L’importanza storica, nonché gli aneddoti e gli scenari della Seconda Guerra Mondiale non abbandoneranno mai certi brand, specie se ti chiami Call of Duty. Il nuovo capitolo realizzato da Sledgehammer Games ci riporta nuovamente nello scenario bellico certamente più famoso ed utilizzato nel mondo videoludico, raccontandoci stavolta gli eventi che coinvolgeranno (e sconvolgeranno) il team di soldati della Task Force 1, comandati dal sergente Arthur Kingsley. Per il team di sviluppo si tratta sostanzialmente di una conferma dell’ultimo contesto utilizzato, a quasi 4 anni esatti dal fortunato CoD: World War II.

Call of Duty Vanguard – Recensione

Suicide Squad

Come spesso accade nel mondo cinematografico, anche la task force protagonista delle vicende di Call of Duty Vangaurd è composta da personaggi molto carismatici, segnati da un certo vissuto che per forza di cose li ha resi esperti nel proprio lavoro ed adatti alla missione. Il team, composto da 4 membri incluso il sergente Kingsley, viene tratteggiato da un susseguirsi di flashback atti proprio a raccontare la storia di ciascuno, alternando di conseguenza il personaggio giocabile nella campagna – composta, in tutto, da 9 stage. Vanguard non si sottrae alla regola generale della serie, che ci vede impegnati perlopiù all’interno di una campagna super adrenalinica, fatta di scene scriptate, eventi imprevisti – anche se spesso leggibili – ed intermezzi molto dinamici, con cutscene taglienti e di alta qualità. Pur trattandosi di una storia assolutamente lineare, in cui il videogiocatore non può far altro che far scorrere il copione senza libertà di mescolare le carte in gioco, grazie ad alcuni espedienti narrativi e alla profonda caratterizzazione dei personaggi, il titolo Sledgehammer ci porta ai titoli di coda abbastanza appagati, se non per un po’ di amarezza riguardo alcune occasioni perse, specie nella fase centrale dell’avventura, ovvero quando si sarebbe potuto azzardare un po’ sulla formula di gameplay per prepararci nel migliore dei modi all’epilogo della storia.

Eppure gli elementi di gioco preparati da Sledgehammer per dare una marcia in più a Vanguard rispetto agli altri capitoli della serie c’erano tutti. L’espediente della Task Force 1 multi-protagonista ha aperto alla possibilità, narrativa e di gameplay, di presentare all’utente una serie di abilità specifiche in dote a ciascun personaggio. Senza voler svelare troppo del gioco, mi limito a dire che ci saranno occasioni in cui impartire comandi alla squadra, pilotare un aereo, scalare e tanto altro, ma alla resa pratica tutto ciò viene limitato in specifici momenti della campagna, obbligando l’utente ad utilizzare tali skill sono quando espressamente richiesto dal capitolo. Ciò che ne risulta, ovviamente, è l’amaro in bocca per il “ciò che avrebbe potuto essere”, considerando il potenziale per spezzare i binari della classica linearità d’azione dei Call of Duty.

A quanto sopra bisogna anche aggiungere la scarsa intelligente artificiale che muove le truppe nemiche, incapaci di elaborare una strategia anche elementare per rispondere alle mosse dell’utente. In questo caso il giocato risulta diametralmente opposto al problema precedente: a campo aperto l’utente può avanzare sfruttando diverse carte, ma vista la facilità con cui è possibile lavorare ai fianchi del nemico, la strategia più rapida ed efficace sarà sempre quella di martellare il nemico senza applicare elaborate manovre offensive o difensive.

Multiplayer…da paura

Lasciando da parte la campagna narrativa, ricca di novità ma mal sfruttate, il cuore pulsante di Vanguard come di qualsiasi altro Call of Duty rimane la modalità multiplayer, decisamente la più ricca di sempre. Nell’era del crossplay (fortunatamente ben integrato nel netcode), Sledgehammer ha potenziato il sistema di crescita del personaggio, introdotto nuove modalità e definito un nuovo tipo di partita veloce, consentendo agli utenti di divertirsi per davvero tanto tempo. Andando per ordine, nel sistema multigiocatore del titolo sarà possibile sbloccare un totale di 12 Operatori, ciascuno dotato di un proprio albero di crescita a cui sarà possibile associare un sistema di miglioramento dell’equipaggiamento mai così ampio, che permetterà all’utente di personalizzare la propria arma sotto diversi punti di vista. Dall’hub principale sarà anche possibile partecipare a partite veloci scegliendo la densità degli utenti presenti nella mappa, scegliendo tra uno dei 3 profili predefiniti del Ritmo Battaglia, ovvero: Tattico, Assalto, Blitz. Tralasciando il match rapido, le modalità multiplayer sono ben 8, e comprendono sia le più classiche (come i deathmatch a squadre e l’intramontabile tutti contro tutti) che 2 di nuova concezione, ovvero Dominio e Pattuglia, in cui avremo l’obiettivo di difendere dei punti di controlli (ben 3 nella prima, mentre 1 mobile nella seconda). L’altra succulenta novità che terrà impegnati i videogiocatori è la Collina dei Campioni, in cui 8 squadre composte da 2 o 3 amici dovranno contendersi il trono dei vincitori all’interno di uno sfidante torneo ad eliminazione.

Infine, tra le modalità multiplayer di Call of Duty Vanguard, nonché una delle più attese, vi è certamente Der Anfang, l’esperienza a tema zombie che ha il compito di funzionare come prologo dell’esperienza in Black Ops Cold War. In questa nuova esperienza realizzata da Sledgehammer, il team di 4 utenti si troverà all’interno di uno scenario in cui attivare una serie di portali, ciascuno collegato ad una particolare sfida da portare a termine (tra i compiti più classici, come la semplice sopravvivenza alle ondate nemiche). La struttura di Der Anfang è a livelli di 5 round, consentendo alla task force di amici di portare a casa il bottino e l’esperienza, o di continuare ancora con un nuovo round di maggiore difficoltà – per, chiaramente, provare ad ottenere ricompense più generose. In generale si tratta di una modalità sfidante e stimolante, che lascia il giusto grado di libertà e di variazione agli utenti, anche grazie alla presenza di nemici ben caratterizzati.

Dal punto di vista tecnico, Call of Duty Vanguard riprende il motore grafico dei precedenti capitoli, ovviamente aggiornato per l’occasione ma senza particolari stravolgimenti. Siamo quindi in presenza di un capitolo molto solido dal punto di vista realizzativo, che può contare su di un eccellente sistema di illuminazione e di un ottimo comparto particellare, entrambi volti ad enfatizzare l’azione di gioco e le scene scriptate. Se da un lato il level design dei livelli della campagna risulta molto semplice e lineare nel concept, come detto, la resa visiva generale risulta molto riuscita, complice la buona varietà dell’ambientazione – sfruttando le caratteristiche ed il background narrativo dei membri della Task Force 1. Il fiore all’occhiello della parte tecnica sta nelle scene di intermezzo, davvero dirompenti nonostante un framerate abbassato a 30 FPS (la metà con cui si va sul campo di battaglia). Il lato tecnico di Vanguard viene ulteriormente arricchito da un buon doppiaggio in italiano per la campagna, e da una soundtrack ricca di tracce convincenti.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Call of Duty Vanguard è un titolo dall’anima duplice, che vede contrapporsi all’ottima esperienza multiplayer una campagna in singolo che non convince appieno. I tentativi di Sledgehammer nel proporre qualcosa di nuovo e variegato riguardo la storia si scontrano con un gameplay di fatto lineare, cui binari vengono spezzati in determinate aree di gioco, eliminando qualsiasi forma di scelta e libero arbitrio, a cui va aggiunta la scarsa intelligente artificiale che non aiuta in termini di coinvolgimento. Di tutt’altro stampo è l’esperienza multigiocatore, forte di tante modalità e belle idee, nonché destinata ad evolversi ancora nel tempo.
PRO
Multiplayer ricco di novità e modalità
Campagna single player ben raccontata
CONTRO
Esperienza in singolo troppo guidata nonostante le potenzialità