La figura del vampiro, una leggenda che non muore mai. Sulla creatura della notte divenuta culto grazie al celebre Dracula di Bram Stoker sono state scritte decine di libri e prodotti numerosissimi film per tratteggiare l’essere sinistro in tutte le sue declinazioni, ma anche il mondo dei videogiochi non è rimasto a guardare. Da BloodRayne alla serie punta e clicca Dracula, passando per il vampiro spirituale in Legacy of Kain, fino a Vampire: The Masquerade; anche dal punto videoludico, insomma, è stato possibile studiare la figura del vampiro, che oggi impersioniamo nell’ambizioso Vampyr di Dontnod, team di sviluppo parigino autore degli ottimi Remember Me e Life is Strange.

Vampyr – Recensione

Anima in pena

Lo scenario è quello londinese di fine Età Vittoriana, probabilmente il periodo storico più utilizzato per narrare le vicende dei vampiri. Il protagonista della storia è Jonathan Reid, un medico che pur avendo conosciuto la morte, assalito a sua volta da una creatura della notte mentre si recava in visita da sua madre, si risveglia su un cumulo di cadaveri. Lui, però, è vivo, vegeto e…assetato. Dopo un prologo molto interessante, che vedrà Jonathan in cerca di risposte e verdetta, adeguandosi a fatica alla sua nuova vita notturna – tutt’altro che mondana – Dontnod ci guiderà nel cuore del gioco, ovvero l’esplorazione e l’interazione con i personaggi, attività importanti sia per il prosieguo della storia, sia per la crescita del personaggio.

Il punto debole dell’opera realizzata da Dontnod è il sistema di combattimento, che per come è stato concepito va a danneggiare tutte le buone idee pensate per il sistema di crescita del personaggio. Partendo da questo, avremo facoltà di accrescere diverse abilità di Jonathan, dagli aspetti più comuni (salute, energia e barra del sangue, il mana del vampiro) a quelli tipici della creatura della notte. Per attaccare, ad esempio, avremo la possibilità di potenziare le offensive a corto o lungo raggio, passando anche attraverso la magia nera sfruttando la quantità di sangue accumulata dai nemici. L’assorbimento del sangue, anch’essa abilità migliorabile nello skill tree di Jonathan, sarà una feature da non sottovalutare per sfruttare colpi potenti e dalla buona portata, ma il sangue accumulato potrà essere sfruttato anche per recuperare salute, donando al combat system un po’ di strategia. Il potenziamento del protagonista non finisce qui, perchè le abilità da sbloccare sono molte, e per ciascuna di esse è prevista una scala di upgrade.

Dalla parte del giusto…o forse no?

Non è corretto nè sbagliato dire che la difficoltà di Vampyr sia legata al potenziamento di Jonathan: il fatto di poter creare un super vampiro implica la necessità di dover agire contro il buon senso, eliminando anche i personaggi non cattivi e dando vita ad una bestia immorale sempre più assetata di sangue. Come già visto in titoli come Mass Effect o Bound by Flame (per restare in casa Focus) le azioni svolte sul campo andranno a modificare anche il volto del personaggio: permettere a Jonathan di assorbire i cittadini lo porterà ad abbandonare sempre più le sembianze umane in favore di un aspetto vampiresco. Per condurre un personaggio alla morte sarà però necessario raggiungere un certo livello di Fascinazione, ottenibile solo con l’esperienza di gioco. In generale, l’avanzamento del personaggio implica il raggiungimento dei livelli più alti, non semplici da ottenere con i PE guadagnati con le singole uccisioni degli Skal, i cittadini corrotti. Sebbene Vampyr metta a disposizione un gran numero di quest principali e secondarie (le “Indagini” nei 4 quartieri da esplorare) il titolo di Dontnod, in sostanza, quasi obbliga ad agire per opportunismo, sia per sfruttare al meglio i poteri vampireschi, sia per addolcire la curva di difficoltà.

Al netto dei vantaggi derivanti dalla Fascinazione, va detto che per ottenere i massimi vantaggi dall’assorbimento dei personaggi secondari sarà anzitutto necessario parlarci ed esplorare le zone limitrofe alla ricerca di indizi: maggiori saranno i dettagli relativi ad un character, maggiore sarà anche la qualità del loro sangue – con conseguente aumento dei punti esperienza derivanti dalla pratica di Fascinazione. Giocare in modo opportunista non sarà poi così semplice, perchè parlando con i personaggi verrà quasi naturale affezionarsi a ciascuno di loro, specie dopo aver preso coscienza della piaga che affligge la città, una malattia difficile da combattere che terrà impegnato Jonathan anche in qualità di medico nel tentativo di debellare il virus in tutti i quartieri londinesi. Mantenendo le distanze dagli impulsi vampireschi di Jonathan, uno dei modi per affrontare al meglio i nemici sarà l’upgrade dell’equipaggiamento tramite l’ormai immancabile crafting: nel nascondiglio, il luogo in cui poter evolvere, troveremo sempre un banco da lavoro per mettere insieme i ricambi trovati qua e là al fine di potenziare armi di vario tipo. Il combat system, infatti, oltre alla già citata magia nera con cui è possibile colpire i nemici a distanza sfruttando il sangue, si compone anche dei classici pattern d’attacco e difesa: colpo principale, colpo secondario (quest’ultimo da utilizzare con lo stordimento per rifornirsi di sangue in battaglia) e schivata, con un buon mix di armi bianche e da fuoco.

Non si torna indietro

Dontnod non sembra volersi legare ad un particolare genere videoludico: la storia del team parla, infatti, di balzi interessanti dall’action allo storytelling con Remember Me e Life is Strange, fino ad arrivare al freschissimo action GDR sperimentato con Vampyr, presentato agli utenti con tutte le peculiarità di gameplay più moderne. Nonostante l’adeguamento agli standard odierni per ciò che compone gli elementi di gameplay di stampo ruolistico, Dontnod ha mantenuto la sua identità in termini di narrazione ed esperienza utente. In particolare, in Vampyr non sarà possibile tornare sui propri passi e rimediare alle scelte fatte in precedenza, perchè il salvataggio dei progressi è gestito automaticamente per mezzo di checkpoint. La storia, quindi, per come viene vissuta e manipolata dall’utente, non solo non ammette ripensamenti, ma va ad influire pesantemente anche sul rapporto con gli altri personaggi, sugli eventi futuri e addirittura sulla difficoltà, caratteristica inedita e molto interessante vista la saturazione del genere, poco incline, da troppo tempo, nel proporre novità.

In perfetto stile Dontnod, Vampyr si presenta agli utenti con un dettaglio stilistico molto interessante, ed un level design ispiratissimo. La qualità delle texture non passerà alla storia come la massima esperienza di fotorealismo, così come la cura riposta nelle animazioni, ma sono i dettagli a fare la differenza. I quartieri realizzati per riprodurre Londra sono tra loro vari e ben caratterizzati, come anche i modelli poligonali dei personaggi e, in generale, la meticolosità riguardante la composizione delle varie location, dagli edifici alle aree aperte. La mappa non è grandissima, ma c’è tanto da vedere e con cui interagire, come anche le vie alternative e gli oggetti facoltativi da scoprire tra gli angolini. Il meglio di sè, Vampyr lo mostra con le scene di intermezzo, presenti in gran numero, che raccontano la storia tra personaggi ben profilati e dialoghi interessanti, sebbene a tratti prolissi. La camera si muove in maniera intelligente, alternando quando opportuno riprese da lontano e primi piani: insomma, il comparto grafico funge da ottimo supporto per il racconto della storia, e grazie a specifici effetti che pongono l’accento sulle condizioni di Jonathan, Dontnod ci permette anche di esplorare una versione inedita del vampiro, quella di un uomo in lotta con sè stesso e che fatica a rimanere dalla parte del giusto. In tal senso, la parte audio svolge un ruolo primario, specie il doppiaggio del protagonista.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Grazie a Vampyr, Dontnod si conferma uno studio di sviluppo tra i più versatili nell’attuale panorama videoludico, prendendo come riferimento l’ultimo decennio. Vampyr è un’esperienza in grado di offrire un’ottima visione d’insieme, nonchè peculiare e inedita, della figura del vampiro, attraverso la storia di un ex medico costretto a confrontarsi con i propri conflitti interiori. Ciò che colpisce del titolo è la curva morale che è possibile generare durante la storia, dando forma ad un personaggio moralmente non corrotto o a un opportunista che deciderà di sacrificare innocenti per accrescere il proprio potere. In tutto ciò si sviluppa un’esperienza di gioco non particolarmente innovativa, ma fresca, che mette al primo posto l’interazione con gli altri personaggi e l’esplorazione della Londra quasi ex-vittoriana messa in piedi dagli sviluppatori. In definitiva, chi cerca un’avventura sfidante ma ricca in termini narrativi, troverà in Vampyr un’avventura appagante, coinvolgente e molto completa.
PRO
Narrazione molto interessante
Lato artistico molto ispirato
Caratterizzazione profonda dei personaggi e del protagonista
Buone trovate di gameplay
CONTRO
Combat system carente
Animazioni da rivedere