“Chi non muore si rivede”, e Crackdown ci è andato vicino tanto così dal non farsi più vedere in giro. L’esclusiva Microsoft, tra le più chiacchierate e travagliate dell’intero panorama videoludico attuale, è finalmente uscita allo scoperto, proponendo un titolo per molti versi lontano dal primo, storico, capitolo originale, che fece davvero impazzire gli utenti fedeli al marchio Xbox. È anche per questo che oggi ci ritroviamo a parlare di Crackdown 3, un brand che non vuole morire e, anzi, prova a risorgere dalle proprie ceneri partendo dalle solide fondamenta del brand.

Crackdown 3 – Recensione

Nuovi agenti

Il fulcro del gioco resta lo spettacolo. La mappa di New Providence, luogo in cui si basa l’avventura, è stata studiata per premiare la verticalità dell’azione, la ricerca delle sfere e il dinamismo portato dalle quest. In due sole parole: pazzia e dinamismo. Chi intende giocare al titolo sviluppato da Sumo Digital deve quindi abbandonarsi al gameplay senza freni e che non rispetta alcuna legge della fisica. Siamo davanti ad un titolo che d’altronde non impegna per molte ore in single player: basteranno all’incirca una ventina di ore per completare la storyline e le attività secondarie, per essere così in grado di dare il meglio in multiplayer dopo aver padroneggiato a dovere il gameplay.

Come da tradizione, per migliorare le abilità del proprio Agente è necessario fare incetta di sfere, che troviamo sia in alto tra i palazzi che per terra: chi mastica di open world avrà già capito che si tratta di uno stratagemma che obbliga l’utente ad esplorare la mappa e a mettere insieme qualche ora in più di gameplay, anche se di giocato c’è ben poco in questa scarna esplorazione finalizzata alla raccolta. Aggiungo che cambiando Agente saremo costretti a ripartire da zero in termini di abilità ed equipaggiamento, vincolandoci ad una nuova raccolta ed esplorazione. Se consideriamo che l’esperienza con determinate abilità viene incrementata con l’uso, capite bene l’inconsistenza di fondo: da una parte un titolo d’azione, dinamico e senza schemi, dall’altra un sistema di crescita più lento e vincolante, che va ad impattare ferocemente con la natura della produzione Microsoft.

Spari e acrobazie

Per quanto riguarda invece il gameplay puro, Crackdown 3 riporta nel suo futuristico contesto quanto già visto in altri titoli, ovvero la necessità di dover riconquistare la città, caduta in disgrazia a causa di un’organizzazione criminale – in questo caso TerraNova. Facile intuire che la struttura di gioco poggia sulla solita serie di miniboss e capi dei quartieri, da spazzare via dopo aver completato una serie di attività di gioco che puntano a conquistare o distruggere determinati punti di interesse importanti per i nemici. Fortunatamente, quasi tutti gli scontri con i boss risultano interessanti e, anche se qualcuno esce dai giochi un po’ troppo in fretta, con altri c’è modo di divertirsi più a lungo.

In generale, la componente shooter è quella più riuscita della produzione, perché in grado di amalgamarsi a dovere nelle meccaniche da “open world complicato” di Crackdown 3. Come detto, il gioco Sumo è una commistione riuscita di generi, e per rendere il tutto accessibile – specie ad un pad – sono state adottate un paio di semplificazioni. Su tutte, il sistema di aggancio dei nemici, prettamente automatico, che ci permetterà di non sbagliare quasi mai i colpi scatenati dalle nostre bocche di fuoco. Sebbene l’aiuto del lock porti un po’ di vantaggio al videogiocatore, è bene sottolineare che il game over in questo titolo è decisamente più presente rispetto a produzioni analoghe, e spesso causato nei momenti in cui il numero di nemici è piuttosto oneroso da snellire. In questi frangenti si evince una certezza lentezza e scomodità della telecamera, non particolarmente abile a catturare il fronte da cui proviene l’attacco. È bene anche precisare che i nemici vincono per numero, non certo per abilità: l’IA che muove i personaggi è a tratti imbarazzante – ma niente di diverso da altri open world simili – ed è costantemente esposta ai nostri attacchi, ma avendo una barra della salute più lunga della media, diventano bersagli da non sottovalutare nonostante la poca accortezza nel ripararsi.

La colorata New Providence

New Providence è uno scenario un po’ atipico per gli standard moderni. Dobbiamo dimenticare i recenti open world a sfondo cittadino che abbiamo visto recentemente, e immaginare un universo iper tecnologico e spoglio, seppur denso di collezionabili. La città è costituita infatti da un alternarsi incessante di grattacieli, interessanti ma un po’ scarni, come la trama urbana che si sviluppa tra le strade. Lo stile artistico premia, come da tradizione, l’impronta futuristica dettata da colori sgargianti, neon e blur praticamente ovunque, il tutto supportato da una struttura tecnica in cel shading che, rinunciando con disinvoltura alla credibilità dell’ambiente, ben si sposa con quanto proposto. Il risultato è buono, sebbene non faccia rimanere con la bocca spalancata. Di interessante c’è soprattutto il framerate, costante su console in qualsiasi situazione.

A dettare la trama della storia ci pensano le immancabili cutscene, realizzate con molta cura. Non siamo di fronte ad un titolo che vi rimarrà nel cuore per la storia raccontata, né tantomeno è questo l’obiettivo del team di sviluppo; tuttavia, quel poco che c’è da raccontare, Crackdown lo presenta bene e con stile, aiutato da un contesto peculiare che è ormai divenuto marchio di fabbrica della produzione. Di buon livello anche il comparto audio.

Multiplayer…distruttivo

Il fulcro del gioco, nonché la parte più chiacchierata di Crackdown 3 prima che arrivasse sugli scaffali, è il comparto multigiocatore, che è stato sviluppato da Elbow Rocket. Gli elementi distintivi dell’online sono principalmente 2: la natura tecnica, basata su cloud proprietario (Microsoft Azure) e la distruttibilità. Per quanto riguarda il primo, in realtà non ho riscontrato vantaggi né differenze in termini di stabilità rispetto ai server utilizzati dalle altre produzioni: Crackdown 3 scorre bene sui binari dell’online, il netcode è ben studiato, e anche il level design è stato progettato per non appesantire la campagna online. Ciò che poggia realmente su Azure non sta tanto nella stabilità, anche perché non parliamo di un multigiocatore massivo, quanto nella distruttibilità degli ambienti – da qui la definizione di “Wrecking Zone” per il multiplayer. Intanto, mi è sembrata una scelta sbagliata quella di limitare la distruttibilità alla sola componente online, visto che l’engine è di fatto pronto per tale manipolazione fisica degli oggetti; poi, il modo in cui è rappresentata la distruzione degli edifici non è nulla di davvero entusiasmante, un po’ come nel più classico del “tanto fumo, poco arrosto” provocato dalle massicce campagne di marketing.

Messa da parte la distruttibilità, ciò che ha da offrire Crackdown 3 in multigiocatore è poco, e sicuramente non ha nulla in più dei competitor attuali. Con appena 2 modalità di gioco, 3 mappe e una manciata di armi non si può certo gareggiare a cuor sereno con chi domina il gaming online. Le modalità sono quelle che ti aspetti, ovvero una per il deathmatch e l’altra per cattura bandiera, con schemi di completamento immediati e conosciuti, che sanno divertire proprio grazie al loro classicismo. Le mappe, come detto, sono state studiate per essere leggere, come fossero semplici arene da combattimento, e non garantiscono all’utente un ambiente vario e interessante da visitare. Totalmente assenti elementi dei multiplayer moderni, come sfide temporanee e giornaliere, classifiche e progressione del personaggio.

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VALUTAZIONE
6
Commento finale
Crackdown 3 è un titolo semplice, quasi retro, che nel panorama videoludico di qualche anno fa non avrebbe sfigurato. Oggi, però, le cose sono molto diverse e le lacune del titolo Microsoft si vedono sotto tutti i punti di vista. Il comparto tecnico si nasconde dietro il cel shading per non mostrare a primo impatto i pochi dettagli e la scarsa realizzazione degli ambienti, che risultano spogli e privi di mordente come l’intera città a disposizione – sebbene molto verticale. Il gunplay è la componente più interessante e divertente, per via del ritmo incessante e della semplicità dei comandi, ma nulla può contro un sistema multiplayer semplicissimo a cui mancano davvero troppi elementi per essere all’altezza dei competitor.
PRO
Gunplay semplice e immediato
Uso interessante del cel shading
Contesto molto peculiare
CONTRO
Multiplayer senza pretese e privo di spunti per il medio-lungo termine
L'ambiente di gioco è estremamente spoglio
La distruttibilità non è all'altezza delle aspettative

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