In un secondo quadrimestre non propriamente brillante sotto il profilo gaming, il 2022 tenta di mettersi al riparo con le piccole grandi perle che solo gli indie sono soliti offrire ai videogiocatori più temerari che si fiondano alla ricerca di titoli nel vastissimo database Steam. E così, tra un gioco di carte e l’altro, ecco spuntare Card Shark, opera sviluppata da Nerial, già autori dell’ottimo Reigns. Attenzione però: Card Shark non è QUEL tipo di gioco di carte, fatto di deck building e collezionabili magari inglobati in una struttura roguelike. L’uso che Card Shark ne fa delle carte è diverso, simpaticamente un po’ più truffaldino, tanto che alla fine dell’avventura avremo portato a casa una certa abilità nel giocare sporco con il famoso “asso nella manica”.

Card Shark – Recensione

Nerial tenta la giocata

In Card Shark quell’asso nella manica sarà quasi sempre fuori dalle regole, come da insegnamenti del caro Conte di Saint-Germain, co-protagonista di un’avventura che mette in primo piano un giovane cameriere muto, incontrato apparentemente per caso. Dopo un preambolo rocambolesco ed avvincente, la trama imbastita da Nerial comincerà a svelarsi, esattamente come lo faranno tutti i trucchetti imparati dal ragazzo e suggeriti dal Conte. Per una serie di sfortunati eventi, il duo partirà alla volta di un veloce e proficuo viaggio tra i principali Paesi dell’Europa, pienamente calati nel 18esimo Secolo tanto in termini narrativi, quanto dal punto di vista dei figuranti che avremo la premura di truffare durante il pellegrinaggio.

Sebbene, come vedremo, il fulcro del gameplay si concentri esclusivamente su abilità quali tempismo e memoria, bisogna dare il merito a Nerial di aver imbastito una trama inaspettatamente profonda per il tipo di gioco che abbiamo tra le mani. In Card Shark tutti gli incontri, gli scenari e le vicissitudini affrontate dai personaggi hanno un perché, spesso anche con una certa connotazione storica che ne rende plausibile il posizionamento all’interno del gioco, lasciando spazio a libere interpretazioni, simpatici battibecchi e “sconvolgenti” rivelazioni. Tra black humor, battute innocenti e momenti leggermente drammatici, alla fine dei conti la storia vissuta dai due “protagonisti per caso” si rivela una genialata che vale la pena di essere assaporata da chi saprà scendere a patti con il particolare gameplay.

Già, perché Card Shark è certamente uno di quei titoli catalogabili come “non è un gioco per tutti”. Anche se ogni evento nasconde un risvolto di trama interessante, è bene precisare che il cuore pulsante dell’avventura è rappresentato da partite a carte, finalizzate all’imbroglio del malcapitato di turno. Il Conte, dall’alto della sua esperienza di abile truffatore, insegnerà finemente al suo nuovo pupillo tutti i trucchi del mestiere, dallo sbirciare le giocate altrui ai magheggi con i mescolamenti, passando per gli immancabili segnali e ammiccamenti utili a comunicare in modo silenzioso. Questa “abilità da imbroglione” verrà raffinata ad ogni scenario, capitando in mezzo a momenti poco opportuni o conoscendo altrettanti malfattori del calibro del Conte. L’avanzamento della storyline segue anche una certa progressione della difficoltà, che tenderà a crescere capitolo dopo capitolo, costringendo il videogiocatore a memorizzare trucchi sempre più difficili, per la cui riuscita si richiederà tempismo, memoria e intelligenza.  

Tanti imbrogli ed un pizzico di furbizia

In questo mix di soft skills, Card Shark tira fuori anche un ragionato senso della difficoltà, che spingerà l’utente a fare attenzione anche ai comportamenti del malcapitato di turno, evitando di destare sospetti o ribaltando le sorti di un litigio con un ulteriore trucco. Se da una parte il Conte spingerà per svuotare le tasche di ogni novello incontrato lungo il cammino, in altrettanti casi il gioco richiederà di salvarsi la pelle, lasciando nella saccoccia altrui le ambite monete luccicanti.

Un gioco così complesso e intelligente dal punto di vista del gameplay, meritava certo un comparto tecnico all’altezza, e così è stato. Card Shark non punta certo al fotorealismo, ma la riuscita tecnica è ben evidente, a cominciare dall’ottimo stile artistico che ricalca il contesto Settecentesco, passando per la realizzazione dei fondali e per la caratterizzazione dei dialoghi e delle musiche.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Per apprezzare Card Shark bisogna aprire la mente ad un tipo di gameplay non convenzionale, che ripete nel tempo una fase di addestramento ed una di messa in atto dell’imbroglio tra un gioco di carte e l’altro. Pur sciorinando un copione ben riuscito ed interessante, per i motivi sopracitati non è un gioco per tutti, ma non per questo non merita una chance. D’altronde, a chi non piace l’idea di apprendere qualche trucchetto da mettere in pratica con gli amici?
PRO
Concept originale
Meccaniche semplici da apprendere
CONTRO
Non adatto a tutti