte le creature tipiche dell’Universo in cui è ricamata la storia, ma a brillare per caratteristiche e animazioni sono, ovviamente, gli immancabili boss. Come in tutte le esclusive Sony, poi, fa una gran bella figura anche il doppiaggio, spesso trascurato dai più, ma fondamentale per guidare un racconto così appassionante ed a tratti pesante (in senso positivo) come quello di Kratos e figlio.

Se su PS4 restiamo ancorati ai soliti 30 fps, comunque in grado di garantire la dovuta fluidità e ricchezza di dettagli, su PS4 Pro abbiamo la possibilità di sfruttare il 4K o rimanere in ambiente FHD guadagnando stabilità e fluidità.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
9,5
Commento finale
God of War è riuscito ad abbattere ogni timore e pregiudizio con la solita formula di Santa Monica: la qualità. L’adeguatezza dei contenuti e il livello di dettaglio tipico del brand sono stati mantenuti sotto ogni profilo, dalla trama, raccontata con la consueta meticolosità ed atmosfera, ai vari dettagli stilistici e grafici. Il comparto tecnico è come sempre al top del segmento ed in grado di supportare perfettamente tutto quanto di bello e coinvolgente i due protagonisti hanno modo di proporre. Gli eventi, immersi nel più canonico path di crescita e reciproco aiuto tra padre e figlio, sono adeguatamente contestualizzati nel particolare Universo del brand, rendendo l’avventura armoniosa sotto tutti i punti di vista.
PRO
Atmosfera e racconto sono al top
Combattimenti appassionanti e difficoltà ponderata
Tecnicamente brillante
CONTRO
Esplorazione guidata e limitata