Le ultime pubblicazioni di Capcom hanno rinvigorito il publisher giapponese, in grado di prendersi molte attenzioni grazie a titoli in crescendo. Tra le principali attese dei fan, Resident Evil 2 Remake non è l’unica opera tripla A del primo trimestre, perché Il Figlio di Sparda è tornato alla carica in Devil May Cry 5, ed è pronto a catalizzare su di sé le attenzioni degli amanti dell’action puro.

Devil May Cry 5 – Recensione

Tre per uno

Dopo aver sperimentato in pochi mesi il reboot di Residenti Evil ed il remake del secondo capitolo, Capcom lancia un Devil May Cry 5 che riesce a fondere entrambe le componenti di sviluppo, per un risultato ibrido che sa di un nuovo inizio, pur non rinunciando alle fondamenta della serie. Il gioco parte dalla minaccia rappresentata da Oliphoth, un gigantesco albero che, nutrendosi degli umani, continua a crescere e mettere radici in ogni città, conquistando rapidamente le attenzioni dei cacciatori dei demoni. Saranno 3 i protagonisti delle nuove vicende, perché oltre il caro Dante avremo la possibilità di conoscere e padroneggiare Nero e V, in un susseguirsi di mostri, azione e colpi di scena che ci porteranno davanti a molti dei personaggi storici della saga.

Fin dalle prime battute e dalle particolari cutscene che presenteranno i nuovi contenuti, Devil May Cry 5 non fa nulla per nascondere ai veterani della serie che questo capitolo saprà di quell’ibrido detto in apertura, con tante novità di gameplay mescolate nella storia e nella tradizione portata avanti per 4 capitoli in quasi un ventennio.

Non il classico DMC

La più imponente delle novità è senz’altro quella di dover utilizzare altri personaggi oltre Dante, il tutto giustificato da una trama finalmente all’altezza del gameplay, anche se, chiaramente, ai margini di un titolo che punta tutto sulla frenesia e sull’azione. Partiremo con la telecamera dietro le spalle del giovane Nero, un personaggio in realtà poco divergente dalle meccaniche di gioco di Devil May Cry. Il cacciatore è in grado di equipaggiare i cosiddetti Devil Breaker, braccia robotiche in stile automail dotate di particolari caratteristiche, che è possibile utilizzare in cascata solo dopo aver distrutto o rinunciato al precedente. Si tratta, quindi, di una serie di armi di cui è possibile deciderne esclusivamente l’ordine con cui Nero le equipaggerà, senza possedere un vero e proprio switch, obbligando l’utente a dover fronteggiare i nemici senza considerare alcuna strategia di fondo legata ai Devil Breaker scelti. Con Nero avremo modo di attaccare il nemico a viso aperto, sfruttando anche l’estensione del braccio per catturare l’avversario e attirarlo a noi a mezza altezza, facendone un po’ quello che ci pare.

I classici binari del combat system di Devil May Cry vengono abbandonati con V, un personaggio assolutamente originale per la serie, perché controlla i combattimenti dalla distanza – permettendosi nel mentre anche qualche lettura per alimentare i suoi poteri. V è infatti abile nella magia arcana, ed è in grado di evocare fino a 3 demoni contemporaneamente: una pantera per gli attacchi ravvicinati, un corvo per quelli aerei e un golem che funge da mini boss alleato, grazie alla sua imponente stazza. L’utilizzo simultaneo dei 3 demoni risulta quasi obbligatorio per superare i combattimenti più difficili, ma per poter evocare le creature tutte assieme sarà necessario attendere il caricamento dei 3 slot di cui è composta la Devil Trigger, la barra che regola l’impiego delle abilità di V. A quest’ultimo saranno richieste due sole mosse: la schivata, perché i nemici attaccheranno anche lui oltre ai demoni, e l’attacco finale, per eliminare definitivamente ogni avversario.

Infine passiamo a Dante, che in ordine cronologico sarà l’ultimo dei 3 personaggi che ci verranno affidati, anche perché risulta essere il character più profondo e tecnico del mini roster. Per padroneggiare le abilità del protagonista assoluto della serie, infatti, l’esperienza con Nero e V sarà quasi propedeutica, visto che il figlio di Sparda potrà contare su un moveset variegato, composto anzitutto da 4 atteggiamenti (attacco, difesa, schivata e colpi dalla distanza) richiamabili velocemente dalla croce direzionale, il tutto supportato da un equipaggiamento che va dalle classiche armi di Dante a roba più curiosa, come la motocicletta decomponibile da usare come arma in più di un modo. Padroneggiare a dovere le abilità di Dante si configura come l’elemento più intrigante della produzione: una danza mortale, a suo modo esageratamente spettacolare, una festa di colori ed effetti in grado di appagare un po’ tutti, anche chi finirà col premere tasti a caso a discapito delle micidiali combo che è in grado di incatenare il protagonista.

Frenesia e pioggia di effetti

Durante il viaggio programmato dal team di sviluppo, l’alternanza dei protagonisti – talvolta non imposta dalla trama – è in parte ricucita sull’ambientazione, che nella prima sezione del gioco sta dietro la sceneggiatura in maniera piuttosto riuscita, salvo poi perdersi in location un po’ troppo spoglie e poco variegate. In generale, il level design è piuttosto lineare e non fa quasi mai spalancare la bocca per la vena artistica riposta nella realizzazione degli ambienti, ma rimane funzionale ai combattimenti, esaltandone la dinamicità e le animazioni, davvero eccellenti. Per Devil May Cry 5, quindi, Capcom ha puntato soprattutto sugli effetti particellari, sul blur, sulle tonalità sempre molto accese delle abilità, e sulle boss fight principali, appaganti sia nello stile che nella sfida. E poi ci sono sempre soundtrack e scene di intermezzo, che nel pieno rispetto della tradizione accompagnano l’utente con ritmo incessante e votato all’esagerazione. È ottima anche la realizzazione dei modelli poligonali dei vari nemici, poco ripetuti e ben studiati. Il tutto si protrae per circa 15 ore, e senza motivazioni di tipo contenutistico per riprendere il gioco dall’inizio una volta completato.

Il fattore rigiocabilità sta tutto nella ricerca della gloria che avrà ogni videogiocatore. Devil May Cry 5 non dispone di contenuti end-game in senso stretto, ma sfrutta un ulteriore livello di difficoltà, sbloccato dopo la prima run, per invogliare gli utenti più fedeli a ricominciare l’avventura, potendo già fare uso di tutte le abilità apprese al primo giro. L’espediente funziona, perché la difficoltà sbloccata è proprio quella più adatta ai veterani, che con la prima run potrebbero non sentirsi completamente appagati dal livello di sfida generale, che presenta picchi solamente durante le boss fights. Rigiocando il titolo alla difficoltà più alta sarà possibile continuare a potenziare il personaggio con le abilità trascurate in precedenza, elemento da non sottovalutare visto l’impegno richiesto per portare a termine anche i combattimenti più semplici. Un’altra possibile motivazione che potrebbe spingere l’utente a rigiocare determinate missioni sta nella ricerca del punteggio massimo – tripla S – ma si tratta ancora di un fattore legato alla propria soddisfazione personale piuttosto che a nuovi e tangibili contenuti di gioco.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Devil May Cry 5 è stato atteso per tanto tempo, ed il risultato arriva addirittura a superare le aspettative, perché gli sviluppatori hanno sorpreso tutti con dei piccoli ma decisivi cambi di rotta. Con queste nuove credenziali, la saga è destinata a far parlare di sé ancora per altro tempo, ma stavolta speriamo di non dover attendere altri 11 anni prima di poter rimettere le mani su un nuovo capitolo. Anche perché, adesso, Capcom ha davvero fatto centro.
PRO
Ottima pioggia di effetti
Animazioni eccezionali
Gameplay variegato e frenetico
Storia all'altezza
CONTRO
Scarsa rigiocabilità
Level design a tratti poco ispirato

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