Affrontare l’analisi di Mafia III senza menzionare le gesta indimenticabili di Thomas Angelo e di tutta la combriccola di Don Salieri è praticamente impossibile. Il confronto tra il primo storico capitolo, The City of Lost Heaven, e le successive iterazioni, diviene inevitabile per via dell’eccezionale successo raggiunto dall’opera Illusion Softworks, capace, a suo tempo, di mettere nero su bianco una sceneggiatura da brividi, letteralmente indimenticabile. D’altronde, sono poche le produzioni videoludiche in grado di tenere testa al passare degli anni, e se questa perla all’alba del Duemila continua a far parlare di sé ed addirittura viene usata come metro di paragone per i capitoli successivi, un motivo ci sarà. In tutta questa storia, però, succede che il peso del successo del capitolo originale ricade inevitabilmente su quelli successivi, con risultati più o meno convincenti. E così, nonostante l’ottimo Vito Scaletta in Mafia II, che seppur a fatica è riuscito a tenere alta l’attenzione verso il titolo, 2K ha dovuto impiegare 5 anni prima di racimolare le giuste idee, affidando ad Hangar 13 il compito di non tradire le aspettative dei fan affezionati al brand.

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Mafia III – Recensione

Riproporre un nuovo capitolo di Mafia vuol dire giocare col fuoco – e anche un po’ volersi male, perché pioveranno inevitabilmente delle critiche – ma la naturalezza con cui Hangar 13 ha affrontato i temi più scottanti vale già il prezzo della versione Deluxe. Lo scenario che fa da sfondo alle vicende è New Bordeaux, trasposizione videoludica di New Orleans, direttamente dal 1968. Hangar 13 ha ripreso per filo e per segno tutte le caratteristiche sociali e politiche del periodo, raccontando, senza mai risparmiare dettagli e termini, la spaccatura sociale vissuta negli Stati Uniti in uno dei periodi più bui per ciò che concerne il razzismo, spinto dal crescente tasso di immigrazione. Per tutta la durata dell’avventura non faremo altro che ribaltare gli stereotipi sociali che dominavano gli americani del periodo, talvolta assaporandone i risvolti paradossali. In un mix multietnico condito da criminalità, favori, racket e vendette in un periodo in cui i neri non sono nemmeno liberi di andare in giro, il protagonista delle vicende non poteva che essere un ragazzone afroamericano reduce dal Vietnam, tale Lincoln Clay.

Plata o plomo

mafia3-08-10-2016-15-22-51-681Il ritorno di Lincoln a New Bourdeax coincide con la crescente pressione esercitata dagli haitiani sull’Hollow, il quartiere dei neri gestito da Sammy ed Ellis. Quella che doveva essere una breve parentesi per sistemare la faccenda prima di partire per la California, per Lincoln diventa una nuova, grossa opportunità, cui dolorose radici troveranno presto sete di vendetta in Sal Marcano, il boss della città. Mettendoci al riparo da spoiler, Mafia III ci propone una vecchia storia di conquista dei quartieri e lotte tra bande, un po’ come avveniva nei vecchi capitoli di GTA. Dopo una prima analisi del territorio e dei generali di fiducia, Lincoln si troverà presto a dover conquistare ogni singolo pezzo di New Bordeaux, smantellando inesorabilmente l’impero costruito da Marcano.

mafia3-08-10-2016-16-36-23-915L’approccio seguito da Lincoln e soci rispetterà perfettamente la più classica delle strategie bottom-up utilizzate da CIA ed FBI per arrivare al capo di una gang, ovvero colpire i pesci piccoli e scalare la gerarchia. Sfortunatamente, questo stratagemma verrà onorato come un mantra per tutta l’avventura, semplificando la strategia di conquista di New Bordeaux, pian piano sempre più prevedibile e piatta. Per impossessarsi di un quartiere, Lincoln seguirà sempre il solito schema fatto di attacchi ai racket e persuasioni, senza mai considerare una nuova variabile. Dopo la pianificazione di Donovan, il braccio destro di Lincoln, avremo modo di interrogare gli informatori del boss del quartiere e colpire tutte le attività del racket, spingendo il boss ad uscire allo scoperto. A questo punto seguirà un attacco per togliere definitivamente il racket dalle grinfie dell’uomo di Marcano, che potremo risparmiare per ottenere benefici economici nel lungo periodo.

mafia3-09-10-2016-14-46-36-869Smantellando i racket di Marcano, due per ogni quartiere, rinforzeremo i nostri tre generali – tra cui figura proprio Vito Scaletta – ottenendo bonus di varia natura che spaziano dall’ampliamento dell’equipaggiamento al potenziamento delle caratteristiche fisiche di Lincoln. La scelta di affidare un quartiere a un generale è giustificata dai favori messi a disposizione dagli stessi, basati sulla percentuale di introiti guadagnati da ogni racket.

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Impossessarsi di New Bordeaux, insomma, significa principalmente rispettare un pattern ben preciso che coinvolge un set predefinito di attività, alla lunga ripetitivo e stancante. A ciò va considerata anche la carenza dei contenuti secondari, praticamente nulli se non per qualche missione con cui guadagnare introiti extra – poco utili e anch’esse ripetitive – e la collezione di oggetti bonus. In tal senso, anche se è previsto un sistema che consente all’utente di mostrare i collezionabili sulla mappa un po’ come avviene in Far Cry e simili, va apprezzata la scelta di Hangar 13 di non calcare la mano, proponendo al videogiocatore una raccolta di oggetti bonus meno opprimente e più naturale. Nello specifico, sparse per New Bordeaux troveremo delle centraline da intercettare per seguire più da vicino i boss, caratteristica essenziale per risparmiarli nell’attacco finale al racket; sebbene le centraline siano utili anche per mostrare sulla minimappa la posizione dei nemici, tramite un favore di un generale otterremo lo stesso beneficio, scongiurando la continua ricerca dei componenti.

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“Se sembri nero, sei nero”

mafia3-08-10-2016-15-01-02-457La poca fantasia su cui poggia il gameplay stride notevolmente con l’attenzione riposta nella realizzazione della mappa e della sceneggiatura, quasi ai livelli dell’indimenticabile capitolo d’esordio. La storia di Lincoln Clay non è certo originale, ma la passione con cui viene raccontata riesce ad elevare i contenuti al di sopra di ogni aspettativa. Lo stile adottato per riferire gli eventi è quello utilizzato nei documentari, ovvero una serie di interviste ai personaggi di spicco coinvolti nella storia di Lincoln. Per mezzo di varie voci e testimonianze, dalla stanza del pastore alle sale dei tribunali, spesso rappresentati in computer grafica, la storia riesce a tenere alto il livello di attenzione e coinvolgimento, collocandosi quasi sempre come spezzone narrativo tra le conquiste in New Bordeaux.
mafia3_riparoSebbene Mafia III presenti una serie un po’ troppo lunga di problemi tecnici, dal framerate – parzialmente sistemato con una patch – a una palette di colori sbiadita, il colpo d’occhio con l’ambientazione resta piuttosto interessante, soprattutto grazie alla buona caratterizzazione dei quartieri; partendo dalla foresta a sud di New Bordeaux, passando per vari ponti dai sobborghi più poveri a quelli popolati da famiglie abbienti, oltre all’aspetto estetico di cittadini ed aree cambierà anche l’atteggiamento della polizia, più propensa ad intervenire nelle zone nord, dove troveranno spazio locali per soli bianchi. Parliamo di piccolezze, curiosità, caratteristiche di gameplay che all’occhio di chi ama i particolari valgono più di una texture poco curata o un campo visivo limitato.

La pazienza è la virtù dei forti

mafia3-09-10-2016-09-08-11-78Ma nel chiaroscuro che contraddistingue Mafia III, New Bordeaux finisce col recitare la parte della comparsa strapagata, quella che potrebbe vincere un Oscar ma ha una sola battuta nel copione. Per quanto interessante e vasta sia la mappa, non faremo altro che passare da un laboratorio all’altro, da un magazzino a un bar, tutti presentati con la stessa struttura e senza particolari segni distintivi. La scarsa originalità nella realizzazione delle location visitabili segue la poca fantasia della conquista di New Bordeaux, culminando, a loro volta, in un gameplay poco profondo. Che si tratti di estorcere qualche informazione, svuotare le casse di un laboratorio o assaltare un racket super protetto, per avere successo nella missione non dovremo fare altro che procedere a passo lento e sfruttare uno dei molti ripari proposti nell’area, attendendo il momento giusto per mettere al tappeto il nemico. mafia3-09-10-2016-19-07-18-931A tal proposito, Mafia III mette in luce grossi problemi legati all’I.A. dei nemici, incapaci di scorgere Lincoln mentre è intento a pugnalare qualcuno a due passi o scivolare di fianco a una sentinella. Il semplice schema con cui è possibile fronteggiare i nemici viene ulteriormente alleggerito dalla possibilità di lanciare granate e molotov, e di richiamare l’attenzione delle guardie fischiettando. L’impostazione dei controlli è molto simile a GTA V e, anzi, a prima vista potrebbero addirittura sembrare lo stesso gioco, mutuando dal titolo Rockstar il menu rapido delle armi, il combat system, la minimappa con le statistiche del personaggio e il feeling di guida. Il mix è buono, ma sa tutto già di visto.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Quando arriviamo ai titoli di coda poco soddisfatti dell’esperienza di gioco, o ci arriviamo un po’ a fatica, il blasone della serie non c’entra. Il problema di Mafia III è rappresentato dall’incapacità di valorizzare le proprie risorse, proponendo un lavoro eccellente a metà. Coinvolgere maggiormente i personaggi secondari nelle dinamiche narrative avrebbe certamente giovato ad una trama ben raccontata che vede Lincoln sbracciare a fatica come unico protagonista in grado di proporre qualcosa di interessante. New Bordeaux ci affascina e ci abbandona dopo pochi minuti, lasciandoci immaginare la bellezza di missioni meno ripetitive e più coinvolgenti. Conquistare una città piatta e morta non è come prendere le redini di una società rigida e impostata come quella che sembrava caratterizzare l’opera di Hangar 13. Tuttavia, con i DLC in arrivo, non è detta l’ultima.
PRO
Ottima sceneggiatura
Attenzione per i dettagli storici
CONTRO
Molto ripetitivo
Piuttosto semplice
New Bordeaux poco valorizzata
Diversi problemi tecnici