Ancestors: The Humankind Odyssey è probabilmente il progetto più interessante ed intrigante uscito negli ultimi 5 anni, e Take-Two deve averlo capito se è riuscita a strappare un’esclusiva temporale per PC su Epic Games Store fino a dicembre. Non è un mistero che il gioco sia stato ideato dai creatori di Assassin’s Creed, ora alla guida del team Panache Digital Games, tanto che i richiami alla saga in termini di gameplay non sono pochi, ma guai ad avvicinarli troppo. Ancestors è un gioco che fa capitolo a sé nel mondo degli adventure: non è un action, neppure un survival in piena regola, anche se quest’ultimo segmento ci calza bene. Il gioco descrive a suo modo l’evoluzione umana dagli occhi di un primate che impara, vive e contribuisce all’evoluzione della sua (e della nostra) specie attraverso un sistema di esplorazione e progressione peculiare, tutto da scoprire.

Ancestors: The Humankind Odyssey – Recensione

Ciao Darwin

Il gameplay di Ancestors è un parallelismo dell’evoluzione della specie e del nostro alter ego, una giovane scimmia comune che non ha sviluppato alcun senso in particolare, ma che può contare soprattutto sull’olfatto e l’intelligenza, i primi due elementi su cui poggia l’esplorazione nelle fasi iniziali. Utilizzando queste capacità, il videogiocatore è in grado di muovere i primi passi all’interno della natura, che il team di sviluppo ci presenta come ostile e selvaggia; nulla di più della normale catena alimentare che vede sopravvivere il più forte, ma in grado di metterci a disagio nella prima parte perché spogli di qualsiasi aiuto e strumento per non lasciarci le penne.

In mezzo ai sensi della scimmia che percepisce ogni pericolo nei dintorni, dobbiamo guadagnare i punti di interesse più vicini avanzando nella foresta, aggrappandoci a liane ed alberi, saltando tra le piattaforme naturali che offre la zona e analizzando un po’ tutto ciò che troveremo lungo il cammino. Ancestors cancella quanto abbiamo imparato dagli altri titoli di esplorazione: non c’è né un vero e proprio tutorial, né una progressione della partita così come siamo abituati ad intenderla. L’avventura si basa sull’evoluzione della progenie, definita all’inizio, ed ogni azione, eseguita in modo casuale dal videogiocatore, contribuisce a tale scopo. Capite bene che ogni nuovo inizio di partita porta con sé un’evoluzione diversa, perché catturati da nuovi elementi e punti di interesse, stimolando l’intelletto della scimmia in modo sempre differente.

La progressione del nostro alter ego è lasciata appunto al nostro piglio esplorativo e alla curiosità di ciascun videogiocatore, non soltanto in termini di scelta (ovvero su quali parametri ed azioni insistere) ma anche in base al modo di vivere l’avventura. Vista l’assenza di un tutorial preciso e chiaro, l’avanzamento della progenie viene vissuta scoperta dopo scoperta, un po’ come la stessa natura ha costretto, al tempo, i nostri antenati. Ciò significa che sta all’impegno di ciascuno di noi scoprire gli elementi che possono evolvere la progenie sul piano “tecnologico” (con enormi virgolette), sociale e personale. Quest’ultimo aspetto è uno dei cardini della prospettiva survival del titolo, dato che dovremo nutrire e far riposare la scimmia di tanto in tanto. Il gioco però non ci dirà né quanto né quando considerare queste necessità, perché farà fede un indicatore piuttosto generico.

Il tutto ha come obiettivo quello di creare una tribù sempre più vasta e di portare la specie a un nuovo step evolutivo del neodarwinismo, scoprendo nuovi elementi di gameplay un po’ per intuizione, un po’ per caso, un po’ dopo averle provate davvero tutte. La fatica e i game over iniziali vengono ripagati nelle run successive, avendo preso confidenza con le prime scoperte e, soprattutto, con la struttura del gioco che inizialmente risulta spiazzante sotto ogni punto di vista. Il lato negativo della faccenda è chiaramente la ripetitività, che viene evitata solo fino al momento in cui il videogiocatore non padroneggia a dovere le fondamenta del titolo proseguendo per tentativi, esplorando nuove strade, e via di seguito.

Dalla teoria alla pratica

Una volta consolidata l’esperienza con il sistema, Ancestors costringe a ripetere ogni scoperta e a rimpinguare ancora la base di conoscenza della scimmia. Il fatto di ripercorrere più e più volte binari ormai assimilati e che non lasciano spazio a novità blocca il gioco (e il giocatore) per diverso tempo, senza garantire che con la nuova run si riesca a fare qualche passo in più. Questo non è l’unico aspetto che non va in Ancestors: The Humankind Odyssey, e nemmeno quello più fastidioso dell’opera, perché il vero lato debole sta nel sistema di combattimento, se così si può chiamare. Sia nelle prime battute che nelle fasi più avanzate del gioco, l’unica arma a nostra disposizione sarà la via di fuga lontano dalle minacce degli animali più forti che la scimmia sarà in grado di sentire. Teoricamente abbiamo anche la possibilità di spaventare i predatori meno violenti e di schivare i colpi, ma entrambe le opzioni funzionano piuttosto male, dunque la fuga resta davvero l’unica via per non perire sotto gli artigli e i denti delle bestie che incontreremo.

L’interazione con le altre creature del gioco mette in mostra una certa legnosità delle animazioni, e più in generale carenza tecnica importante, che coinvolge un mondo abbastanza statico. Tra compenetrazioni poligonali, imprecisioni e IA basilare, Ancestors: The Humankind Odyssey non fa nulla per essere ricordato come un open world riuscito sotto questo profilo, nonostante sia da apprezzare la grandezza della mappa e la densità degli elementi a schermo, spesso ricchi di dettagli. Sul piano audio il problema non si pone neppure; dato che la storia esclude gli umani, non è stato necessario alcun doppiaggio; è ovviamente presente un campionamento dei versi degli animali, piuttosto credibile, e tutti gli effetti ambientali che fanno da contorno all’esplorazione.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
7
Commento finale
Ancestors: The Humankind Odyssey è un titolo particolare, che non si fatica a definire di nicchia. Per questo va acquistato con consapevolezza, perché parole come “open world”, “survival” e “action” potrebbero trarre molto in inganno, specie se tra le righe si pensa ad Assasin’s Creed per via della mente in comune che li ha prima immaginati e poi progettati. L’opera di Panache si lascia scoprire con gusto per qualche nuova avventura, fino a quando la curiosità resiste, lasciando poi spazio a una ripetitività eccessiva causa azzeramento della scoperta.  
PRO
Nasce da un'ottima idea
Gameplay che si lascia scoprire a piccoli passi
CONTRO
Costringe a ripetere molte volte le stesse porzioni di gioco
Combat system grezzo e legnoso
Diversi difetti tecnici

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