Non è un mistero che OnePlus One sia uno degli smartphone più desiderati dagli smanettoni, ma non solo. Forte di un prezzo assolutamente competitivo e di performance al top del mercato, il primo terminale di OnePlus, società giapponese con più di un punto di contatto con Oppo, ha superato agilmente lo scetticismo dei molti consumatori preoccupati dal sistema di vendita ad inviti e dall’assistenza tecnica, grazie a una serie di feedback positivi che non hanno lasciato spazio ad ulteriore perplessità. Ricevuto l’invito sul finire di luglio, anche per me è giunto il momento di addentrarmi nel mondo CyanoGen per oltre un mese di test con la versione 64GB – Sandstone. E questo è il mio responso dopo varie condizioni di utilizzo.

Sommario specifiche tecniche

Sistema Operativo Android 4.4 CyanogenMod 11S (vers. attuale: Android 4.4.4)
CPU Snapdragon 801 2,5 Ghz Quad Core
Memoria RAM 3 GB
Display 5,5” 401 PPI Gorilla Glass 3
Risoluzione Full HD 1920×1080 IPS LCD
GPU Adreno 330
Memoria archiviazione 16 GB / 64 GB; non espandibile
Batteria 3100 mAh
SIM Micro SIM
Fotocamere 13 MP posteriore Dual LED, 5 MP anteriore
Dimensioni 152.9 x 75.9 x 8.9 mm
Peso 162 gr

Caratteristiche fisiche

Confezione e design

IMG_1480Partendo dall’inizio, per chi non lo sapesse OnePlus One è disponibile nelle versioni 16 GB e 64 GB che differiscono, oltre per la capacità di storage, anche per la backcover non removibile: la versione 16 GB è la Slik White, bianca e liscia; quella da 64 GB è la Sandstone, nera e con un leggero effetto pietrisco al tatto. È in dirittura d’arrivo la cover in bamboo, a circa 39€. Nei primi mesi di lancio, il terminale è stato venduto esclusivamente con un sistema ad inviti, che ha permesso alla società di gestire più semplicemente gli ordini – numerosissimi, visto il grande appeal e il prezzo super competitivo – ma dovrebbe mancare poco alla disponibilità presso gli scaffali virtuali di Amazon ed i principali e-shop del settore. Va fatta anche una precisazione riguardo la spedizione, che vi invito a leggere in questo articolo.

Lo smartphone è arrivato piuttosto velocemente dalla Cina, in due confezioni distinte – una per il terminale, l’altro per il caricabatterie europeo – in una busta per raccomandata. Purtroppo questo imballaggio mi ha fatto storcere il naso, considerata la famosa delicatezza dei corrieri nostrani: non a caso, la piccola confezione del caricabatterie si è leggermente ammaccata agli spigoli. Detto questo, la confezione originale ha messo in evidenza la cura maniacale della società per i dettagli: ogni accessorio ha un proprio inserto su misura nella scatola, che presenta i colori del marchio – rosso e bianco – e un sistema di apertura orizzontale decisamente per appassionati. Nonostante la bellezza della confezione, a voler cercare il pelo nell’uovo va sottolineata l’assenza delle auricolari, che viene tuttavia ripagata con un caricabatterie da muro estremamente veloce, di cui se ne parlerà nel paragrafo specifico. Qualcuno potrebbe aver da ridire anche sul cavetto USB: la lunghezza è sufficiente, ma inferiore a quella di molti concorrenti; il connettore è slim, una scelta sicuramente gradevole dal punto di vista estetico, ma che va a danneggiare l’usabilità in quanto il cavo potrebbe staccarsi facilmente da altri dispositivi – mi è capitato spessissimo con il D-Link 510L quando l’ho usato per ricaricare lo smartphone in tasca, costringendomi ad usare un altro cavetto USB per tenere ben saldo l’input.

_MG_0009Passando alle caratteristiche di costruzione, OnePlus One è uno smartphone unibody con display da 5,5” e cornice molto stretta, che consente allo schermo di occupare quasi completamente la larghezza del terminale. Sulla parte frontale troviamo il LED di stato multicolore e gli immancabili tasti soft touch leggermente retroilluminati; ai lati il bilanciere del volume e il tasto on/off da una parte, il carrello per la micro SIM dall’altra. I tasti fisici occupano pochissimo volume sulla carcassa, dando l’impressione che non ci siano affatto: si tratta solamente di un effetto estetico – gradevole, perché non spezza le linee dello smartphone – ma non c’è alcun problema di feedback legato alla pressione. Sulla parte posteriore sono presenti il logo OnePlus One e la scritta CyanogenMod.
Come mi è capitato per HTC One, anche OnePlus One ha fatto breccia nel cuore di molti. Sono state davvero tante le persone che hanno voluto toccare il terminale, scrutandolo a 360 gradi, e mi è capitato anche che durante il Gamescom un collega norvegese mi chiedesse informazioni, concludendo con deciso “fiondarmi ad acquistarlo sarà la prima cosa che farò quando sarò a casa”. Effettivamente, OnePlus One è bello, perlomeno la versione 64 GB: l’effetto sulla cover è piacevole ed aumenta la presa, ma va dato anche il giusto tributo agli ingegneri per aver permesso la realizzazione di una cornice molto stretta, che valorizza lo schermo e permette all’utente di controllare agevolmente il sistema con una mano. In realtà, tutti gli aspetti del terminale sono stati curati con profonda attenzione: lo spessore di appena 9 mm, la cornice argentata, il LED di stato che notifica anche quando lo smartphone è in carica, e tante chicche simili.

Nell’uso quotidiano

Schermo

Gli ingegneri OnePlus sono riusciti a contenere la cornice del display e la larghezza complessiva del terminale, permettendo all’utente un’impugnatura sicura che, al tempo stesso, garantisce ottima usabilità con una mano – considerando i chiari limiti di un 5,5”. Al di là dell’aspetto puramente esteriore, il display montato su OnePlus One è un Gorilla Glass 3, vetro di indiscutibile robustezza che conferma ancora le ambizioni della società cinese nel puntare ai massimi livelli del mercato – infatti, il Gorilla Glass 3 è presente su quasi tutti i terminali di prima fascia, ma è assente su Xperia Z2, ad esempio. Passando alle proprietà del display, parliamo di un Full HD da 401 PPI che, nel panorama dei 5,5”, risulta inferiore solamente a LG G3, Oppo Find 7 e gli appena annunciati Galaxy Note 4 e Galaxy Note Edge, tutti e tre dotati di risoluzione da 2560×1440 pixel – per la precisione, i due Galaxy sono leggermente più grandi anche di dimensione. In realtà, con risoluzioni superiori a 1920×1080, si entra nel campo dei veri appassionati e dei produttori che puntano a stare al passo della concorrenza, ma i benefici per l’occhio umano si fermano praticamente al Full HD con una buona densità per pixel. A fine test posso ritenermi soddisfatto della qualità del display dal punto di vista dell’angolo di visione, brillantezza dei colori e luminosità, anche se qualcosa in più si poteva fare – dando uno sguardo ai colori del display di Wiko Highway, ad esempio, quelli di OnePlus risultano un po’ spenti.

Applicazioni e multimedialità

OnePlus One è da molti definito lo smartphone per smanettoni, principalmente perché monta una versione Android basata sulla famosissima custom ROM CyanogenMod, tra le più apprezzate e scaricate dagli appassionati. Le caratteristiche della CyanogenMod sono note a tutti: la ROM è leggera, fluida, ottimizzata per il risparmio energetico e, soprattutto, costantemente aggiornata dal team di sviluppo. È chiaro che possedere uno smartphone nativo CyanogenMod comporti tutti questi vantaggi, a cominciare dai continui fix di sistema e dagli aggiornamenti Android, puntualmente supportati dagli svilluppatori. Nel mese di utilizzo mi è capitato spessissimo di effettuare update di sistema o di app proprietarie, tra cui la Galleria e il Dialer, che hanno subito importanti aggiornamenti nel corso del tempo. Quella che ho visto è una costante attenzione verso i feedback degli utenti, nonché la volontà di tenere lo smartphone costantemente al passo. Le applicazioni proprietarie che meritano menzione sono principalmente tre:

  • Galleria: l’applicazione galleria di OnePlus One si presenta simile a quella di HTC Sense, con un riquadro dedicato ad ogni album (fotocamera, screenshot, Facebook, Twitter, Dropbox, Play Music, eccetera). È anche possibile visualizzare la galleria per momenti (dividendo le foto per giorno) o in formato elenco classico.
  • Temi e Vetrina temi: questa è in assoluto una caratteristica di CyanogenMod 11 che, ovviamente, su OnePlus One lascia più margini di personalizzazione. Le due applicazioni ci permettono di scaricare temi ufficiali e custom (creati dalla comunità) per poi mischiare tutte le componenti interne. Ad esempio, è possibile scaricare i temi di LG G3 e Samsung S5, per poi utilizzare icone e sfondi del primo, e caratteri e stili del secondo, dando vita ad un pack personalizzato che coinvolge più temi.
  • Dialer: come detto, il dialer ha subito un update piuttosto importante nel corso di questo mese: dal punto di vista funzionale, la schermata principale mette a disposizione i contatti più frequenti e l’ultima chiamata (ricevuta/persa/effettuata); esteticamente, è stato introdotto lo stile a mattoncini già presente in altre applicazioni e tipico di questa CyanogenMod 11.

Tra le altre ci sono AudioFX per personalizzare l’audio del sistema regolandone gli aspetti; Screencast per registrare un video dallo schermo; File Manager, completo e veloce explorer.
CyanogenMod è anche e soprattutto personalizzazione del sistema. Non a caso, il menu Impostazioni permette all’utente di definire moltissime opzioni avanzate per settare lo smartphone a proprio piacimento: schermata di blocco con widget, barra di stato, menu notifiche, gesture, pulsanti ed altro. È addirittura possibile regolare il colore dello schermo bilanciando alcuni aspetti, ed il LED di stato, che può essere impostato per qualsiasi applicazione installata scegliendo un colore e la modalità di lampeggio. Quasi tutte le impostazioni avanzate sono proprie del sistema, mentre alcune sono state pensate esclusivamente per OnePlus One.
Il punto debole del software, a mio modo di vedere, è il launcher Trebuchet: CyanogenMod è una ROM ad alto livello di personalizzazione, e fa strano constatare che si basi su un launcher semplicissimo molto lontano dagli standard di applicazioni come Nova e APEX. Anche se le due app appena citate sono dei veri e propri launcher standalone, e pertanto è fondamentale che dispongano di opzioni avanzate, bastava poco per rendere Trebuchet più completo – ad esempio, dando all’utente la possibilità di settare la griglia dello sfondo o del menu, come già detto limitati a 4 elementi per riga.

Tra i punti di forza dello smartphone c’è anche la fotocamera, che si attesta sugli standard della concorrenza tanto per dettagli tecnici quanto per qualità effettiva. La fotocamera posteriore da 13MP, con doppio flash LED, apertura F2, stabilizzatore digitale, autofocus e HDR, permette di registrare video a fino a 4K DCI, ovvero a risoluzione di 4096×2160. Inutile dire che, almeno per il momento, si tratta di una caratteristica praticamente inutile che non alza il livello di qualità dei video. Anche la fotocamera presenta un buon livello di personalizzazione per gli intenditori, che possono settare la codifica audio e video, piuttosto che attivare o meno le funzioni associate ai tasti fisici o la modalità per mancini. In generale, l’applicazione fotocamera non risulta particolarmente creativa, ma è senz’altro funzionale: per scegliere gli effetti è sufficiente uno swipe verso il basso sulla schermata principale, e tutte le opzioni di rilievo sono a portata di un tap. Non manca l’integrazione puntuale con il sistema di condivisione verso i principali social e servizi cloud, così come tutta la parte di modifica delle foto. Per mettere a fuoco basta semplicemente tappare una volta sullo schermo: buono l’effetto HDR, anche se un po’ lentino nell’elaborazione. La lacuna più importante, che speriamo venga colmata con un aggiornamento, riguarda l’autoscatto: agli amanti dei selfie ad oggi manca sia il conto alla rovescia, sia una gesture che attivi lo scatto, e le dimensioni dello smartphone rendono un po’ complicato scattare manualmente la foto.

Prestazioni hardware e autonomia

Come anticipato, una delle gradite sorprese che OnePlus One mette a disposizione dell’utente è il super caricabatterie da muro, che ripristina l’autonomia dello smartphone in appena 2 ore. Questa è sicuramente la prima caratteristica del terminale che mi ha impressionato, in quanto, nonostante la già ottima capacità della batteria grazie ai suoi 3100 mAh, bastano appena 10 minuti di ricarica per passare da un residuo del 15% a un più che rassicurante 30% per completare la giornata. Tuttavia, è bene precisare che la ricarica veloce non funziona con il collegamento al PC – USB 3.0/2.0 – in quanto limitato dalle caratteristiche standard di voltaggio e amperaggio delle porte. Al di là della velocità di ricarica, non mi è mai capitato di arrivare a fine giornata con lo smartphone completamente scarico, nonostante il costante utilizzo in navigazione, push email, sincronizzazioni di ogni tipo e sessioni di gioco. Nell’economia generale dell’autonomia, non pesano nemmeno applicazioni a medio-lungo utilizzo che sfruttano componenti specifici, come Runtastic, che si appoggia a GPS e timer per tutta la sua esecuzione.

Nulla da eccepire riguardo le prestazioni: siamo di fronte a un top di gamma del settore che, al pari di concorrenti più famosi come Samsung Galaxy S5, HTC One M8, LG G3 e via discorrendo, può contare su un comparto hardware di prima qualità. Lo Snapdragon 801 a 2,5 Ghz è quanto di meglio offre il mercato, unito ai 3 GB di RAM per entrambe le versioni e GPU Adreno 330 a supporto dell’hardcore gaming. Impossibile trovare uno smartphone con caratteristiche hardware migliori – ad eccezione del display, come detto – il tutto confermato nell’intenso mese di utilizzo: mai un rallentamento, un’indecisione del processore, un piccolo scatto in game.
Non si può dire lo stesso della qualità in chiamata. Nonostante gli aggiornamenti software abbiano portato ad un aumento del volume proveniente dalla cassa auricolare, il livello di Samsung Galaxy S5 è ancora parecchio lontano: nonostante si riesca a parlare tranquillamente con l’interlocutore dall’altra parte del display, il paragone con i concorrenti è praticamente perso in partenza. Inoltre, in 8 chiamate su 10 si riscontra un fastidioso bug che abbassa la luminosità dello schermo – anche se settata in manuale – e tira giù la tendina delle notifiche, rendendo meno immediata la chiusura della chiamata. Tra le segnalazioni, aggiungo anche l’assenza della registrazione della chiamata, ormai a disposizione su quasi tutti gli smartphone.

Benchmark e gaming

La solidità delle prestazioni offerte da OnePlus One va addirittura rafforzandosi con i continui aggiornamenti software che riceve il terminale. Di seguito i risultati su AnTuTu Benchmark v 5: a sinistra, il test al primo giorno di utilizzo con Android 4.4.2; a destra, il risultato dello stesso test a un mese di distanza, con Android 4.4.4.

confronto bench

Si tratta di una comparativa che faccio con ogni terminale, ma non è mai capitato che la differenza fosse così importante da doverla evidenziare, come in questo caso. L’amazing di AnTuTu si commenta con i numeri: score di 47464, lontano da HTC One M8, già battuto con il precedente punteggio di 36227.

Vellamo 3.0
Browser: 2862; Samsung Galaxy S5 < OnePlus One 4.4.2 < OnePlus One 4.4.4 < HTC One M8
Multicore: 1877; HTC One M8 < OnePlus One 4.4.4
Metal: 1701; HTC One M8 < OnePlus One 4.4.2 < OnePlus One 4.4.4

Anche i test con Vellamo (rispettivamente: navigazione con il browser predefinito, benchmark multi-core e singolo) rimarcano le ottime performance dello smartphone in oggetto, che vince il confronto con sé stesso (alla versione Android 4.4.2, evidenziando il miglioramento delle performance con gli aggiornamenti) e 2 volte su 3 con HTC One M8, capace di registrare un risultato migliore solo nel test di navigazione Web.
Per ciò che concerne il gaming, il test Ice Storm Unlimited con 3DMark v. Ice Storm 1.2, conferma in termini numerici la fluidità di gioco vista in tutti i titoli più esigenti che ho scaricato dal market.
Il punteggio totalizzato è di 19687, inferiore solo a Xiaomi Mi Pad ed Oppo Find 7a.
L’unica nota da fare riguarda Dead Trigger 2: il rilevamento automatico delle performance porta il gioco a impostare il livello di dettaglio medio; tuttavia, alzando i parametri al massimo della qualità, non si riscontra alcun rallentamento o scatto.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
Commento finale
Ho lodato in lungo e in largo OnePlus One, ma non ho ancora specificato la parte più interessante: il prezzo. La versione 16 GB è disponibile a 269€, mentre quella da 64 GB a 299€, a cui vanno aggiunte le spese di spedizione - classic o express. Ragionando sul totale, ci si porta a casa la versione da 64GB con spedizione express per 324€, un prezzo ben inferiore a tutti i concorrenti citati in questa recensione. OnePlus One è a tutti gli effetti un top di gamma venduto al prezzo di un middle-level, che da qui a poco sarà disponibile all’acquisto libero abbandonando il sistema ad inviti per pochi privilegiati. Ci sono solamente due scogli da superare: la diffidenza verso la marca - in questo caso assolutamente infondata - e l’assenza di assistenza tecnica in Italia. Con OnePlus, il consumatore ha finalmente trovato un alleato vincente nell’oligopolio del mobile, a patto che non cambino le strategie di marketing con il possibile OnePlus Two.
9,5
Materiali e design 9,5 Caratteristiche fisiche ed ergonomia 9 Caratteristiche hardware 9,5 Software e multimedialità 9
PRO
Prezzo super competitivo
Grande personalizzazione software
Hardware al top
Materiali e progettazione di prima qualità
CONTRO
Non c'è assistenza Italia o Europa
Schermo troppo sensibile in lock-screen
L'altoparlante in chiamata potrebbe risultare un po' troppo basso per alcuni