Ben poco si è detto e si è mostrato di Bound prima della sua pubblicazione da quando è stato annunciato un anno fa per PS4. Sia il suo sviluppatore Plastic che l’editore Santa Monica hanno mantenuto un profilo basso, ingolosendo qua e là giocatori e curiosi con screenshot carichi di colori e dettagli. “Un gioco che non è un gioco“, lo presentava così lo stesso Micha? ‘bonzaj’ Staniszewski, fondatore del team che ha le sue radici nella demoscene. La descrizione è del resto in linea con tutte quelle “esperienze particolari” basate su una componente narrativa forte quanto criptica e avvolta dal mistero, in cui le chiavi per l’assegnazione di senso vengono lasciate al giocatore. Allo stesso tempo è un gioco fatto di obiettivi da raggiungere, puzzle da risolvere e piattaforme da saltare come la struttura di tanti altri platform 3D.

Bound - Plastic

Guardare indietro per andare avanti

Bound è un titolo che si gioca su due piani: quello della realtà in cui vestiamo i panni di una donna incinta che rivive i suoi ricordi d’infanzia dai disegni di un vecchio diario, e il piano surreale del sogno dove i ricordi si incarnano e prendono le forme bizzarre di una fantasia nata dalla mente di una bambina. Reale e surreale sono in continuo mescolarsi, fino a confondersi e raccontare una storia che si nutre dei dettagli di ciascuno dei due mondi.

Bound - PlasticL’espediente di introdurre un mondo “fantastico” permette di accentuare la narrazione di base attraverso l’uso di metafore. Il potere evocativo delle immagini, unito al sonoro che ben accompagna le transizioni, si sviluppa in livelli montati con sequenze che si ripetono: un inizio nella vita quotidiana in cui scegliamo quale memoria del nostro diario rievocare, una parte a piattaforme nel mondo fantasioso di puro scorrazzamento e salti di precisione, una parte esplorativa dei propri ricordi dove muovendoci all’interno di uno scenario frastagliato prendono forma col nostro sguardo protagonisti e luoghi della storia passata.

Ogni elemento è legato narrativamente a doppio filo e secondo il percorso che il giocatore sceglie di intraprendere. Questa struttura fatta di unità narrative che mano a mano compongono un racconto di ordine superiore non spezza il ritmo, anzi dà ordine e permette di assimilare le vicende. Per evitare di rovinare la sorpresa a chi lo andrà a giocare non ci addentriamo nei particolari della storia che comunque potrà essere portata avanti nel giro di poche ore.

Piattaforme e segreti

Dal punto di vista prettamente di natura platform il gioco non presenta grandissimi ostacoli se si vuole semplicemente terminare il livello e proseguire con la storia, salvo la necessaria richiesta da parte vostra di abbondante precisione soprattutto nei salti all’interno di questi ambienti di gioco procedurali. Per semplificare l’approccio quando si è alle prime armi con il gioco, è possibile, ad esempio, impostare dei margini per fare in modo che non cadiate a destra e a sinistra mentre state percorrendo una trave.

Bound - PlasticAlcune sezioni vi chiederanno un maggiore impegno per capire come raggiungere determinati punti, ma si tratta alla fine di osservare con attenzione l’ambiente circostante per individuare gli elementi utili con cui interagire. Se invece siete intenzionati a scovare ogni segreto nel gioco, passaggi misteriosi, o scorciatoie, allora la sfida si fa più interessante e difficile. Personalmente ho preferito rimuovere le barriere invisibili per raggiungere alcune zone spinta da curiosità, così facendo mi è sembrato di avere maggior controllo su salti e atterraggi.

Se amate completare al 100% ogni gioco, altre sfide sono impostate dai trofei che vi spingeranno a completare Bound entro 50 minuti, in una sola run senza guide, raccogliere tutti i frammenti di memoria e molto altro. Dopo il primo completamento si sblocca la modalità Speedrun in cui potete mettere alla prova i vostri tempi su ciascun livello e confrontarli con quelli di amici o con tutto il mondo.

Arte e architettura

Descritto così, in modo talmente meccanico, Bound sembra un comunissimo gioco come tanti altri invece uno dei suoi punti di forza sta proprio nella sua presentazione visiva. Quando entriamo per la prima volta con gli occhi all’interno del mondo alternativo siamo subito attratti dalla sua stranezza. Due figure “aliene” discutono su quanto il mondo sia in pericolo e più qualcosa è distante da noi, più ci stimola un senso di curiosità. Il mondo in questione è scosso da vibrazioni, cangia davanti ai nostri occhi, scosso in profondità, spezzettato in un misto di linee e forme geometriche che prendono ispirazione da movimenti artistici.

Bound - PlasticTroviamo il Neoplasticismo di Mondrian di cui si ritrova lo stesso equilibrio geometrico e cromatico delle sue opere su diverse strutture, o il Suprematismo dove gli elementi geometrici spiccano per tutta la loro semplificazione in quadrati neri su sfondi bianchi, chiari omaggi a Malevich. E ancora, Concretismo e influenze della scuola Bauhaus. Un’architettura ricca in cui piani e prospettive solleticano l’occhio anche al muoversi della telecamera con cui guardare il mondo a testa in giù, o sentirsi all’interno di un’illusione ottica di Escher. Una realizzazione anche e soprattutto funzionale oltre che raffinata, dove le geometrie vanno a comporre scalinate, piattaforme e altri elementi di raccordo.

Danza liberatoria

La stessa raffinatezza è rappresentata dalla protagonista che guideremo nei livelli, infatti impersona una ballerina e si muove con grazia ed esplosività in base alla figura che esegue. Il repertorio a nostra disposizione è limitato ma è attivato in assoluta libertà a scelta del giocatore. In termini di gioco si traduce in salti, scivolamenti e capriole, e passi più completi utilizzati per contrastare gli elementi malvagi che cercheranno di bloccare la nostra avanzata incatenandoci.

Bound - Plastic

L’acquisizione dei gesti è modellata sulla ballerina Maria Udod e le coreografie di Micha? Adam Góral, che danno un senso di realismo ai movimenti che altrimenti sarebbero sembrati un insieme poco armonico di azioni attivabili alla pressione dei tasti del gamepad. Anche in questo caso la danza appare metaforica, identificativa di quell’atto liberatorio di energie positive in grado di contrastare tutti quegli impedimenti, quei vincoli e quelle esperienze negative che cercano di intrappolarci.

Tanta finezza e ricercatezza si prestano a essere immortalate attraverso la “photo mode” con cui possiamo bloccare un attimo, esplorarlo dall’altro al basso, avvicinare o allontanare l’obiettivo, impostare filtri, la vignettatura, sfocatura e lunghezza di campo, aggiungere grana, cornici, e tutto il necessario per creare risultati artistici eliminando eventuali elementi di disturbo. Dopo aver completato Bound almeno una volta sarà disponibile la modalità “foto permanente” che permette di giocare i livelli interamente con i filtri e le impostazioni definite con la modalità foto. Una sfida ulteriore provare a finire il gioco interamente in bianco e nero!

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Plastic è nota per amare le sperimentazioni, dopo Linger in Shadow e Datura, Bound è la realizzazione più completa avvicinabile a un gioco. Questo titolo a piattaforme si porta a termine in pochissime ore, offrendo comunque un buon grado di rigiocabilità attraverso sfide e Speedrun. L'elemento principale su cui si concentra è però la storia, infatti né i nemici né i piccoli puzzle che incontreremo nel cammino sono pensati per impensierirci più di tanto. Gli eventi sono narrati in capitoli attraverso l'uso di metafore per suscitare emozioni più forti e avvicinare il giocatore alle tematiche raccontate. Il plauso maggiore va fatto alla componente artistica, dove estetiche e sonoro collaborano alla perfezione per offrire un mondo astratto, vivo e interessante da osservare da varie angolature.
PRO
artisticamente sublime
ottima colonna sonora
CONTRO
qualche imprecisione nei controlli
poco longevo se non si è interessati a sfide e segreti

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