La terza serie del brand Tomb Raider è da molti considerata la vera salvezza del brand, sprofondato più volte nel corso della sua lunga storia. The Angel of Darkness, pubblicato nel 2003, fu un grande flop nonostante le buone idee – implementate male – che in teoria avrebbero dovuto svecchiare il gameplay; 5 anni dopo, Underwold andava invece a completare la trilogia della seconda serie, 3 tentativi per riportare in auge il brand tra le nuove console con un sistema di gioco fin troppo canonico e poco esaltante. Tutto è cambiato in seguito all’acquisizione di Eidos da parte di Square-Enix, che per rilanciare la saga ha deciso, ancora 5 anni dopo l’ultimo capitolo seconda serie, di investire pesantemente sia dal punto di vista economico che da quello creativo.

Nasce così un reboot, a partire dal nome: Tomb Raider. Punto. Un forte segnale di rinnovamento passato per un parziale cambio di segmento, dal puro platform all’action/adventure con grandi location da esplorare. Shadow of the Tomb Raider è l’ultimo tassello di questa (nuova) rinascita, che in qualche modo ha avuto il compito di presentarci Lara Croft sotto una nuova luce, in un prologo lungo 3 cicli che l’ha portata, almeno in parte, ad essere quell’archeologa che tutti abbiamo cominciato ad amare dal 1996.

Shadow of the Tomb Raider – Recensione

Trinità: ultimo atto

Come ultimo capitolo di una trilogia che ha segnato un nuovo arco narrativo e di gameplay per il brand, Shadow of the Tomb Raider si limita esclusivamente a proporre una nuova storia, mantenendo per intero la struttura di gameplay proposta nella prima, e soprattutto nella seconda uscita. Lara è ancora alle prese con la Trinità e grazie agli ultimi dettagli è arrivata al capo del clan, Dominguez, vecchia conoscenza di suo padre e assoluto protagonista, in negativo, di tutti i disastri causati dalla setta. Lungo questo viaggio, condotto con il fedele amico Jonah, Lara proverà a mettere definitivamente fine agli obiettivi di Dominguez, spinta dall’amore per i tesori perduti, le antiche civiltà e il bisogno di scoprire quanto accaduto a suo padre.

L’avventura di quest’ultimo capitolo si sviluppa sulla falsariga dei precedenti due, ma rispetto a questi ultimi Lara verrà accompagnata spesso da un comprimario, tra cui il già citato Jonah. Per buona parte dell’arco narrativo, Lara rimarrà ovviamente sola, un po’ per trovare strade alternative, un po’ per lasciarci vivere fasi di pura esplorazione mista a platform, la vera anima del titolo. Shadow of the Tomb Raider, infatti, brilla di luce intensa quando siamo chiamati a scalare una parete o saltare di piattaforma in piattaforma, conquistare vette o scoprire i pericolosi segreti di una tomba. Per quanto il reboot si sia sforzato di proporre qualcosa di diverso, come la caccia o scontri a fuoco, il titolo Eidos Montreal – in quest’ultima iterazione solo supportato da Crystal Dinamics – dà il meglio di sè quando abbassa i ritmi e abbandona dinamiche non direttamente correlate alla storia di Lara Croft. Nostalgia? Forse, ma non soltanto, perchè finchè padroneggiamo la bella archeologa tra arrampicate, picconate e salti, il gameplay non mostra veri e propri punti deboli, ma allontandoci da queste situazioni riemergono tutti i difetti già riscontrati con i precedenti capitoli della trilogia.

La duttile archeologa

Precedentemente ho riassunto in poche righe tutto ciò che ha da offrire Shadow of the Tomb Raider: come i predecessori, il titolo alterna con una buona efficacia esplorazione, caccia e scontri a fuoco. Ciascun aspetto è rimasto pressochè immutato dall’esperienza proposta con Rise of the Tomb Raider, ma se 5 anni fa siamo rimasti piacevolmente colpiti dal gameplay, stavolta l’effetto sorpresa non c’è stato, il che ha reso il tutto fin troppo prevedibile. Partendo dalle abilità di Lara, l’albero di crescita è scomposto in 3 sezioni, ciascuna riguardante il proprio segmento di gameplay. Abbiamo il ramo dedicato all’esplorazione, quello per migliorare le abilità di sopravvivenza e quello riferito alle skill di combattimento. Ciascun ramo è coadiuvato da una particolare pianta in grado di migliorare temporaneamente un’abilità passiva di Lara, rispettivamente: Concentrazione, Percezione e Stoicismo. In Shadow of the Tomb Raider, pur non ricercando in maniera assidua ed esageratamente meticolosa gli innumerevoli collezionabili – che vi serviranno per il crafting e per racimolare esperienza – sarà molto semplice completare quasi tutti i tasselli di crescita della bella archeologa, eccellendo così in tutti gli aspetti. Analogamente, risparmiando nell’acquisto di item facilmente recuperabili durante l’esplorazione – come munizioni e quant’altro – potrete facilmente acquistare dai mercanti un po’ tutti gli upgrade per l’equipaggiamento, nonchè nuovi abiti utili per ottenere bonus riguardo caratteristiche particolari, come ESP aggiuntiva e movimenti più silenziosi.

Condividendo le stesse basi dei due capitoli precedenti del reboot, Shadow of the Tomb Raider soffre anche dei difetti già conosciuti agli utenti. La telecamera, ad esempio, di tanto in tanto è un po’ troppo vicina e non dà immediatamente la giusta ampiezza al contesto, rendendo più difficile individuare il giusto percorso da seguire. Non troppo frequentemente capita anche di assistere a salti un po’ troppo guidati verso piattaforme lontane, aggrappi sciaguratamente mancati e compenetrazioni non attese. Ma se questi sono difetti su cui si può sorvolare, le fasi da puro sparatutto nell’impianto di gunplay di Shadow of the Tomb Raider risultano eccessivamente frustranti. In queste fasi, per fortuna giusto un paio, non ci viene in aiuto niente: la telecamera è sempre troppo ravvicinata, i comandi non sono adeguati e lo spawn costante dei nemici è poco coerente con il resto dell’avventura. In questi frangenti a poco servono i barili esplosivi sparsi nell’area dello scontro, e la possibilità di creare svariate tipologie di munizioni. Riguardo ciò, gli sviluppatori hanno forse spinto esageratamente sulla varietà, permettendo a Lara di costruire fin troppe alternative rispetto al numero di volte in cui sarà possibile utilizzarle: dalla nostra avremo munizioni speciali e frecce velenose e incendiarie, ma anche particolari abilità che torneranno utili in fasi stealth e combattimenti corpo a corpo – che per i difetti descritti precedentemente è meglio non ingaggiare. Tuttavia, poche volte potrete togliervi lo sfizio di scagliare una freccia velenosa, creare una trappola o appendere un nemico ad un albero, a meno di non voler ricominciare l’avventura una volta portata a termine, grazie alla speciale modalità che vi consente di partire dall’inizio mantenendo, però, tutte le abilità sbloccate.

Avventura nella foresta pluviale

La bravura con l’arco della bella Lara torna utile anche durante la fase esplorativa, dove troviamo l’arrampicata su corda e vari oggetti ambientali con cui interagire scagliando qualche freccia. Se desiderate far emergere la vera natura di Tomb Raider, dovete quindi rifugiarvi nell’esplorazione, perchè tra tombe e cripte ci saranno tanti segreti da portare alla luce. In queste brevi ma interessanti circostanze, da scoprire tra le varie mappe, tornano alla ribalta gli enigmi ambientali – mai troppo sfidanti – e aree decisamente ben curate. Ciascuna tomba, ad esempio, ha una propria caratterizzazione e si sviluppa quasi completamente in verticale, esaltando il cuore platform del titolo. Ma anche in questi frangenti l’esperienza proposta da Shadow of the Tomb Raider si dimostra troppo simile alle altre del reboot. Il level design di tombe e cripte non brilla per originalità, e anche Paititi, il villaggio più grande, risulta molto simile a quelli già visitati.

Ciò non toglie nulla però alla bellezza degli ambienti, ricchi di colori e dettagli, piacevoli da scoprire e ben caratterizzati. In Shadow of the Tomb Raider avremo la possibilità di esplorare la foresta pluviale, non soltanto in direzione della Città Perduta, Paititi appunto, ma anche nei paesaggi limitrofi del Peru, sempre circondati da ricca vegetazione e cornici bellissime. Gli sviluppatori non si sono limitati solo a proporre un level design interessante, ma anche coerente con il contesto. Tutti i riferimenti e i manufatti raccolti durante l’esplorazione hanno una base di conoscenza verificata grazie a diversi storici che hanno contribuito a rendere il tutto quanto più verosimile ai dettagli ad oggi comprovati, dagli usi e costumi delle civiltà coinvolte, alla realizzazione stessa delle location. I personaggi principali sono pochi, e anche per questo ben realizzati. Su tutti si eleva ovviamente Lara, ancora plasmata su Camilla Luddington e capace di regalare espressioni del viso e movimenti credibili nel contesto della cutscene. A concludere, il comparto audio svolge egregiamente il suo, con un buon doppiaggio e una bella soundtrack.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Shadow of the Tomb Raider completa la trilogia del reboot senza deludere le aspettative, ma anche senza sorprendere. Chi ha seguito la nuova rinascita della bella Lara ritroverà tutti i punti di forza e di debolezza già sperimentati, all’interno di mappe già viste e di un level design che non nasconde novità. Tuttavia la qualità del titolo resta alta per l’innegabile qualità dell’avventura sotto tutti i punti di vista. In definitiva, Shadow of the Tomb Raider resta un tassello fondamentale non solo per giungere all’epilogo del reboot, ma anche perchè per la qualità stessa del titolo.
PRO
Tombe e cripte danno qualcosa in più in termini di level design
L'esplorazione è ben amalgamata al contesto
Comparto tecnico di buon livello
CONTRO
Nessuna vera novità
Presenti i vecchi difetti