Il modo in cui si stanno evolvendo gli open world è ormai chiaro a tutti. Quelli che un tempo erano giochi pensati per scampagnate virtuali tra le montagne e quest di raccolta e trasporto oggetti, stanno adesso prendendo una strada ben precisa, quella del “di tutto un po’”. Da Far Cry a Watch Dogs (Ubisoft sotto questo punto di vista la sa lunga) passando per Tomb Raider, Mafia e i GDR più imponenti, il videogiocatore è spinto più che mai ad affrontare le missioni secondo più approcci, alternando in base alle circostanze una strategia più discreta e silenziosa o, al contrario, facendo parlare l’equipaggiamento pesante.

Se finora abbiamo creduto di averle viste tutte, soprattutto per merito del publisher francese, tra rampicate sui tetti, isole sotto tirannia e metropoli da far impazzire dietro un portatile, è giunto il momento di fare spazio al setting che non ti aspetti, creativo e dirompente, pubblicato sotto l’etichetta Sony. Horizon: Zero Dawn non è soltanto l’ultima esclusiva di un parco giochi esaltante: la nuova opera di Rebellion spacca lo schermo pur senza uscire dai binari tracciati dai suoi predecessori, strizza l’occhio ai più scettici e fa innamorare di sé già dopo il primo giretto in avanscoperta.

Horizon: Zero Dawn – Recensione

Una (quasi) vita da emarginati

Il ricordo della Terra come la conosciamo noi è ormai sbiadito in Horizon: Zero Dawn. Ci ritroviamo, appunto, all’alba di una nuova Era, in cui le bestie sono metalliche e si comportano come perfetti animali, e le IA dettano le regole del gioco. In questo paradossale scenario, opposto a quello reale, l’umanità è stata costretta a regredire e piccoli gruppi hanno formato delle tribù in cui la sopravvivenza diventa un’arte oltre che una ragione di vita. L’opera di Rebellion ci narra la storia della giovane Aloy, nata e cresciuta fuori dalle popolazioni, emarginata da quel poco di civiltà rimasta tra le mura di legno dei piccoli insediamenti costruiti sulle montagne.

L’intreccio narrativo è quello che non ti aspetti, soprattutto da quando nei free roaming gli sviluppatori hanno deciso di abolire la storia principale per far spazio a tante, piccole, sciocchezze. Horizon (assieme a un altro piccolo gruppetto) fortunatamente non conferma la regola, proponendoci una trama fitta di avvenimenti e in grado di appassionare, aiutata a gonfie vele dallo splendido contesto ambientale e dall’ottimo comparto grafico, che spinge al massimo il coinvolgimento nei momenti più delicati dell’avventura.

L’evoluzione della trama è dunque costante ed appagante, così come nel frattempo evolve l’impianto di gioco, fatto di quest principali molto interessanti e missioni secondarie – divise in altre due categorie – utili sotto diversi punti di vista. Con le quest secondarie è possibile salire rapidamente di livello ed ottenere un equipaggiamento migliore, portando Aloy a divenire ben presto una cacciatrice abile sotto tutti i punti di vista. Il diario delle missioni suggerisce adeguatamente il livello consigliato per affrontare una quest, lasciando all’utente la possibilità di decidere quando è giunta l’ora di approcciare i nemici e in che modo. L’altra tranche di missioni secondarie è ancor più facoltativa, e si tratta prettamente di un insieme di compiti di raccolta ed esplorazione, sfruttando il radar a disposizione di Aloy, il vero alleato della giovane cacciatrice.

Flora, fauna e tecnologia

Tramite questo gingillo tecnologico, Aloy può selezionare i nemici di cui tracciare il percorso di pattugliamento, evidenziandone i punti deboli. Questi elementi strategici si traducono nella volontà di dare al titolo una forte impronta stealth, coadiuvata da un insieme di caratteristiche ambientali che incentivano i movimenti furtivi. La giovane cacciatrice può infatti accovacciarsi e nascondersi in mezzo alla fitta vegetazione, evitando così i radar delle bestie metalliche; sebbene si tratti di uno stratagemma facoltativo, il sistema risulta fin troppo permissivo, concedendo all’utente la libertà di caricare e scoccare le frecce senza preoccuparsi di essere scoperto. Nonostante l’ottimo equipaggiamento a disposizione della ragazza, arco e frecce resteranno il punto di riferimento per tutta l’avventura, supportati da varianti combinate ad altre materie elementari. Ciò permette di creare fin da subito frecce incendiarie e sbizzarrirsi con gli altri elementi base, magari combinando i vari effetti delle armi disponibili nel gioco. Tra i più interessanti vi è uno spara-trappole con il quale è possibile agganciare a qualsiasi superficie una corda elettrizzata che inibisce i nemici per qualche istante. Data la ferocia di alcuni nemici sarà fondamentale studiare i punti deboli della sua carcassa prima di cominciare ad attaccare, valutandone le debolezze elementari e gli eventuali punti di fuga nel caso in cui le cose non andassero nel verso giusto. Morire in Horizon: Zero Dawn non è affatto un’opzione lontana e sebbene siano disponibili diversi checkpoint automatici e falò in cui salvare manualmente i progressi, per evitare il rischio di dover ricominciare dall’inizio un combattimento sarà importante tenere sempre piena la sacca medicinale, con la quale permettere ad Aloy di recuperare salute in pochi secondi.

Ovviamente, il miglior modo per scongiurare la morte è perfezionare le abilità di Aloy, suddivise in 3 categorie. Queste, tra le più classiche, prevedono la possibilità di spendere punti esperienza in abilità di carattere offensivo o di sopravvivenza, permettendo alla ragazza di fare o subire più danni e diventare una provetta cacciatrice. Anche sotto questo punto di vista, Horizon non offre alcuna vera novità, ma riesce a garantire un level-up vario e divertente, capace di plasmare la protagonista in base al volere del videogiocatore. Grazie al buon bilanciamento della difficoltà, pur non sperperando i punti esperienza in skill di secondo piano, Aloy non diventerà mai una cacciatrice imbattibile, costringendo l’utente a porre la giusta attenzione ogni volta che si ritroverà ad affrontare un branco di bestie tecnologiche o una nuova specie di cui non conosce le debolezze.

L’arte della sopravvivenza

In Horizon: Zero Dawn ritroviamo tutti gli elementi che caratterizzano i moderni free roaming “nel verde” come Tomb Raider e, soprattutto, Far Cry. La fase di crafting è strettamente correlata all’esplorazione, e sarà fondamentale cominciare a raccogliere le risorse fin dalle battute iniziali, al fine di ottenere quanto più rapidamente possibile i potenziamenti migliori. Il miglioramento dell’equipaggiamento passa dapprima attraverso l’espansione delle varie borse, permettendo all’utente di aumentare la capacità della faretra e di altre custodie per portare appresso un numero maggiore di munizioni e risorse. L’equipaggiamento può essere migliorato anche in termini di vestiario, ed in tal senso sarà di vitale importanza mercanteggiare e scambiare risorse in cambio della valuta del gioco, utile per mettere le mani sugli oggetti migliori, spesso non disponibili attraverso le quest.

Sebbene col crafting sia possibile provvedere a sé stessi in maniera autonoma fin dalle prime ore del gioco, e ciò coinvolge anche la creazione delle frecce e di altri consumabili per ingaggiare i nemici, le funzioni di creazione restano comunque poco invasive e decisamente non tediose, complice anche l’estrema immediatezza prevista dal sistema. Oltre alla normale raccolta delle risorse, diverse missioni prevedono la possibilità di ottenere gratuitamente una cassa campione, ovvero un insieme di oggetti e materiali che possono tornare utili per il crafting.

Caccia, onore e tradizioni

Horizon: Zero Dawn vince e stupisce laddove gli altri non riescono a convincere, ovvero nella cura per l’ambientazione. I meriti di Rebellion sono numerosi, e il plauso principale riguarda l’eccezionale profondità con cui sono stati in grado di raccontare gli eventi e le sfaccettature delle tribù. Pur non trovandoci di fronte ad un GDR, solitamente mastodontici sotto questo punto di vista, le vicende di Aloy ci permetteranno di apprezzare il setting e le sotto-trame ben più di quanto avviene in produzioni simili. Tutto ciò, evidente fin dalle prime ore di gioco, dà all’esperienza diretta il valore aggiuntivo di poter godere appieno dell’ambientazione, passando dalle aree pericolose ai piccoli insediamenti, cui disposizione all’interno della mappa è perfettamente ragionata.

Sono stati tralasciati fin qui i dettagli tecnici che contraddistinguono il comparto tecnico, decisamente tra i più forti in circolazione. Illuminazione, ombre ed effetti producono un amalgama coinvolgente e soprattutto plasmata sul contesto. Da qui la palette dei colori vivace, con effetti che ben riescono a descrivere il paradossale matrimonio tra la natura e la tecnologia che Horizon ci permette di vivere da protagonista. Il Decima Engine gestisce a dovere qualsiasi situazione e nulla sfugge al controllo di un’ottimizzazione sulla quale è evidente il lavoro di team meticoloso che non ha voluto tralasciare dettagli. Da qui passiamo alla soundtrack, agli effetti audio e a tutto ciò che ha contraddistinto il campionamento. Ancor più importanti sono le scene di intermezzo e i siparietti riservati ai dialoghi – che presentano un particolare sistema di decisioni a 3 livelli. Il numero di sequenze filmate è alto, ma è solo uno degli elementi che permette ad Horizon di avere una marcia in più rispetto ai diretti concorrenti.

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VALUTAZIONE
9,0
Commento finale
Per quanto a primo impatto Horizon: Zero Dawn possa apparire come una produzione non in grado di proporre novità, dopo aver passato qualche ora in compagnia di Aloy ci si rende conto che il titolo Guerrilla è ben più di un mix di elementi ripresi da altre opere. L’esclusiva Sony convince sotto tutti i punti di vista, si fa vanto di un comparto grafico incredibile e propone una struttura di gameplay ormai solida e collaudata. Chi è alla ricerca di un free roaming in grado di appassionare anche in termini narrativi potrà contare su Aloy.
PRO
Impianto di gioco solido e abbastanza profondo
Ottima caratterizzazione di ambiente e personaggi
Tecnicamente pregevole
CONTRO
Nulla da segnalare