Lo storytelling non lineare ha portato nuova linfa al segmento delle avventure grafiche, almeno fino alla caduta di Telltale e alla manovra di resistenza di produzioni occasionali, come Life is Strange. A parte quest’ultimo, che continua a tenere alta la bandiera con un’ottima seconda stagione, le avventure hanno subito un rallentamento ulteriore, lasciando spazio soprattutto agli open world. Grazie ad Asobo Studio torniamo finalmente a godere di ritmi compassati, meccaniche pazienti e sceneggiatura inedita in A Plague Tale: Innocence, edito da Focus home, per una storia tutta particolare che saprà catturarvi dall’inizio alla fine.

A Plague Tale: Innocence – Recensione

Due fratelli e due mali comuni

A Plague Tale: Innocence racconta la storia di due fratelli, Hugo e Amicia, durante metà 1300, contesto nel quale l’Inquisizione Cattolica cominciava a prendere piede, per poi esplodere definitivamente 200 anni più avanti, e la Peste Nera imperversava in tutta Europa, trovando la propria voce nei libri di storia come la “grande morte”. In un contesto così grigio e desolante non può esserci spazio per una storia felice, e quella della famiglia De Rune ne è l’esempio. Hugo e Amicia sono rimasti orfani e devono andare avanti da soli, contando sul reciproco supporto e sulla stessa fiammella di speranza che alimenta ogni singolo nuovo giorno, ogni alba dell’ennesima giornata nera che li vedrà scappare, nascondersi e farsi strada tenendo alla larga il male che li circonda.

I motivi che spingono i due fratelli ad incamminarsi e cominciare l’arco narrativo di A Plague Tale resteranno avvolti nel mistero in questo articolo, ma posso tranquillizzarvi sul fatto che dal punto di vista narrativo Asobo non ha voluto lasciare nulla al caso, proponendo un racconto che si sforza di essere veritiero, senza esagerare con l’inventiva, la violenza e le scene ad effetto. I due fratelli hanno un profilo caratteriale ben distinto, in cui si evince facilmente il reciproco supporto, pur mantenendosi distanti sotto diversi punti di vista, tanto emotivi quanto ludicamente caratterizzanti. Anche se la trama risulta piuttosto semplice nei contenuti, senza intrecci elaborati pur con qualche elemento contestuale molto profondo, non vivremo l’intuitiva storia della sorellona che protegge il fratellino, e ciò è un bene perché A Plague Tale in questo modo non cade mai nel banale e coinvolge il videogiocatore dall’inizio alla fine con costanza, con un buon alternarsi di momenti chiave.

Spara e scappa

Togliamoci subito il dente: A Plague Tale: Innocence non è un gioco sfidante. È molto lineare e semplice nelle meccaniche, e si conclude con un game over nel momento in cui Amicia e Hugo non avranno via di scampo dalle guardie. Si tratta, insomma, di un gameplay alla guardie & ladri, che ha il solo obiettivo di raccontare una storia e presentare dei contenuti che giustificano il contesto. Tutti gli elementi ed i puzzle ambientali sono quindi studiati alla perfezione non per mettere in crisi il videogiocatore, ma per fargli controllare in modo adeguato le varie opportunità di gioco. Oltre a scappare e a far perdere le proprie tracce, l’unica arma utilizzabile è una fionda posseduta da Amicia, che avrà il rischioso compito di mettere KO tutti i soldati incontrati lungo il cammino. Ho trovato questa scelta piuttosto azzeccata, perché qualsiasi altra arma, anche un semplice coltello, sarebbe stata forzata nelle mani nella protagonista, che nulla ha a che fare con il male che la circonda.

Da qui, l’utilizzo di una fionda consente alla ragazza di non uccidere, scappando ed offendendo i soldati senza sporcarsi le mani di sangue. Niente paura: quasi mai verrete attaccati da un gruppo di nemici tanto grande da mettervi in crisi, ed anche la risposta dei soldati, come i controlli della fionda, sono studiati per non rischiare troppi game over. Vivremo la maggior parte dell’avventura tra piccole stradine e aree un po’ più vaste, sempre con approccio stealth per scivolare alle spalle dei soldati o metterli fuoco gioco con qualche stratagemma ambientale. L’opera di Asobo si appoggia spesso e volentieri all’utilizzo della fionda per generare ombra o luce a seconda dell’obiettivo del videogiocatore, combinata a del sano crafting basato sull’alchimia, specialità di Amicia. Come nei vecchi stealth, il tutto si riduce dunque a spegnere delle fiaccole per togliere visibilità al nemico, creare diversivi o approfittare di un attimo di confusione per sgattaiolare via, in un susseguirsi di aree orchestrate ad hoc che durerà all’incirca 6 ore.

Alone in the dark

L’elemento caratteristico del gameplay, che spesso viene associato al diffondersi (o all’esistenza) di un virus massivo, è la presenza di un’ingente quantità di topi, attirati dallo sporco e dal sangue. Purtroppo la semplice struttura di gameplay che sorregge le scorribande di questi animali è talmente scontata da non rappresentare mai una minaccia concreta – e non solo per i più navigati. Dopo le prime sezioni guidate scopriremo che i topi si muovono nell’oscurità, fiondandosi sui cadaveri nella zona. Per uscirne indenni, basterà quindi illuminare l’area (tramite specifici elementi poco distanti) e attirare lontano gli animali sfruttando apposite esche. Per quanto visivamente accattivanti, tali momenti occasionali restano un po’ fini a sé stessi, nemmeno degni di essere chiamati puzzle ambientali, quanto giusto un modo semplice per diversificare l’avventura.

Tecnicamente siamo davanti ad un gioco che potrebbe facilmente confondersi con un’opera indipendente. Le cutscene sono diverse ed interessanti, ma la qualità e la quantità dei dettagli non è esaltante; i primi piani fanno una bella figura, trascurando il lip-sync non impeccabile, e la soundtrack accompagna con buona autorità il videogiocatore in questa bella avventura. L’ottimizzazione tecnica c’è tutta, e non soffrirete mai di cali di framerate, pop-up grafici e strani bug. Tuttavia, nell’insieme non si percepisce un elevato livello qualitativo.

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VALUTAZIONE
7,8
Commento finale
A Plague Tale: Innocence incarna appieno lo spirito di una produzione riuscita ma a basso budget, e ciò lo dimostra tanto la struttura di gioco, quanto il comparto tecnico. Certo è che nel panorama videoludico moderno sono rimaste poche le produzioni che puntano a raccontare una storia senza troppi fronzoli ed elementi di contorno (conquiste, collezionabili, enciclopedie) che solo una piccola percentuale di videogiocatori completa, dunque ben venga un’opera tanto lineare che non si perde in contenuti inutili. Il difetto del titolo Asobo Studio sta però nella semplicità di fondo e nella poca varietà di gameplay: in realtà non c’è mai niente di nuovo, perché ogni situazione è così chiara da non portarci mai a chiederci come proseguire. Se saprete scendere a compromessi di questo tipo, allora acquistatelo pure: vivrete una bella storia, un’opera originale, che intrattiene - seppur per poco - con l’inconfondibile sapore delle vecchie avventure.  
PRO
Atmosfera interessante ed opprimente
Storyline convincente
CONTRO
Contenuti semplici e lineari

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