Absolum è uno di quei giochi che, pur essendo arrivato sul mercato già da un po’, riesce comunque a ritagliarsi il suo spazio anche a distanza di tempo. Non sempre si riesce a stare dietro a tutto, ma quando ci si trova davanti a una sorpresa così piacevole, vale la pena tornarci sopra anche in ritardo. Sviluppato da Guard Crush Games in collaborazione con Supamonks e pubblicato da Dotemu, il titolo si propone come un ibrido tra picchiaduro a scorrimento classico e struttura roguelite, cercando di unire nostalgia e modernità in un’esperienza accessibile ma con una sua identità ben precisa. L’idea alla base è semplice: prendere l’immediatezza dei grandi arcade anni ’90 e inserirla all’interno di un sistema di progressione moderno, fatto di run, potenziamenti e rigiocabilità. Absolum non nasce per rivoluzionare il genere, ma per reinterpretarlo, cercando di unire nostalgia e contemporaneità in un’esperienza accessibile ma stratificata. Il risultato è un titolo che si rivolge sia ai veterani del genere sia a chi cerca qualcosa di diverso rispetto ai roguelite più canonici.
Absolum – Recensione

Magia proibita
La storia di Absolum si svolge nel mondo fantasy di Talamh, un continente segnato da un passato turbolento legato all’uso della magia. Un tempo risorsa fondamentale, l’energia arcana è diventata instabile e temuta, fino a essere messa al bando dal tirannico Re Sole Azra, che ne ha fatto uno strumento di controllo e repressione. Il giocatore veste i panni di uno dei ribelli che si oppongono a questo regime, scegliendo tra diversi personaggi con caratteristiche e stili di combattimento distinti. Tra questi troviamo guerrieri più classici, combattenti agili e figure più orientate alla magia, ognuno con una propria identità ludica e narrativa. La presenza di una guida spirituale che riporta in vita i protagonisti dopo ogni sconfitta giustifica narrativamente la struttura roguelite, creando un collegamento coerente tra gameplay e racconto.
La trama, tuttavia, non è il fulcro dell’esperienza, come ci si poteva ampiamente immaginare. Pur offrendo spunti interessanti e qualche sviluppo nel corso delle run, resta piuttosto in secondo piano rispetto all’azione. La durata dell’arco narrativo varia molto in base alle abilità del giocatore, ma si aggira intorno alle 10-15 ore per completare una run significativa, con ulteriori contenuti e varianti che incentivano la rigiocabilità.

Tra combo e ripetizioni
Il cuore di Absolum è il gameplay, che unisce le basi del beat ’em up classico a una struttura a run tipica dei roguelite. Il sistema di combattimento è immediato: attacchi leggeri e pesanti, schivate, parate e abilità speciali si combinano in un flusso continuo e soddisfacente. La semplicità iniziale lascia spazio, col tempo, a una maggiore profondità, soprattutto grazie alla varietà di nemici e situazioni. Ogni run introduce variazioni attraverso percorsi alternativi, incontri casuali e potenziamenti temporanei, che modificano le abilità del personaggio e incentivano approcci diversi. A questo si aggiunge una progressione permanente, che consente di sbloccare nuove capacità e migliorare le statistiche nel lungo periodo.
Il sistema funziona, ma non è privo dei limiti tipici del genere. Ad esempio, la varietà delle build, pur presente, non raggiunge mai livelli particolarmente profondi: molte abilità risultano poco incisive o difficili da distinguere, e alcune scelte durante le run non hanno un impatto significativo sul gameplay. Inoltre, dopo diverse ore, emerge una certa ripetitività nelle situazioni e negli scontri, soprattutto se si gioca in solitaria.
Un altro aspetto critico riguarda il bilanciamento: alcune sezioni possono risultare più ostiche del necessario, mentre altre sembrano troppo permissive, creando un ritmo altalenante che non sempre valorizza il sistema di combattimento. Nonostante ciò, la base resta solida e capace di offrire momenti davvero soddisfacenti, soprattutto quando tutte le meccaniche iniziano a incastrarsi correttamente.

Un fumetto in movimento
Dal punto di vista tecnico, Absolum colpisce soprattutto per la sua direzione artistica. Il gioco adotta uno stile disegnato a mano, con animazioni fluide e personaggi espressivi che ricordano un fumetto in movimento. Le ambientazioni sono varie e ben caratterizzate, contribuendo a costruire un mondo coerente e riconoscibile. Il comparto audio accompagna efficacemente l’azione, con una colonna sonora energica che sostiene il ritmo degli scontri. Gli effetti sonori sono altrettanto riusciti, restituendo un buon feedback durante i combattimenti. Sul fronte dell’ottimizzazione, il titolo si comporta generalmente bene su tutte le piattaforme, senza particolari problemi tecnici evidenti. Nonostante le buone parole generali da spendere sul titolo, non mancano alcune criticità. In particolar modo, in situazioni particolarmente caotiche, la leggibilità dell’azione può venire meno, rendendo difficile distinguere nemici e attacchi. Inoltre, alcuni effetti visivi risultano poco chiari, contribuendo a una sensazione di confusione durante gli scontri più intensi.
La presenza del multiplayer cooperativo, sia locale sia online, rappresenta uno dei punti di forza dell’esperienza. Giocare in compagnia aumenta il divertimento e riduce la percezione di ripetitività, valorizzando al meglio le meccaniche del gioco. Al contrario, l’esperienza in single player può risultare meno coinvolgente sul lungo periodo.

