La venuta di Days Gone è stata attesa col solito carico di hype e aspettative che accomuna tutte le esclusive Sony, da sempre sinonimo di qualità ed affidabilità. L’esperimento di Ben Studio, però, ha diverse variabili inedite tanto per il publisher quanto per il team di sviluppo, e molto è stato fatto per provare a colmare il gap con produzioni open world già stabili e ricche di consensi. Days Gone per alcuni rappresenta un nuovo modo di Sony per sondare il free roaming rispetto a quanto fatto con Horizon: Zero Dawn, a sua volta importante vincitore di opinioni, cambiando nettamente il contesto e l’approccio tecnico. Anche stavolta la missione è riuscita?

Days Gone – Recensione

Son(s) of Anarchy

Come avrete certamente potuto immaginare, il protagonista è il più classico dei ribelli in motocicletta, con il look da anarchico amante del rock a cui manca solo birra e rutto libero. Il suo nome è Deacon St. John e come ci insegnano da bambini, l’abito non fa il monaco e spesso la prima impressione non è fedele al reale profilo caratteriale del personaggio. Lungo l’arco narrativo di ben 30 ore, avremo tutto il tempo per conoscere Deacon per quello che è, ma evitando di spoilerare inutilmente mi fermo qui a qualche piccola nota: non è l’uomo perfetto, ma neppure un delinquente senza valori; probabilmente non insegue la cultura, ma è letteralmente un “laureato presso l’università della vita e della strada”. Insomma, un mix interessante che fa di Deacon un protagonista un po’ atipico, non il mega-altruista o eccessivamente ribelle come in genere ci capita di controllare tramite pad. 

Là dove non riescono ad arrivare i protagonisti della storia, spesso e volentieri i personaggi secondari hanno tirato fuori dal cilindro qualche spunto interessante, degno perlomeno di essere vissuto con avvicinamento. In Days Gone, invece, Bend Studio ha messo sulle spalle di Deacon un’intera storia a tinte scure e a tratti drammatica, che non decolla mai in virtù dell’assenza di veri e propri colpi di scena, ma che in definitiva riesce a portarvi ai titoli di coda mediamente soddisfatti. Tra gli elementi mancanti c’è proprio la carenza di personaggi secondari degni di nota, perché tutti quelli che incontreremo – e in 30 ore di gioco non saranno pochi – verranno spesso oscurati dalla grande ombra del protagonista, figura centrale di qualsiasi circostanza, sempre e comunque, anche quando si poteva dare spazio a terzi.

Questione di sopravvivenza

Con Days Gone, Bend Studio non ha voluto modificare le regole del genere, un po’ perché anche così il titolo funziona, un per via dell’evidente carenza di idee che contraddistingue l’esclusiva Sony. Il risultato finale è dunque un mix di elementi pescati dai maggiori competitor del segmento degli open world, con un’attenzione particolare alla riproduzione fedele dell’atmosfera zombie che abbiamo conosciuto grazie, soprattutto, al mondo delle serie TV. La struttura di gioco si basa sul classico “vai e conquista” per tutta la mappa, là dove c’è un accampamento nemico, o lì dove è presente un nido di non morti da bonificare. Tra una pulizia e l’altra di cattivi, viventi o meno, Deacon si troverà a conoscere nuova gente in aree alleate, ma anche fronteggiare pericolose orde di zombie in cui sarà difficile non rischiare di rimanerci secco.

Fortunatamente tutte le quest sono costruite in modo intelligente, così non ci ritroveremo mai a sentire il peso di una missione secondaria o di raccolta. Anche quelle di conquista della mappa sono ben orchestrate, e l’aumento della difficoltà in determinati compiti contribuisce in maniera positiva ad allontanare la noia dall’esperienza di gioco. Insomma, rispetto ad altri open world che ripropongono in modo ripetitivo quest di raccolta o conquista di avamposti, Days Gone ha il merito di non stancare mai – va detto, però, che è di fatto l’unico open world di questo tipo disponibile sulla piazza, dato che State of Decay fa storia a sé per la forte componente ruolistica e gestionale che lo contraddistingue. A tal proposito, in Days Gone non poteva mancare una struttura di corredo all’azione e alle motivazioni portate avanti da Deacon, e per questo ritroviamo elementi tipici del genere come le taglie, l’acquisto di vari item (tra cui i rifornimenti di benzina, perché la motocicletta avrà un apposito serbatoio da rabboccare) e un semplice ma variegato sistema di crafting, tramite cui provvedere a qualsiasi necessità di prima importanza.

Grazie all’ottima miscela di oggetti e armi, potrete avanzare nella storia di Days Gone con l’approccio che ritenete più opportuno, perché nell’opera di Bend Studio c’è più stealth di quanto potete immaginare. È chiaro che in un contesto tanto open e ricco di zombie, con orde da fronteggiare, la strada dell’ombra e del silenzio non sarà sempre quella più giusta, ma buona parte dell’avventura può essere giocata con la pazienza di un sicario invisibile; chi sceglie questo percorso potrà contare su un equipaggiamento di tutto rispetto, ed è bene non scartare a priori questa ipotesi. Analogamente, avanzare con armi spianate è un’opzione da non scartare soprattutto per fronteggiare le orde: in questi momenti, gli zombie risultano molto aggressivi e attaccano in massa – si possono contare anche più di 50 unità – e per avere la meglio servirà estrarre dalla fondina le armi automatiche più potenti, alternando le bocche da fuoco alle molotov, mentre si cerca di sfuggire al branco. Capiterà spesso di attaccare e al tempo stesso scappare, ed è anche questa una componente chiave del titolo, perché l’aggressività mostrata dai non morti risulta forse lo stimolo più interessante di un gameplay che, come detto in apertura, non propone nulla di nuovo.

A spasso per l’Oregon

L’Oregon disegnato da Ben Studio è lo scenario perfetto per l’atmosfera zombie di Days Gone, ed è ricucito perfettamente attorno alle abitudini esplorative di Deacon. Ben si presta, quindi, a scorrazzate nei campi con la motocicletta e alle spedizioni in avanscoperta verso fattorie abbandonate, boschi ed accampamenti. In generale il livello di dettaglio è alto, ma non posso affermare che le location siano dense di contenuti; il compromesso è necessario per poter gestire a dovere il framerate, che nonostante gli accorgimenti presi e le ottimizzazioni grafiche, soffre sovente di cali più o meno fastidiosi. L’Unreal Engine a questo giro non si presenta col miglior vestito, fatica a proporre un’esperienza di gioco fluida e, framerate a parte, non dà il meglio di sé neppure riguardo il caricamento delle texture e delle ombre.

Al contrario, quando passiamo a scene meno dinamiche, come magari quelle narrative, Days Gone dà il meglio di sé, con i suoi modelli poligonali convincenti, coadiuvati da espressioni del viso puntuali e credibili. L’epicità manca anche a causa della soundtrack che, visti i temi narrativi molto scuri, avrebbe potuto aiutare la sceneggiatura in più di un momento, ma di fatto non incide mai.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Days Gone non è di certo un’occasione mancata, ma non rientra nella cerchia di esclusive indimenticabili di Sony. Replicare il successo di Horizon non era semplice, ma le carte in regola c’erano tutte, a cominciare da una miscela di elementi convincenti che vede in pole position le orde di zombie, passando poi per un gunplay divertente e un protagonista da scoprire. L’opera di Ben Studio si perde, però, nella banalità della storia e in qualche difetto tecnico di troppo, per un’esperienza di gioco che non riesce a proporre nulla di proprio.
PRO
Gunplay stimolante
Ambientazione ben studiata
CONTRO
Non aggiunge nulla al genere
Qualche difetto tecnico di troppo

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