Dopo l’eccellente risultato raggiunto con Dishonored 2, Arkane Studios torna a far parlare di sé con il reboot di Prey, celebre titolo Bethesda che il publisher americano ha deciso di mettere da parte per oltre un decennio in attesa di una svolta. L’intelligente passaggio di consegna nelle mani di Arkane risulta, oggi, la mossa più sensata, se non la migliore in assoluto per donare alla produzione il giusto slancio; le gesta della stirpe Kaldwin riscaldano ancora il cuore degli appassionati action-stealth, già pronti a mettere da parte la fittizia Karnaca per salpare su Talos-1 nello sconfinato universo alieno di Prey. E allora, se i Typhon non vi fanno paura e siete pronti ad una nuova ed appagante sfida densa di contenuti, continuate pure la lettura e fiondatevi ad acquistare il titolo.

Prey – Recensione

Un risveglio brusco

La sottile differenza tra verità e falsità ha da sempre dato ottimi spunti narrativi al mondo dei videogame, con developer capaci di ricamare attorno al tema lunghi e profondi intrecci. Talos-1 non si sottrae alla regola ed anzi, nel giro di pochi minuti, porta il videogiocatore ad un livello di consapevolezza tale da chiarire un concetto fondamentale, che ritornerà prepotente per tutto l’arco dell’avventura: nulla è come sembra. Il classico preludio agli eventi con cui i videogame sono soliti introdurre la narrazione e i comandi principali, stavolta ci permettono di apprendere i primi dettagli sul rapporto tra Morgan e Alex Yu, due membri – nonché fratelli – del team di ricerca su Talos-1, una stazione interstellare che studia la razza aliena dei Typhon.

La sezione Ricerca&Sviluppo, che tipicamente studia ed analizza le nuove specie di Typhon, si è spinta più in là, ha tentato di estrarre il DNA degli alieni e di riprodurre fenomeni ed abilità tipiche degli stessi. Il risultato dell’azzardo si è trasformato quasi immediatamente in un prevedibile autogol mortale, in cui Alex e Morgan sembrano aver intraprese strade differenti…o quasi. L’intreccio narrativo, che si dipana lungo decine di ore su Talos-1, mi ha ricordato molto da vicino il primo, “vero”, Deus Ex, quello che nel lontano 2000 riscrisse le regole dei moderni action-rpg e tutto il sistema morale che allora veniva ignorato dai più.

Ingegno e forza bruta

Per l’aspetto narrativo e soprattutto legato al gameplay, non faccio fatica a scegliere Prey come il successo naturale di quel vecchio Deus Ex. L’opera di Arkane propone una commistione di generi e sapori provenienti da diverse opere videoludiche, tale da lasciarsi scoprire – nella sua lenta ma decisa evoluzione – senza tradire le aspettative, man mano più crescenti con lo sviluppo del gameplay. In Prey, dunque, ritroviamo aspetti del già citato Deus Ex, ma anche di Bioshock e Dishonored, per citarne alcuni, e si fa fatica a definire un unico genere con cui descrivere l’opera di Arkane. Questo perché, proprio come nell’avventura di Corvo Attano, con Morgan Yu sarà anzitutto possibile affrontare il gioco secondo i due approcci più classici: stealth o azione.

Restando dietro le linee nemiche avremo la possibilità di sfruttare tutte le scappatoie tipiche del genere, dai condotti di ventilazione alle porte bloccate, passando per l’hacking delle torrette e l’accesso alle varie aree nascoste della stazione, raggiungibili esplorando a dovere il soffitto o spostando qualche cassa. Al contrario, sposando un approccio più diretto, Prey non fa fatica a rivelare un equipaggiamento di tutto rispetto, che spazia dalla coppia pistole-fucile a vari armamenti originali. Da segnalare decine di chicche atte a rendere il gioco più cervellotico e meno banale del solito, tra cui la possibilità di attivare pulsanti e terminali sfruttando un fucile spara-dardi equipaggiato di proiettili di gomma. Esistono, poi, vari elementi ambientali da sfruttare a nostro favore, come i condotti infiammabili e il particolare gel GLOO, di cui ho parlato nella guida alla sopravvivenza. Queste opportunità rappresentano solo una delle varie possibilità nascoste nell’esplorazione di Talos-1, che fa delle opportunità celate un vero punto cardine della produzione. Prey, in sostanza, perde molto del suo fascino quando il videogiocatore decide di equipaggiare il fucile e farsi largo con la forza bruta, perché con un pizzico di astuzia è possibile riportare a galla una quantità incredibile di misteri e informazioni utili anche per scoprire nuove missioni secondarie.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”

L’abilità di hacking, menzionata tra le possibili strategie stealth per violare torrette ed accedere ad aree protette, rappresenta solo una delle varie skill disponibili in Prey, sbloccabili per mezzo delle Neuromod, chip in grado di donare a Morgan poteri unici che spaziano dalla scienza all’ingegneria, passando, appunto, per la sicurezza. Questa prima distinzione di abilità rappresenta un po’ la classica combinazione di crescita tipica degli action-rpg sci-fi, ma dopo aver ottenuto i rami di Psicotronica – grazie agli estratti di Typhon – sarà possibile accedere a nuovi contenuti interessanti che renderanno sempre più sottile la distinzione tra Morgan e le entità aliene agli occhi delle sentinelle. Le ramificazioni dei Typhon permettono al videogiocatore di accedere ad abilità particolarmente potenti sia dal punto di vista stealth, come il mutamento tipico dei Mimic, che dalla prospettiva offensiva, sbloccando devastanti poteri ad energia o del ramo cinetico.

Nell’ampio ventaglio di possibilità lasciate al videogiocatore, Arkane ha deciso di approfondire anche le meccaniche di crafting, permettendo la creazione di armi, munizioni, granate e addirittura Neuromod. Tutto il sistema si basa principalmente sul meccanismo di sintesi e creazione, riciclando elementi inutili ritrovati durante l’esplorazione in favore di oggetti specifici. L’aspetto positivo di questo sistema sta nella naturale integrazione con il mondo di gioco che cancella del tutto i menu – analogamente, lo stesso vale per computer, pad e sistemi di sicurezza. Non manca, poi, la possibilità di potenziare armi e armatura, riciclare elementi per ottenere risorse primarie e sviluppare nuove skill utilizzando lo Psicoscopio, un particolare visore in grado di analizzare i Typhon.

Talos-1: minacce e misteri

Il modello di esplorazione proposto da Prey è quello tipico delle produzioni a macro-location singola, come Bioshock e Dead Space, ma ne rappresenta un’evoluzione che tenta di limitare il problema del backtracking, attraverso diversi espedienti narrativi. Inutile negare che spesso e volentieri saremo costretti a tornare in posti già visitati, ma l’andirivieni tra un punto e l’altro di Talos-1 non peserà grazie all’evoluzione continua della stazione. Esistono, poi, vari contenuti opzionali che hanno il compito di rendere il backtracking più leggero possibile, ma la variazione sul tema – complici anche i portelli che collegano le varie aree della stazione – determina una strategia vincente per l’esplorazione naturale di Talos-1.

A livello tecnico, il tutto è presentato all’utente per mezzo di un comparto grafico attuale e intelligente, che grazie al level design e all’utilizzo di texture semplici, rimpiazza il fotorealismo con un numero di dettagli a tratti impressionante. Il costante framerate e l’assenza di importanti bug permettono al videogiocatore di godere di un’opera solida nella sua semplicità, con una buona localizzazione e un bell’impianto sonoro in grado di enfatizzare a dovere le situazioni di tensione e pericolo. Dissimilmente da quanto avviene nei survival, infatti, il comparto audio non va a gonfiare i rumori ambientali di contorno, come i passi, le creature e i sinistri rimbombi della stazione, bensì alza ed abbassa la tensione dinamicamente, pungendo il videogiocatore tramite impercettibili script e brevi sezioni audio studiate ad hoc per alimentare ansia e pressione.

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VALUTAZIONE
9,0
Commento finale
Arkane sembra avere tutte le carte in regola per continuare a sfornare produzioni di successo. Prey è un titolo per cui si fatica a trovare difetti seri o valide motivazioni per non consigliarne l’acquisto. L’avventura di Morgan Yu è completa sotto tutti i punti di vista, evolve in termini di gameplay col passare delle ore e non trascura l’aspetto morale, invitando l’utente sia alla rigiocabilità che all’esplorazione esaustiva di ogni area alla ricerca dei segreti di Talos-1. Ai titoli di coda non resta che aspettare i DLC, perché difficilmente deciderete di riporre volontariamente Prey su uno scaffale.
PRO
Gameplay ricco di variabili
Ottima sceneggiatura
Bella location, grande atmosfera
CONTRO
Inizialmente fatica a mostrare il suo potenziale