Borderlands non è mai stato un titolo come gli altri. Con il suo gameplay così peculiare, un lato artistico fuori dal coro e una narrazione che rompe le righe, l’opera di Gearbox non ha faticato a guadagnarsi una cerchia di utenti fedeli, proponendosi nel segmento più ibrido degli action GDR con una propria identità, talmente unica da non avere veri e propri rivali. Ci troviamo a quasi una decade di distanza dal secondo capitolo, ed anche se nel frattempo ha fatto capolino uno spin-off, l’attesa per Borderlands 3 è andata in crescendo, finendo per bloccare il portafoglio dei fan con largo anticipo. Finalmente ci siamo, nel mese più ricco degli ultimi tempi, pronti a lasciarci trascinare dalle vicende accantonate 7 anni or sono.

Borderlands 3 – Recensione

Nuove minacce, vecchi doveri

La storia di Borderlands 3 si sviluppa qualche anno più tardi gli eventi che hanno portato all’epilogo della seconda iterazione. Dopo l’annientamento di Jack il Bello, Pandora è stata nuovamente soggiogata, stavolta da 2 folli gemelli di nome Troy e Tyreen Calypso, trasposizione in chiave gearboxiana di pseudo Youtuber con il vizio della propaganda tramite video online. Con un mix di populismo e fanatismo, purtroppo molto vicino ad alcune realtà che si sono sviluppate negli ultimi anni, i due influencer sono riusciti a creare attorno a sé un gruppo piuttosto folto di follower altrettanto “tenaci” e opposti ai Cacciatori della Cripta, ovvero i Figli della Cripta. Facile intuire come in Borderlands 3 tutto ruoti attorno a questa situazione di forte instabilità, con i nuovi protagonisti impegnati a mettere parzialmente da parte il discorso Cripte per concentrarsi su un nuovo sgombero di Pandora dal male che l’attanaglia.

I nuovi cacciatori con cui avremo a che fare è un quartetto ben caratterizzato. In breve, il cast di protagonisti è composto da 2 cacciatori (Zane e FL4K, rispettivamente esperto cacciatore e androide) ed altrettante cacciatrici (Moze e Amara, quest’ultima è una sirena con il potere di evocazione). Non mancano tante altre figure già conosciute e storiche della serie, un po’ per dare un senso di continuità alla saga, un po’ per del sano fan service dedicato ai fedelissimi. Conoscendo invece in profondità gli antagonisti di questo nuovo capitolo, vediamo in Tyreen, la sorella gemella, la figura centrale tra i due cattivoni, nonché quella più pericolosa. È infatti una sirena, figure ancora abbastanza avvolte nel mistero in Borderlands, con la capacità di assorbire il potere vitale di chi gli capita a tiro. Chiaramente è lei a guidare le mosse del duo, è lei la mente e in questo caso anche la forza che caratterizzano le avversità affrontate lungo la storyline principale di circa 25 ore; la longevità, nel pieno carattere della produzione, sale a picco considerando tutte le attività secondarie, che mai rappresentano un peso durante le scorribande. Ad incentivare il videogiocatore ad esplorare i vari pianeti su cui faremo capolino, ci saranno i veicoli e la raccolta di collezionabili, in perfetto stile open world. Nonostante il ritorno tra le fila dei Crimson Raider sia piacevole sotto tanti punti di vista, la trama di Borderlands 3 rappresenta probabilmente il difetto maggiore della produzione, incapace di regalare un coinvolgimento all’altezza della serie soprattutto per colpa degli antagonisti che non riescono a raggiungere le vette conquistate da Jack il Bello. Al contrario, invece, le sidequests sono forse le più riuscite per la serie: obiettivi sempre diversi, character folli e trame che, nel senso buono, talvolta non stanno né in cielo né in terra.

A seconda del personaggio scelto per vivere l’avventura, Borderlands 3 propone un particolare skill tree e potenziamenti ad hoc, volti ad esaltare le caratteristiche di ciascun protagonista. Sicuramente il profilo che rompe maggiormente gli schemi col passato è l’androide FK4K, in grado di poter andare in giro con un compagno d’avventure, ma anche il tattico Zane e la combattente Moze hanno un certo fascino che ben si sposa con altri approcci ludici. Infine, Amara, col suo essere sirena e quindi dotata di peculiarità di gioco uniche, è la più caratteristica del terzo capitolo, bilanciata comunque a dovere in termini di combat system. È lo stesso sistema di combattimento a rappresentare per la saga, e in particolare per questo terzo capitolo, un elemento importantissimo nell’economia del gioco, in cui trovano spazio una miriade di armi, come al solito suddivise tra classiche, leggendarie e semplicemente fuori di testa. Molte delle bocche di fuoco hanno particolarità uniche in termini di potenza, raggio, modalità di fuoco, rendendo l’esperienza variegata anche in termini di arsenale; ogni videogiocatore riuscirà a trovare il set d’equipaggiamento preferito tramite cui fare casino ed eliminare ogni minaccia, magari usufruendo delle novità di gameplay contestuali all’ambiente come l’arrampicata, la scivolata e il colpo dall’alto.

Dopo aver terminato l’avventura principale è possibile cimentarsi con un endgame corposo e ricco di possibilità, a cominciare dall’inseguimento al 100% di completamento, portando a termine tutto ciò che il gioco ha ancora da offrire e che durante la storyline non è stato possibile esaminare con la giusta attenzione o perché il livello del personaggio non era sufficiente – in questo caso vengono in aiuto i gradi di Guardiano. Dato che la difficoltà si alza con i contenuti di fine gioco, ed in particolare con le modalità “orda”, il post-epilogo è godibile soprattutto in co-op, seppur non sia un fattore vincolante. Infine, ottima la possibilità di ricominciare con il New Game Plus, conservando progressi ed equipaggiamento.

Una garanzia

Con Borderlands 3, Gearbox ha cercato di donare alla produzione una visione più ampia, non più limitata al pianeta Pandora, cercando di costruire un universo più completo e ricco di particolari. Potendo contare su nuove terre, il team di sviluppo ha anche potuto sbizzarrirsi, creando un mondo di gioco vario e colorato, in cui ciascun pianeta può contare su una propria cultura e caratterizzazione ambientale. Il livello di cura riposto nella realizzazione del tutto è molto alto, e tiene conto di un ottimo level design che si sviluppa anche con un’inedita verticalità, una soundtrack d’accompagnamento unica per ogni pianeta e molto carismatica, e una palette di colori come detto davvero affascinante – come tutto il comparto grafico, peculiarità della produzione. Ciò che manca però a Borderlands 3 rispetto ad altri open world è la dinamicità dell’insieme, con i personaggi secondari troppo statici e in attesa di ricevere ordini o di attivare qualche dialogo, che lasciano il gioco eccessivamente diviso a scompartimenti.

Al di là di questo difetto comune alla maggior parte degli open world, Borderlands 3 è la solita gioia per gli occhi con quel suo peculiare lato artistico che sta tanto a cuore ai fan. Sacrificare il realismo non vuole certo dire abbassare la qualità tecnica e grafica della produzione, ed infatti i dettagli con cui vengono rappresentate le location lasciano davvero soddisfatti, come pure gli effetti particellari e di illuminazione. La resa dei personaggi, dunque i modelli poligonali, le animazioni e le espressioni del viso, sono di ottimo livello come pure la rappresentazione degli scontri. In un titolo così frenetico come Borderlands, la stabilità del framerate gioca un ruolo importante, e fortunatamente mi ha convinto tanto su PS4 quanto su PC; quest’ultimo ha chiaramente una marcia in più, anche solo per la flessibilità di configurazione che è in grado di offrire. E per quanto riguarda l’audio, magari tutti i videogame fossero come Borderlands 3: soundtrack ricca di tracce e molto variegata, doppiaggio italiano puntuale, ben incluso nel contesto e molto divertente.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Convincente, pazzoide e coinvolgente. Borderlands 3 porta alla massima evoluzione la saga, dando un senso alla lunga attesa per mettere le mani su questo terzo capitolo. Il lavoro di Gearbox è stato puntuale sotto tutti i punti di vista, come ha già abituato i fan. Volendo trovare un punto debole riguardo la nuova esperienza, sicuramente i fratelli Calypso non sono all’altezza di Jack il Bello, ma era obiettivamente difficile raggiungere quei livelli, e la trama in generale non entusiasma più di tanto.
PRO
Ricco di contenuti
Divertente, straripante, originale
Apprezzabile la scelta di esplorare nuovi pianeti
CONTRO
I nuovi antagonisti non sono al livello di Jack il Bello
La trama non è coinvolgente come in passato

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