Persona 5 era tra i più attesi giochi di ruolo giapponesi. Un genere che ha vissuto il suo periodo d’oro tra i primi del ’90 e i primi del 2000, andando successivamente a perdere il proprio appeal in Occidente a tal punto che se ne è spesso decretata la morte. La vittima sacrificale delle invettive è spesso toccata al sistema a turni, divenuto erroneamente con il passare del tempo sinonimo stesso di JRPG. Troppo stantio per stare al passo dei combattimenti in tempo reale.

Nomi illustri come Final Fantasy sono stati gettati in questo vortice di rinnovamento del proprio battle system, producendo non sempre risultati eccellenti, culminati dopo 10 anni nella pubblicazione di Final Fantasy XV. Anche se il titolo può aver diviso i fan, ha conquistato la critica e nonostante i difetti condivide un’anima con i “classici” più di quanto non abbiano fatto le iterazioni del tredicesimo capitolo.

Lo stesso Dragon Quest, uno tra i primi JRPG di sempre, ha cercato e proposto formule più al passo con i tempi trovando in Dragon Quest Builder un buon mix di generi. Un titolo che invece non ha mai avuto paura di mostrare la sua natura ibrida che abbraccia diversi generi è Nier. A marzo Yoko Taro e Platinum Games ci hanno regalato un ottimo seguito con Nier: Automata.

Persona 5 – Recensione

Una serie che non si è mai discostata troppo dal suo sistema di combattimento a turni è proprio Persona di Atlus che unendo al tempo stesso una mitologia di base condivisa tra i vari titoli ha cementato delle solide fondamenta da cui partire per costruire iterazioni successive che risultassero comunque diverse e in espansione. È con Persona 3 che si affianca una componente di gestionale/simulazione al gioco di ruolo in cui guidare un adolescente attraverso la propria vita scolastica e sociale. La formula si è mantenuta fino a Persona 5, titolo che analizzeremo in questa recensione.

Ladri fantasma

Persona 5 si apre in media res gettandoci subito nel vivo delle azioni dei Phantom Thieves of Hearts. Bastano pochi minuti di gioco per essere rapiti dalle estetiche e dalle cinematiche. In un attimo siamo in un anime e un attimo dopo stiamo scappando tra scintillanti lampadari mentre facciamo un assaggio di un combattimento. Un salto temporale ci trasporta in una stanza da interrogatorio dove siamo brutalmente messi sotto torchio. Da qui inizia a svelarsi la storia del protagonista: un ragazzo di 16 anni coinvolto suo malgrado in una situazione spiacevole e che dovrà trasferirsi in una nuova città e frequentare una nuova scuola.

Gli eventi si svolgono nell’arco temporale di un anno e vi accompagneranno se ne avrete voglia anche per più di 100 ore di gioco nella vita reale. Non è necessario aver giocato i titoli precedenti ma sarà sicuramente necessaria una buona conoscenza dell’inglese in quanto una narrazione molto profonda è caratteristica peculiare del titolo. I novizi della serie non devono disperarsi se non hanno mai approcciato un Persona prima. Nonostante le molteplici meccaniche e gli aspetti da tenere conto mentre si gioca, sarà tutto inserito e spiegato progressivamente con la possibilità di ritornare al ricco tutorial in un secondo momento.

Profondi mutamenti del cuore

Il gioco si sviluppa su due piani separati e interconnessi: la vita quotidiana di comuni persone e la vita segreta di Phantom Thieves, un’organizzazione che si confronta con il marcio degli individui e cerca di ottenere un mutamento nel cuore di queste persone malvagie.

In termini di gioco si concretizza in una parte di simulazione dove frequentare la scuola, fare i compiti, incontrarsi con gli amici per rafforzare i rispettivi legami, leggere un libro, lavorare part-time e molto altro, e una parte di esplorazione di dungeon, combattimenti, risoluzioni di puzzle ed enigmi. Ciascuna esperienza accresce le nostre statistiche e ci permette di sbloccare certe azioni solo al raggiungimento di specifici requisiti rendendo di massima importanza la gestione del tempo e il bilanciamento delle attività sia fuori che dentro i dungeon.

Attraverso la combinazione di un obiettivo, la sua posizione e la forma distorta e negativa che può assumere, si accede a un’altra dimensione, il Metaverse, dove prendono forma i desideri corrotti dei bersagli. La manifestazione di questo concentrato di vizi, malvagità e corruzione è un Palace, una grande struttura fatta a immagine e somiglianza delle percezioni che l’individuo ha magari rispetto alla sua vita e al rapporto con gli altri. Ad esempio chi si crede un re avrà come Palace un castello.

In parole molto più semplici non si tratta altro che del luogo che dovremo esplorare per cercare di raggiungere il tesoro, una manifestazione di questi desideri corrotti, che si trova all’interno della struttura. Una volta individuato è necessario inviare un biglietto da visita al proprietario nel mondo reale affinché il tesoro si materializzi con una forma fisica. Al successivo ingresso nel Palace avrà luogo lo scontro con il boss. I dungeon hanno una durata fissata, se non si riesce a completare l’impresa nel tempo stabilito si incappa nel game over.

Se i desideri del proprietario sono distrutti dagli intrusi, lo stato mentale di quella persona si deteriorerà nel mondo reale quasi fino allo stato vegetativo. Se il padrone del Palace viene ucciso nel Metaverse, allora morirà anche fuori da esso. Per queste ragioni i Phantom Thieves cercano di convincere l’ombra a un mutamento di cuore affinché muti anche il sé della persona in carne e ossa e confessi i propri crimini nel tentativo di non farle subire danni irreparabili.

A differenza delle precedenti incarnazioni del titolo, i Palace non sono generati casualmente e ciò va a risolvere alcuni dei difetti riscontrati proprio a causa della generazione casuale. Tuttavia l’aspetto “randomico” non viene abbandonato del tutto e fa parte di un’altra tipologia di dungeon, i Mementos. In questi dungeon suddivisi in cammini e aree il giocatore può muoversi utilizzando un particolare “gattobus”.

I Mementos possono essere utilizzati per salire di livello, ma sono anche il luogo in cui si svolgono le missioni chiamate “Requests”. Il funzionamento è semplice: individuato il nome di un bersaglio nel mondo reale, non resta che trovare e sconfiggere l’ombra del bersaglio all’interno dei Mementos per ottenere un cambiamento di cuore. I nemici all’interno sono influenzati dalle condizioni atmosferiche esterne: per esempio la presenza di polline può determinare nemici addormentati mentre temporali e condizioni atmosferiche negative possono determinare la presenza di nemici e oggetti rari.

Turni spettacolari

Come abbiamo anticipato, le battaglie sono a turni ma risultano rapide, con animazioni appariscenti e intermezzi divertenti. Sono diverse le azioni che si possono compiere e spaziano dai colpi con arma da fuoco ai normali attacchi fisici fino agli attacchi speciali delle “Personas” in proprio possesso.

Colpire un nemico con la sua debolezza, oltre a metterlo momentaneamente in ginocchio, ci permette di giocare un ulteriore turno. Se inoltre abbiamo sviluppato un certo livello di confidenza con uno dei nostri alleati possiamo passare a lui il turno attraverso il “Baton pass”, ottenendo attacco e recupero potenziati.

Esporre tutti i nemici alle proprie debolezze o realizzare un colpo critico in grado di piegarli ci fa accedere alla funzione “hold up” in cui pistole puntate al nemico lo teniamo come in ostaggio pronto o a subire la furia di tutti i componenti del party o ad essere al centro di trattative per ottenere un oggetto, soldi o una nuova Persona.

Durante la negoziazione per acquisire una nuova Persona, il nemico ci proporrà due domande a cui dovremmo rispondere col giusto tono in base alla personalità dell’ombra che stiamo fronteggiando. Se la risposta è apprezzata appariranno note musicali gialle. Se la risposta è ok, l’indicatore assumerà la forma di gocce di sudore blu, mentre se non sono per niente in sintonia con la risposta, spunteranno simboli di rabbia rossi.

Si può ottenere comunque l’entità anche se si sbaglia la prima risposta, ma la seconda dovrà a tutti i costi essere positiva altrimenti si riceve in cambio solo un oggetto o nel peggiore dei casi la trattativa viene interrotta e riprende lo scontro. Persona possono essere fuse per ottenerne di più forti, è quindi importante non solo gestire aspetti del proprio party come l’equipaggiamento o gli oggetti di cura ma anche valutare quale combinazione di Persona può essere migliore per affrontare un certo dungeon.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
9,5
Commento finale
Se dopo il primo boss si pensa di aver già visto ciò che Persona 5 ha da offrire, ci si sbaglia di grosso. È la cura di ogni particolare, diverso a seconda del dungeon che si sta affrontando, che rende Persona 5 un titolo che ogni amante dei giochi di ruolo dovrebbe possedere. Il modo in cui si passa da tratti solo disegnati, a filmati e ambienti 3D con un costante senso di continuità è lo stesso modo in cui si mescolano funk, jazz ed elettronica. Non stonano mai e non stancano mai allo stesso tempo, nonostante il ripetersi di alcune azioni per molte ore di gioco. La trama matura, che non ci pone davanti il solito eroe puro, punta sul mascherare e smascherare i vizi più reconditi della natura umana attraverso le gesta di adolescenti anch'essi in qualche modo danneggiati, isolati e dalla difficile personalità.
PRO
vario e mai banale
sistema di combattimento ricco
storia matura e intrigante
CONTRO
lingua inglese (non è un reale difetto del gioco ma potrebbe impedire ad alcune persone la fruizione)