The Evil Within è riuscito a scuotere il panorama degli horror, ormai saturo di idee e stracolmo di produzioni indipendenti molto simili tra di loro. A dirla tutta, la storia presentata da Tango Gameworks non rappresentava certo il picco massimo dell’originalità, né tantomeno risultava chiara e lineare – soprattutto nelle battute finali. Tuttavia, Sebastian Castellanos, il protagonista del gioco, e tutto il comparto tecnico e di gameplay sono riusciti a sorreggere un’opera rischiosa, che alla fine è risultata vincente. Oggi, a 3 anni dal primo capitolo, torniamo nuovamente nei panni del detective, pronto a far riemergere il marcio del progetto STEM.

The Evil Within 2 – Recensione

Vecchi e nuovi incubi

La storia raccontata in The Evil Within 2 riprende l’epilogo del capitolo d’esordio, presentandoci Sebastian immerso in un pesante conflitto interiore, causato da eventi personali sconvolgenti. Stavolta, però, Shinji Mikami, l’ideatore della produzione, è riuscito a mettere in piedi una trama non solo più fitta e coinvolgente, ma anche più lineare, mettendo da parte il caos del primo episodio attraverso un susseguirsi di eventi più immediato da leggere, e in grado di avere forte presa sull’utente.

Nelle circa 15 ore necessarie a portare a termine l’avventura, Sebastian dovrà combattere contro nuovi incubi, ma anche con vecchi e brutti ricordi: The Evil Within 2 intende chiudere il cerchio narrativo della Mobius, la multinazionale dietro lo STEM, passando per una serie di conflitti interiori che toccheranno da vicino il povero detective. Il risultato di questo cocktail è una miscela narrativa ben studiata che, grazie al buon ritmo di gioco, porta l’utente ai titoli di coda più soddisfatto e meno perplesso rispetto al termine della prima avventura.

Gameplay rock solid

Come accaduto per i titoli di recente uscita, anche in The Evil Within 2 gli sviluppatori hanno deciso di sperimentare un po’ con le sezioni open world, distaccandosi dalla linearità – comunque sensata – del primo episodio. Il risultato di questa scelta, azzardata per un horror come quello di Tango Gameworks, consiste, appunto, in una componente di gioco libera raffazzonata e ricca di ombre, in cui all’utente è permesso accedere a quest riempitive utili solo per l’upgrade del personaggio. Questo aspetto di gioco non presenta molte novità rispetto al capitolo d’esordio, in quanto per permettere a Sebastian di accrescere le proprie abilità dovremo anzitutto trovare la zona sicura più vicina, e poi accedere alla sedia a rotelle per lo sviluppo delle nuove abilità.

Oltre che nell’atto pratico, Tango Gameworks ha anche confermato la qualità dell’albero di crescita, che risulta equilibrato e ragionato, permettendo una fruizione del gioco improntata sulla strategia. In tal senso, per farsi strada tra i nemici l’approccio consigliato rimane sempre lo stealth, utile per risparmiare le munizioni contro gli i boss o gli orrori più duri. Nella fase di pianificazione rientra anche il sistema di crafting, permesso per mezzo delle solite workbench improvvisate.

Effetto scenico

Se c’è una cosa che ho amato e odiato allo stesso tempo del primo The Evil Within, è sicuramente il senso di angoscia e paura che era in grado di trasmettere in alcune fasi del gioco. Il capitolo d’esordio presentava sezioni decisamente cruccianti, a tratti frustranti, che però aiutavano ad entrare nell’atmosfera e nelle sensazioni vissute dal protagonista. Ciò che manca alla seconda uscita del titolo è una parte di questa pesantezza, restituita tra alti e bassi attraverso le boss fight e qualche area più studiata e meno piatta.

Se The Evil Within 2 riesce comunque a trasmettere quel senso di inquietudine, è merito soprattutto del level design e del comparto sonoro. Per quanto riguarda il primo, è la parte artistica a prevelare su quella meramente grafica: texture, dettagli e ombre non brillavano 3 anni fa e non brillano neppure adesso, ma le ottime scene scriptate e le intelligenti animazioni – in particolare la goffaggine di Sebastian – hanno una certa rilevanza nel confezionamento del titolo. Analogamente, per un thriller/horror come quello di Mikami la parte sonora è fondamentale, e l’attenzione riposta in questo aspetto è evidentissima fin dalle battute iniziali, grazie al solito mix di suoni sinistri provenienti da tutte le direzioni e una colonna sonora inquietante il giusto.

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VALUTAZIONE
8,2
Commento finale
The Evil Within 2 bissa il mio personalissimo consenso. L’IP prodotta da Bethesda, che già mi aveva colpito al capitolo d’esordio, torna in una nuova iterazione intelligente. Tango Gameworks ha pensato benissimo di mantenere quasi invariata la formula di gameplay e gran parte degli aspetti positivi del comparto tecnico, apportando migliorie alla scorrevolezza della trama, ora più leggibile. ça struttura di gioco è praticamente la medesima di 3 anni fa, ma la sezione libera - la vera novità del titolo - poteva e doveva essere gestita meglio.
PRO
Trama più coinvolgente e leggibile
Atmosfera opprimente e claustrofobica
CONTRO
Le sezioni libere non sono ben integrate col resto del gioco
Poche novità