Assassin’s Creed Valhalla continua il peculiare filone narrativo sotto l’ombra di uno spin-off lanciato da Origins e proseguito da Odyssey, che vede nuovamente Layla protagonista dei giorni nostri, all’interno di un copione che funge da pretesto per raccontare la storia degli Assassini, all’epoca dei fatti raccontati conosciuti, in realtà, come Occulti. In questo intreccio complesso ma ben studiato, trova spazio un’avventura importante nel cuore dell’Inghilterra del IX secolo, che fonda le sue radici sulle leggende norrene e sulla mitologia nordica, da cui appunto viene ereditato il nome del gioco. Rispetto a quanto ci si poteva aspettare, però, Assassin’s Creed Valhalla non pesca completamente dalle leggende, bensì potremmo dire che ne trae spunto, rielabora ed infine propone contenuti coerenti con il proprio contesto, al fine di dare una giustificazione complessiva sulla cronistoria degli eventi sufficientemente credibile per stare in piedi da sola. 

Assassin’s Creed Valhalla – Recensione

La conquista nordica

Con un pretesto narrativo assai superficiale, il videgiocatore viene catapultato nelle vicende della tribù nordica di Eivor – protagonista maschile o femminile, la cui scelta non influenzerà minimamente l’esperienza di gioco. Dopo un primo avvicendamento utile a giustificare il contesto, Eivor partirà per l’Inghilterra, dove troverà l’ordine degli Antichi al comando. L’obiettivo principale dell’avventura sarà ovviamente quello della conquista del territorio, suddiviso in vari Regni, al fine di spodestare dal trono il seguace di turno degli Antichi e prendere il controllo dell’area, favorendo la crescita di Eivor – e, di conseguenza, del movimento degli Occulti.

Gli eventi narrativi della sola main quest si sviluppano all’interno di un copione piuttosto lungo (oltre 30 ore) a cui vanno aggiunte le numerose ore per completare anche gli incarichi secondari. Insomma, Valhalla è senz’altro un titolo generoso dal punto di vista dei contenuti, da giocare e vivere senza troppa fretta, ma che a causa di ciò si porta dietro un ritmo fin troppo compassato, che vive di sussulti occasionali dovuti principalmente ad alcuni scontri epici posizionati in punti ben precisi lungo l’arco narrativo. Viene da sé che, con l’incedere piuttosto lento nell’epoca vichinga, anche le vicende del presente evolveranno in maniera compassata, risultando quasi come due copioni distinti che faticano ad amalgamarsi.  

Una volta recepita l’impronta di gioco, la creatura Ubisoft si lascerà scoprire con una discreta semplicità di fondo, un po’ grazie alla struttura ampiamente collaudata – ripresa da Odyssey ma con le dovute differenze – un po’ perché allargando lo sguardo verso gli altri open world, non va a modificare molto i canoni del genere. Assassin’s Creed Valhalla si configura come un titolo d’avventura che va a braccetto con il mondo RPG. Potremmo dire, in modo semplicistico, che è permesso specializzarsi in diverse abilità, racimolare e migliorare l’equipaggiamento, andare a zonzo per la mappa e scegliere quali quest affrontare (e in che ordine). In realtà, sotto il cappello di action RPG si nasconde un titolo dal gameplay molto profondo e più ragionato rispetto alle vicende vissute nell’antica Grecia. In Valhalla, l’impronta vichinga si fa sentire grazie a particolari missioni che avranno come obiettivo quello di conquistare castelli o fare razzie; in questi contesti, a schermo si muoveranno decine di combattenti, dando vita ad azioni spettacolari più o meno scriptate, volte ad enfatizzare il momento. Le situazioni belliche vissute in Valhalla, sebben caotiche, rappresentano l’essenza del titolo: un tripudio di violenza e crudeltà, ben focalizzato sull’idea condivisa del vichingo medio – che abbiamo apprezzato, magari, in qualche serie tv.

D’altronde, l’ambiente e il contesto nella loro totalità trovano precisi riscontri anche in game, evidenziando la volontà di Ubisoft di sfruttare appieno l’idea che ciascuno di noi ha per i vichinghi. Valhalla risulta senza dubbio il titolo più sanguinoso e violento della serie, ma anche quello in cui le sezioni stealth risultano quasi fuori luogo. Non è un caso se gli attacchi alle spalle siano stati messi da parte come casi isolati – sebbene vi siano anche abilità collegate a questo tipo di uccisione – in favore degli assalti di massa, di boss fight e finishing move violente e fuori dagli schemi. Tra le novità, ottima la possibilità di utilizzare due armi contemporaneamente, permettendo al videogiocatore di godere di una certa libertà nel definire il proprio set di equipaggiamento. Da questo punto di vista non manca la possibilità di specializzare il proprio armamentario con rune in grado di aggiungere bonus di stato, o andare alla ricerca di armi più potenti nascoste in qualche angolo della mappa.

Territorio ostile

Quando andrete in giro per le aree, però, ricordatevi di prestare attenzione al livello di ciascuna regione. Tra le novità portate nella serie da Valhalla c’è infatti il livello di difficoltà (rappresentato da un indicatore di “potere”) che permette all’utente di capire se è in grado di addentrarsi in una nuova area senza rischiare di perire dopo pochi colpi. Sebbene questa feature tenda a scoraggiare un po’, limitando l’essenza stessa dell’open world, dall’altra la ritengo un’informazione interessante che porta con sé quel senso di progressione – o farming, se volete – che in un gioco così lungo e dai ritmi compassati permette al videogiocatore di scandire e tenere sotto controllo il proprio livello rispetto al mondo circostante. Decidendo di addentrarvi in una regione molto pericolosa, sappiate che Valhalla non perdonerà, a prescindere dalle qualità customizzate del personaggio – che potrà essere evoluto all’interno di uno skill tree notevole.

Al di là della difficoltà dovuta all’esplorazione di regioni prima di raggiungere un adeguato livello di esperienza, in Valhalla non passerete il tempo a cercare in modo assiduo di guadagnare potere, perché le attività sparse per il mondo di gioco sono davvero tante, tra cui la possibilità di mettere in piedi un villaggio. L’idea e le possibilità legati alla tribù di Eivor si evolvono in modo naturale con gli eventi e con la trama, andando di conseguenza a giustificare le missioni di raccolta dei materiali necessari agli upgrade (come le razzie). Al villaggio saranno anche legati particolari contenuti extra, tra cui dialoghi e missioni. Il consiglio, quindi, è di spenderci il giusto tempo per non rischiare di perdere una bella fetta di gioco; tra l’altro, il team di sviluppo ha studiato la crescita della tribù in modo da non risultare troppo invasiva, pesando davvero poco sull’esplorazione e sull’investimento di tempo extra da dedicare alla propria gente.

La crescita della tribù guidata da Eivor è solo una delle attività da condurre fuori dalle missioni principali. Un titolo come Valhalla, con una mappa così grande, nasconde ovviamente una serie di chicche, attività e segreti difficili da contare, il tutto ben orchestrato all’interno del contesto. Ovviamente a far da sfondo a qualsiasi mansione c’è la cultura norrena, così anche le attività ludiche nelle locande risultano in linea con l’atmosfera vichinga. Alla stregua di questi contenuti, le modalità per esplorare la mappa ricalcano ovviamente i tempi, tra cavalli e barche, all’interno di un’area complessivamente molto variegata in cui trovano spazio laghi e soprattutto fitti boschi. Nonostante il periodo videoludico suggerisca un’era tecnica ormai al tramonto, Assassin’s Creed Valhalla – disponibile da subito su PS5 e Xbox Series X/S – si mostra ancora in grandissima forma in termini tecnici, con un livello di dettaglio impressionante per la portata del titolo, e un ventaglio di difetti purtroppo storico. L’unica nota da segnalare in tal senso riguarda il framerate poco costante durante gli assalti di massa, cuore pulsante dell’avventura, sebbene – per fortuna – centellinata lungo il percorso narrativo.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Assassin’s Creed Valhalla rappresenta la massima elevazione della saga dal punto di vista contenutistico. Il titolo Ubisoft è traboccante di attività, dettagli, sorprese e riferimenti, il tutto proposto all’interno di un contesto affascinante e poco esplorato nel mondo videoludico. L’intenzione di proporre un maxi open world è chiara, ed il risultato è eccellente: Valhalla vi terrà impegnati per almeno un centinaio di ore, tra una serie di incarichi non troppo ripetitivi e ben studiati.
PRO
Ricco di contenuti
Cultura e atmosfera norrena ben sfruttate
Ottimo sistema di progressione
CONTRO
Piccoli difetti tecnici perdonabili
IA migliorabile

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