Ci sono voluti 6 anni per rivedere sulle console di gioco, nel mentre transitate verso una nuova generazione tecnica e videoludica, il successore di SoulCalibur V, che tanto bene fece nel lontano 2012. SoulCalibur VI ha dunque il compito di mantenere alta la qualità del brand legato a Bandai Namco in termini di sviluppo e produzione, e lo fa anzitutto con una novità nel roster dal nome altisonante, Geralt di Rivia, in un periodo in cui i picchiaduro in 2 D diminuiscono a vista d’occhio e non riescono realmente a proporre qualcosa di innovativo.

SoulCalibur VI – Recensione

Due storie al prezzo di una

SoulCalibur non è mai stato un picchiaduro come gli altri, spesso incapaci di trovare nella sceneggiatura un valido supporto allo smashing senza pietà sul pad. Al contrario, il copione c’è, ed accompagna un percorso narrativo che saprà coinvolgerci fin da subito anche grazie al background storico del titolo e ai suoi personaggi, dotati di quel qualcosa in più che ci spingerà a far nascere preferenze non soltanto in termini di feeling e abilità, ma anche in virtù di una caratterizzazione ben riuscita, che li vedrà alternarsi mettendo in mostra il meglio di sè in tutti i combattimenti della storyline. La trama, seppur non profonda nè longeva, ha dunque il merito di saper coinvolgere e, per quanto possibile per un titolo del genere, abbattere la noia proponendo repentini cambi di personaggio e ambientazione, con fili narrativi intrecciati e talvolta proposti come spunti di approfondimento. Ecco quindi che per giustificare la campagna SoulCalibur VI sfrutta molto le caratteristiche personali dei vari personaggi, ricucendo su misura una storyline suddivisa in sezioni lineari e motivate, appunto, da vicende che coinvolgeranno direttamente ciascun membro del roster.

La modalità storia non è soltanto un modo per apprendere i comandi, di base e avanzati, in una sorta di tutorial per la componente multiplayer; la volontà del team di sviluppo, ben chiara pad alla mano, è anche quella di dotare la componente narrativa di una serie di informazioni in grado di approfondire un po’ tutto il contesto, proporre un “manuale” di gioco e consentire di sbloccare determinati contenuti opzionali. La libertà di interagire ed esplorare non è ai livelli degli ultimi Dragon Ball, ma per il brand è un bel passo in avanti in grado di apportare la giusta freschezza alla produzione. Chi è invece alla ricerca di qualcosa di più custom, troverà più vicina alle aspettative la modalità Bilancia dell’Anima: è in questa componente che al videogiocatore è concessa libertà creativa, a partire dalla creazione e personalizzazione del proprio alter ego sia dal punto di vista estetico che, soprattutto, di approccio ai combattimenti. Una volta realizzato su misura il protagonista, partirà una storia un po’ più profonda di quella classica, e soprattutto più libera e ricca di missioni. La qualità di queste ultime, tuttavia, è bassissima in virtù di missioni ripetute e classiche quest di riempimento. Al netto della scarsa qualità, la seconda modalità storia risulta una mossa più che valida, perchè la densità di contenuti resta supportata da un comparto tecnico e di gameplay di tutto rispetto.

Combatti come sai

SoulCalibur VI sfrutta il concetto di ring per giustificare una serie di scelte di gameplay votate alla personalizzazione del combattimento che, indirettamente, demarcano l’utenza in base all’affinità col gioco. In parole povere, se conoscete già la serie e sarete in grado di calarvi subito nei tecnicismi e nei ragionamenti in cui vi guida il titolo, avrete decisamente una marcia in più rispetto ai neofiti o a chi non accetta una – seppur superficiale – dose di pianificazione. In SoulCalibur VI conta molto la scelta dell’arma con cui combattere in relazione alla distanza tra il personaggio controllato e l’avversario. In tal senso, quale arma equipaggiare dipende anche dall’approccio tenuto in combattimento: ponendosi sulla difensiva conviene imbracciare un’arma lunga; tenendo un atteggiamento propositivo, meglio una a medio-corto raggio. Parallelamente a tale scelta, dobbiamo anche saper padroneggiare i ritmi imposti dal combattimento e le funzioni base per offendere e difendere. Oltre ai colpi classici della serie, in SoulCalibur VI compare un nuovo indicatore di adrenalina grazie al quale dare libero sfogo ai colpi Lama Audace e Lama Critica, utilizzabili solo dopo aver portato a segno una serie di attacchi. La prima, che esaurisce metà barra, consente di eseguire in catena una serie di combo, mentre la seconda, eseguibile solo con il 100% di adrenalina, porta il personaggio a sferrare un colpo speciale introdotto da una breve sequenza filmata. Oltre alle mosse speciali trovano spazio anche il Taglio Invertito, la Carica dell’Anima e la schivata laterale, mosse utili per gestire attacchi, contrattaccare e buttare fuori dal ring l’avversario.

Potere ai personaggi

SoulCalibur fu uno dei primi a proporre anche in ambito picchiaduro 2.5D la parziale distruttibilità degli ambienti, unita a un dettaglio tecnico e artistico di alto livello. L’effetto “wow” adesso è chiariamente meno impattante, ma SoulCalibur VI, forte anche della presenza di Geralt nel roster, risulta comunque molto accattivante soprattutto per via della già lodata caratterizzazione dei personaggi. L’effetto scenico è importante, tra illuminazione, ombre ed effetti particellari ben riusciti, ma anche le cutscene sono di buon livello: ottima recitazione e buon dettaglio sopperiscono a una scarsa pulizia delle texture e a una palette di colori che forse sarebbe dovuta essere più vivace. Le proporzioni dei modelli sono buone in rapporto all’ambiente, ed anche qui notiamo che al netto della buona dinamicità dei combattimenti – per un 2.5D – un po’ di dettagli in più sullo sfondo avrebbero giovato al contesto. Dal punto di vista audio la produzione non sorprende: buona la soundtrack, sufficiente il resto.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
SoulCalibur VI conferma la qualità della serie e prova, con pochi ma interessanti stratagemmi, a rinnovare il comparto gameplay e narrativo, configurandosi come un picchiaduro completo a cui non manca praticamente nulla. Le novità in realtà vertono esclusivamente sulla componente offline, e solo in parte riutilizzabili in multiplayer: in tal senso, buona la possiiblità di sfruttare lo spacing e qualche mossa aggiuntiva, ma al netto di queste piccole modifiche l’online non apporta grossi margini di longevità. Al contrario, la doppia modalità storia convince, come convincono i tentativi per svecchiare una formula in realtà molto difficile da rinnovare.
PRO
Ottimi tentativi per svecchiare il gameplay
Tanti contenuti inediti
CONTRO
Tecnicamente migliorabile