Sareste pronti ad una nuova iterazione di un Call of Duty vecchio stile? Sledgehammer ci ha pensato su un paio di anni, ha messo insieme delle ottime idee ed è tornata a riproporre il secondo conflitto mondiale come palcoscenico per l’ennesimo capitolo della saga, che prende il nome proprio dalla Seconda Guerra Mondiale in una sorta di reboot implicito. Call of Duty WWII si prende sulle spalle, dunque, il peso di scalzare Destiny 2 e Wolfenstein: The New Colossus dalla cima degli FPS più giocati attualmente, ma lottare contro questi due colossi non è semplice.

Call of Duty WWII – Recensione

Un soldato tra i tanti

Le campagne in singolo di Call of Duty hanno sempre avuto quella tipica impronta americana degna delle migliori pellicole hollywoodiane, il tutto magistralmente orchestrato in una fitta sequenza di scene scriptate. Per un ritorno ai vecchi fasti, Sledgehammer ha confermato questa base, buttando giù un copione che sa vivere di momenti epici e catastrofici dall’inizio alla fine. L’incipit dell’avventura ci vedrà passare dall’ormai conosciuta Normandia, permettendo al protagonista, Daniels, di vivere una delle migliori rivisitazioni codiane del conflitto.

Per riavvicinarsi un po’ al passato e proporre comunque ai videogiocatori qualcosa di fresco con cui confrontarsi, il team di sviluppo è riuscito a mantenere altissimo il ritmo dell’avventura pur apportando qualche piccola modifica al gameplay che, di fatto, avrebbero potuto rallentare la fruizione della campagna. Su tutto, convincenti le sezioni stealth che dovremo affrontare per scivolare alle spalle dei nemici con l’intenzione di guadagnare punti strategici prima di un duro scontro a fuoco, così come la mancata rigenerazione della salute, elemento cardine della produzione che in questa edizione costringerà gli utenti a sfruttare decisamente meglio i ripari. A dispetto di quanto si possa immaginare, però, per ripristinare la salute non basterà tirare fuori dallo zaino un kit medicinale; la cura, infatti, rientra tra specifiche abilità da richiamare dopo aver riempito un’apposita barra – una sorta di adrenalina accumulata eliminando i nemici – che darà accesso sia alla parte medica che ad altri bonus o colpi micidiali per capovolgere le sorti dello scontro.

Se da un lato la storia presenta una struttura di gameplay tale da aumentare il livello di sfida, dall’altra è la carente intelligenza artificiale ad innalzare la tolleranza agli errori. I soldati nemici non riusciranno quasi mai a tirare fuori dal cilindro una strategia diversa dal solito tran-tran con i fucili tra i ripari, permettendoci di gestire con una certa tranquillità anche gli scontri più lunghi e insidiosi. Nonostante le buone novità, la campagna di Call of Duty WWII resta comunque una sorta di riscaldamento in vista della modalità multiplayer, e pertanto la sua durata è relativamente breve: parliamo di 5-6 ore, qualcosa in più a massima difficoltà, ma niente che un veterano non possa gestire con un po’ di attenzione.

L’era dei contratti

Passando all’aspetto più interessante del gioco, ovvero il comparto multiplayer, in questa edizione ritroviamo diversi elementi che hanno fatto la fortuna delle nuove IP online-based. Se “ordini giornalieri” vi dice qualcosa, non sbagliate: anche in Call of Duty WWII avremo la possibilità di eseguire compiti a scadenza, al fine di ricevere determinate ricompense giornaliere. Fanno la loro comparsa anche alcuni personaggi interattivi e, soprattutto, l’hub della parte sociale, ovvero il Quartier Generale, da cui poter gestire tutte le proprie faccende e conoscere nuovi videogiocatori.

La struttura del multiplayer è presa in prestito da altri titoli moderni, permettendoci di districarci tra le attività più disparate alla ricerca di nuovo equipaggiamento, prestigio o specializzazioni nella propria Divisione – il nuovo sistema di classificazione dell’alter ego. Non mancano, ovviamente, le modalità vere e proprie, che in questa edizione incontrano toni più cooperativi con la modalità Guerra e War Mode – la classica sfida a squadre con obiettivi di volta in volta diversi. Il tutto è orchestrato all’interno di un gameplay in perfetta sintonia con la storia della saga, in cui l’armamentario a disposizione risulta piuttosto variegato e completo, con un bilanciamento tutto sommato ben ponderato.

Nonostante il reboot completo, Sledgehammer ha voluto mantenere la stravagante modalità zombie presentando Nazi Zombies, una finestra standalone lontana dal classico setting della Seconda Guerra Mondiale. Questa proposta è quella meno ritoccata del pacchetto, anche perché è stata la meno criticata. Viste le caratteristiche uniche di questo scontro contro i non morti, Nazi Zombies presenta feature tutte sue, come la possibilità di far crescere il proprio personaggio e acquistare nuove armi. E come ciliegina sulla torta, le quest che ci ritroveremo ad affrontare sono simpatiche, impegnative e ben studiate.

Ordinari scenari di guerra

Da un punto di vista tecnico, invece, a farci esaltare sarà in special modo la campagna single player, non tanto per la qualità generale degli ambienti, quanto per le scene scriptate che vanno a comporre l’intero arco narrativo. Esplosioni, animazioni facciali e modelli poligonali dei principali personaggi sono gli elementi più curati di un comparto grafico che sa farsi apprezzare. Anche la caratterizzazione degli ambienti, però, ha i suoi tocchi magici, come i giochi di luce e ombre e i vari effetti sparsi durante gli scontri a fuoco. Di contro, è l’incostante framerate a mostrarsi come punto debole del comparto grafico, segno di una carente fase di ottimizzazione. Il comparto sonoro è nella media, dotato di un buon campionamento degli effetti audio per ciò che riguarda spari ed esplosioni, ma debole in termini di soundtrack ed effetti secondari.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Più che una chiamata al dovere, Call of Duty WWII rappresenta una chiamata al passato. In questa sorta di reboot orchestrato da Sledgehammer, ritroviamo gli elementi più puri della saga, e perdiamo quelli che proprio non centravano nulla con l’universo dello sparatutto Activision. Sembra banale, ma è già un buon punto di partenza. Tra le novità, ci sono aspetti da migliorare - su tutti, la parte social - ma la direzione intrapresa è quella giusta.
PRO
Buon ritorno al passato
Le novità sono interessanti
CONTRO
Intelligenza artificiale da migliorare
Level design curato, ma non brillante

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