Il motivo principale per cui sono nate le remastered è per riportare alla mente dei giocatori più nostalgici vecchi ricordi passati al computer o alle console, all’epoca dei “cari bei vecchi tempi”. Nel mentre, può anche essere l’occasione per chi non ha mai avuto modo di giocare il titolo originale, di approfittare della remastered per vivere un’esperienza tirata a lucido e quanto più “attualizzata” possibile. Considerando queste intenzioni, è lecito aspettarsi che le versioni rimasterizzate siano destinate soprattutto a riportare in vita vecchie glorie e incredibili pilastri dei generi più famosi. E così, oggi tocca a Diablo 2 rivivere, o meglio, “resuscitare”, con la riedizione ad opera di Vicarious Visions: Diablo 2 Resurrected è tra noi, e non vede l’ora di coinvolgervi ancora una volta nella fantastica liberazione di Sanctuary.

Diablo 2 Resurrected – Recensione

La risurrezione del mito

Mettere mano ad un titolo così importante per l’impero videoludico, e che per tanti versi ha rappresentato uno step evolutivo per gli RPG isometrici, non è certamente cose da poco. L’esperienza maturata da Vicarious Visions con le remastered ha quindi suggerito al team di andarci piano con la rivisitazione del gioco, tanto da lasciare quasi completamente immutato il gameplay, con i suoi enormi pregi ma anche con i pochi difetti (leggasi bug) non del tutto bonificati. La resurrezione di Diablo 2 passa soprattutto dalla limatura di alcuni spigoli, evidentemente troppo obsoleti o vincolanti per i canoni attuali. Sono due le evoluzioni principali in game: la raccolta rapida dell’oro e una migliore gestione dell’inventario, con uno spazio maggiore e con un reparto condiviso tra i membri della squadra.

A parte ciò, Diablo 2 Resurrected propone l’esperienza del titolo originale al netto dei contenuti portati in dote dall’espansione Lord of Destruction, disattivabile per chi intende godere di un Diablo 2 nudo e crudo. Troviamo quindi sette classi di personaggi ed un sistema di crescita molto classico (e come potrebbe essere altrimenti!) basato su quattro caratteristiche fisiche ed uno skill tree ramificato in tre direzioni. Il resto è rimasto praticamente immutato, compresa l’interfaccia di gioco. Avendo optato per una remastered impiantata sul telaio del capitolo originale, Vicarious Visions ha così avuto la possibilità di introdurre lo switch per passare, in qualsiasi momento, alla versione del 2000. Anche se difficilmente qualcuno opterà per rigiocare il titolo con la vecchia veste grafica, questa feature permette soprattutto di rendere più evidenti le migliorie tecniche introdotte con la Resurrected.

Senz’altro di impatto la nuova gestione degli effetti particolari, unita ad un sistema di illuminazione dinamica che tiene conto degli incantesimi, delle torce, delle ombre e di quant’altro. Ovviamente anche le ambientazioni hanno subito un restyling in termini di texture ed elementi contestuali, ma sempre rimanendo fedeli al level design originale. Così, Diablo 2 Resurrected si porta dietro quanto di meraviglioso aveva il capitolo originale, compresa quella difficoltà intrinseca poi tarata verso il basso con Diablo 3, nonché l’esperienza prettamente da mouse e tastiera, nonostante il supporto al cross-platform. Sfortunatamente, l’ottimo lavoro svolto con la rivisitazione grafica non è stato del tutto replicato per la parte audio, che ha visto una riedizione del doppiaggio (italiano incluso) ma non della soundtrack – forse anche per preservarne la magia.