L’alternanza nello sviluppo dei Call of Duty tra Infinity Ward e Sledgehammer Games porta questi ultimi a realizzare l’ultimo capitolo (in ordine di tempo) di Modern Warfare, la riedizione del terzo capitolo che, come vedremo, intende riprendere alcune tematiche dal passato. Come da tradizione, il gioco si divide in una campagna single player da intendere come tutorial esteso di gameplay e background narrativo volto a preparare gli utenti a quella che da sempre è la vera sfida del titolo, ovvero il multiplayer. Dopo una ripartenza in nextgen un po’ traballante con il capitolo dello scorso anno, Modern Warfare III prova a riportare la creatura di Activision sul trono degli sparatutto modificando un po’ la formula della saga e facendo leva su alcune intuizioni del passato, ma anche in questo caso il risultato finale non può dirsi completamente appagante.

Call of Duty Modern Warfare III – Recensione

La campagna cambia formula

Come spoilerato dagli eventi che hanno preceduto il rilascio del gioco e, prima ancora, da Modern Warfare II e da Warzone, la campagna single player di Modern Warfare III riprende le vicende legate alla guerra chimica in cui Vladimir Makarov gioca il ruolo del cattivo di turno, muovendo a piacimento le sue pedine sul territorio dell’Urzikstan, la scacchiera perfetta per un’operazione militare del genere. In un’avventura che presenta in realtà pochi colpi di scena rispetto a quanto siamo abituati con la saga Activision, Makarov e tutti gli alleati principali della Task Force 141 risultano ben caratterizzati in fatto di profilazione, ed anche l’impatto delle scene di intermezzo rimane impressionante, come da tradizione. Nel complesso, però, la sceneggiatura di Sledgehammer risulta un po’ più piatta e calma del solito, vuoi per una evidente carenza di idee, vuoi per alcune scelte di gameplay che non hanno premiato fino in fondo.

La campagna nell’Urzikstan si divide principalmente in tre esperienze diverse. La prima, quella più corposa, è ovviamente la linea bellica tradizionale, molto lineare e dunque frenetica, in cui le scene scriptate e gli assalti alle truppe nemiche scandiscono un ritmo intenso ed esaltante. Più marginali le altre due esperienze proposte in MW III, come le fasi stealth, in generale ben riuscite grazie a mappe e modalità di approccio più interessanti, e le Open Combat Mission, ovvero missioni approcciabili con più libertà rispetto alla classica impostazione a pilota automatico tipica della serie. Nonostante il tentativo di proporre qualcosa di nuovo (ma anche più attuale se guardiamo all’intero mercato) il risultato raggiunto dalle OCM può dirsi soddisfacente a metà, in quanto la maggiore libertà promessa dagli sviluppatori si traduce sostanzialmente in una mappa più grande ma poco ricca di opportunità, in cui sullo sfondo campeggia la solita impostazione che porterà i videogiocatori a compiere le missioni nell’unico modo realmente concesso dai level designer.

Tutti contro tutti

Trattandosi di un titolo uscito con pochi mesi di distacco dal precedente, non c’era da aspettarsi un gameplay stravolto se non con qualche piccola miglioria di fondo. Dalle leggere modifiche trova i maggiori benefici il sistema di puntamento, ora più fluido, e qualche arma inedita che potremo utilizzare di tanto in tanto. Passando dal capitolo precedente a questo, insomma, appare evidente come MW III risulti una sorta di estensione dell’ultima iterazione, in cui solo i giocatori più fedeli alla saga sapranno riconoscere a quale titolo stanno giocando. L’intenzione di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo lo si intuisce anche dall’operazione di ripristino e parziale restyling delle mappe dell’originale Modern Warfare 2, considerate tra le più riuscite e divertenti degli ultimi capitoli. Da questo punto di vista, Sledgehammer si è limitata a dare una rinfrescata qua e là alle texture e riempire qualche prospettiva un po’ scarna, cercando di non snaturare quelle location tanto apprezzate dai fan. In un titolo in cui le novità sono essenzialmente poche e non perfettamente realizzate, le mappe ereditate dal passato risultano probabilmente la cosa più azzeccata assieme al ritorno (anche qui) di 2 modalità molto amate: la guerra massiva e gli zombie tramite l’Operazione Deadbolt. In entrambi i casi il team di sviluppo ha cercato di svecchiare le dinamiche di due modalità comunque un po’ datate, cercando di portare movimento nell’idea delle due esperienze, risultando in un miglioramento finale che non si può non sottolineare. Nonostante il divertimento assicurato da una guerra di massa o dagli immancabili zombie, è però più che plausibile che i fan dirottino le proprie attenzioni su modalità più classiche, quelle che in buona sostanza riescono a divertire con meno attese e più obiettivi.

Tra le novità a corredo dell’esperienza, c’è da fare una carrellata di citazioni che partono dal Tac-Stance (una sorta di doppia modalità di mira da alternare nelle situazioni più comode), il ritorno della segnalazione nella mappa di nemici che sparano senza silenziatore, il pannello legato all’Armaiolo e il Call of Duty HQ, l’hub centrale dell’esperienza COD. Rimanendo in tema di equipaggiamento, una delle novità importanti proposte in Call of Duty Modern Warfare III sta nella modifica al sistema di progressione, non più legato totalmente all’esperienza raccolta con le ore di gioco, ma anche finalizzato al completamento di sfide e missioni speciali e giornaliere. Questo espediente ha il sicuro vantaggio di premiare gli utenti più affezionati al gioco, evitando di sbilanciare il gameplay fin dalle prime settimane dal rilascio ma dilatando i tempi con cui sarà possibile mettere su un equipaggiamento più letale della media. Di contro, anche se l’acquisizione di armi e gadget sarà così scandito, grazie al Carry Forward potremo caricare dal precedente episodio determinati item di Modern Warfare II e Warzone, consentendo agli utenti di non mettere da parte tutti gli acquisti fatti in passato.

Dal punto di vista tecnico, Modern Warfare III non si discosta quasi per nulla dal precedente capitolo, come ampiamente intuibile anche per ragioni di tempi di sviluppo. Troviamo essenzialmente la stessa qualità in fatto di texture, illuminazione ed effetti particellari, mantenendo l’asticella su un livello più che coinvolgente. Il solidissimo netcode e l’eccellente framerate anche in questo capitolo rappresentano solo una conferma di quanto elementi del genere siano importanti in uno sparatutto competitivo come Call of Duty, e mai trascurati dal team di sviluppo.

Ulteriori informazioni

Per rimanere aggiornato sulle ultime novità, continua a seguire la rete Social di Nextgentech.it, tramite la pagina Facebook.

CONDIVIDI SU:Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter

VALUTAZIONE
7
Commento finale
Modern Warfare III è uno di quei titoli destinati a dividere critica e pubblico, ma come spesso accade la verità sta nel mezzo. Se da una parte non possiamo che accettare a malincuore le poche novità di gameplay, il riciclo delle mappe (per quanto funzionali e ben volute) e una campagna compassata e priva di mordente, è altrettanto innegabile che nel complesso il prodotto funziona ed è ben ragionato, visto il ritorno di elementi e modalità apprezzate, e di una rivisitazione del multiplayer che guarda con fiducia al futuro. Potremmo considerarlo un capitolo di transizione verso un Call of Duty che saprà sorprendere? Intanto godiamocelo e stiamo a vedere.
PRO
Gli elementi presi dal passato risultano azzeccati
Ricco di contenuti
CONTRO
Poche novità concrete

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.