Dishonored è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori titoli del 2012. Arkane Studios, team di sviluppo francese fondato nel ’99, ebbe il merito di trovare una formula di gioco rivelatasi poi vincente, fondendo le meccaniche stealth più classiche mutuate dal genere con elementi soprannaturali ben amalgamati nel contesto. Questo mix di gameplay era inoltre coadiuvato da un comparto tecnico destinato ad ispirare molte produzioni negli anni a venire, con l’uso di cel-shading e texture pennellate quasi inedite per un gioco d’azione. Il tutto, infine, trovò la giusta collocazione all’interno di una trama avvincente ed intricata ricca di colpi di scena ed emozionanti pieghe spiazzanti. 

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Il successore di un titolo con le spalle così larghe e forti doveva necessariamente farsi attendere: il capitolo secondo di Dishonored non doveva certo essere una di quelle iterazioni annuali prive di entusiasmo e passione, pubblicate giusto per far numero. Non a caso, prima di poter ritornare tra i vicoli di Karnaca abbiamo dovuto aspettare circa 4 anni di brainstorming, progettazione e artworks, ma ne è valsa la pena. La nuova opera di Arkane, pubblicata da Bethesda, approda su PC, Xbox One e Playstation 4 in un periodo abbastanza tranquillo, suona le trombe e sveglia tutti: Dishonored 2 è realtà, pronto a convincere anche i più scettici.

Dishonored 2 – Recensione

Una nuova cospirazione a Palazzo Reale

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Sono passati 15 anni dagli eventi narrati nel primo capitolo della storia. Emily Kaldwin, legittima erede di Jessamine, siede al trono del Palazzo Reale con sicurezza e polso fermo. Alla sua destra, Corvo Attano, padre di Emily, Protettore Reale e Capospia. La triste occorrenza che apre le porte al nuovo filone narrativo è la celebrazione della morte di Jessamine, un ricordo doloroso ancora molto vivo nel cuore degli abitanti di Dunwall. Nella Sala del Trono, tra inchini e fiori, arriva ciò che non ti aspetti: una donna, tale Delilah, reclama il trono come sorella dimenticata di Jessamine, spodestando con un colpo di Stato istantaneo la povera Emily.

Quello che ne consegue ricalca fedelmente le orme del primo capitolo: questa nuova cospirazione costringe il protagonista – poi vedremo chi – a distruggere passo dopo passo i vari alleati di Delilah, smontando la gerarchia a cominciare dalle fondamenta. La struttura narrativa, quindi, è sostanzialmente identica al titolo del 2012: ad ogni missione corrisponde un obiettivo ben preciso – un duca, un Lord, un leader di una gang – da spazzare via dalla scacchiera affinchè Delilah resti sola, per uno scacco matto che non lasci spazio a repliche.

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Dal maestro all’allieva

Il colpo di Stato così forte e deciso orchestrato da Delilah coglie di tutti di sorpresa, lì, nella Stanza del Trono. Emily e Corvo, ritrovatesi spalla contro spalla, fronteggiano la nuova antagonista in palese inferiorità numerica e contro chi, teoricamente, li avrebbe dovuti difendere da attacchi del genere. In questi attimi di confusione solo uno dei due personaggi riuscirà a cavarsela, e spetterà al videogiocatore decidere chi. Impersonare Emily, figlia di Corvo e legittima Imperatrice di Dunwall, o prendere nuovamente i panni dello stesso Attano, farà sì che l’altro venga trasformato in una statua di pietra e tagliato del tutto fuori dagli eventi narrativi. Quella che in prima battuta potrebbe sembrare una scelta importante e destinata a cambiare le sorti della sceneggiatura e del gameplay, alla lunga si rivela una strada parallela con giusto un paio di differenze nell’interazione con gli alti personaggi e nelle mosse di gioco. Anche le linee di dialogo sono praticamente le stesse, ad eccezione di particolari reazioni studiate appositamente per Corvo o Emily.

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A prescindere dal protagonista, il cuore del gameplay resta la consueta, profonda ed intricata, ricerca dei percorsi alternativi e dei modi creativi per superare o abbattere i nemici incontrati durante il cammino verso il nostro obiettivo. Il level design di Dishonored 2 conferma l’eccezionale profondità del primo capitolo e, anzi, mette in gioco una verticalità maggiore in grado di aumentare il dettaglio e il numero di possibilità a disposizione dell’utente disseminate in ogni capitolo della storia. Alcune sottili differenze tra Emily e Corvo nel ventaglio dei poteri utilizzabili, permettono al videogiocatore di sfruttare determinati passaggi o sbarazzarsi di gruppi di nemici attraverso elementi soprannaturali inediti. Corvo Attano conferma all’incirca le stesse abilità paranormali, composte da Proiezione, per raggiungere balconi e tralicci, Possessione, per sfruttare il corpo di nemici o animali, e qualche inedita aggiunta in grado di controllare il destino dei nemici. Dal canto suo, Emily, anch’essa raggiunta dall’Estraneo, può contare su abilità magiche altrettanto potenti ed interessanti, rappresentando, forse, la run di gioco più stuzzicante. E se vi ritenete puristi del genere in grado di fare a meno di mezzucci magici per rimanere nell’ombra, non c’è alcun problema: oltre a poter disattivare tutti gli aiuti e gli indicatori nell’HUD, in Dishonored 2 è possibile declinare l’offerta dell’Estraneo, rifiutando qualsiasi potere.

Scegli il tuo approccio

Dishonored 2_20161111215012Uno degli aspetti più interessanti di Dishonored è il grado di libertà lasciato al videogiocatore, capace di controllare praticamente ogni aspetto di ciascun capitolo della storia. Anche stavolta Arkane è riuscita a garantire un gran numero di percorsi alternativi in favore dell’approccio non letale – e persino Fantasma – ma ciò non significa che il gioco non lasci all’utente la possibilità di generare caos, morte e distruzione. Al contrario, il contrasto tra stealth e morte viene enfatizzato dopo ogni capitolo attraverso una schermata che riassume le prestazioni del giocatore; poteri ed equipaggiamento sono equamente divisi tra i due approcci, dunque, nel gran numero di possibilità offerte da Dishonored 2 bisogna anche tener conto della volontà dell’utente.

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L’approccio stealth risulta, per ovvie ragioni, quello più conveniente: un titolo come Dishonored 2 è pensato principalmente per chi ama approcciare i nemici restando nell’ombra, sfruttando i percorsi alternativi e pianificando ogni mossa con precisione e creatività, tra combinazioni di poteri e attacchi corpo a corpo. La preferenza verso l’approccio stealth è anche evidenziata dal sistema di combattimento leggermente sbilanciato in favore dei nemici, che il più delle volte attaccheranno in gruppi di almeno 2 persone, parando i nostri colpi e offendendo con un ritmo talvolta insostenibile. In ogni caso, Dishonored 2 terrà conto del caos generato durante la campagna, portando il videogiocatore verso un finale più o meno mite a seconda delle scelte compiute in ogni capitolo. Neutralizzare i nemici e l’obiettivo di turno richiederà sempre un percorso più ragionato e lungo, ma ne varrà la pena.

Dishonored 2_20161112193815Sopravvivere nell’ombra richiederà molta pazienza, soprattutto nelle fasi iniziali. L’assenza di una minimappa – in parte sostituta dal potere Visione Oscura – costringe il videogiocatore più meticoloso a guardarsi attorno per qualche minuto, pianificando ogni mossa. La difficoltà dell’approccio stealth è anche influenzata dall’ottima IA contestuale dei nemici, dotati di buona memoria; i tizi che dovremo mettere fuori gioco ricorderanno lo stato dell’ambiente e anche il proprio partner, costringendo l’utente a chiudere tutte le porte al proprio passaggio ed eliminare rapidamente le guardie nella stessa area. La precisione dell’intelligenza artificiale per gli elementi presenti nella stanza fa da contraltare all’incapacità di identificare l’utente mentre si aggira furtivo nell’ambiente: spesso, riusciremo ad eludere le guardie in maniera poco credibile, sfruttando la traslazione per arrivare alle loro spalle in tutta sicurezza.

I misteri di Karnaca

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Il lato mistico proposto da Dishonored 2 rappresenta solo una delle molte facce dell’opera Arkane, così profonda da lasciarsi giocare anche più di una volta, provando tattiche differenti ed approcci variegati. L’equipaggiamento, ad esempio, fa leva su diversi strumenti divertenti, come le granate, le mine – stordenti o esplosive – e l’immancabile balestra con dardi normali, narcotizzanti e incendiari. Non mancano, poi, le componenti aggiuntive tipiche di uno stealth game con crescita dei parametri, tra cui i potenziamenti – per equipaggiamento e personaggio – le rune e gli amuleti, con tanto di sistema di crafting, seppur basilare.

In genere, chi ama i giochi stealth preferisce guadagnare il pieno controllo delle missioni, raccogliendo tutti i collezionabili presenti nell’area. In Dishonored 2 c’è davvero tanto da scoprire, tra rune, amuleti, altari e progetti, per non parlare di trofei nascosti, trame secondarie, documenti e curiosità – come le vie alternative per svaligiare il Mercato Nero. Personalmente mi ci sono volute 23 ore di gioco per scrivere la guida strategica di Dishonored 2, portando a termine la campagna con chaos ridotto e collezionando tutti gli elementi opzionali: la longevità del titolo Arkane, quindi, vi farà dormire sonni tranquilli.

Streghe e cani fantasma tra i vicoli

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Al di là di qualche inevitabile sbavatura, con l’approccio stealth l’appagamento ai titoli di coda è praticamente assicurato. Come il predecessore, il level design di Dishonored 2 riesce a soddisfare anche i palati più fini, tanto per le vie alternative quanto per la buona varietà degli ambienti. La campagna, composta da 9 capitoli, porta il videogiocatore tra location al chiuso e all’aperto, nell’ormai solido contesto anacronistico di metà Ottocento tipico della serie, che per l’occasione trae forte ispirazione dai Paesi dell’Europa Meridionale. Tuttavia, l’uso inferiore – quasi assente – delle pennellate tipiche del cel-shading per rappresentare elementi dell’ambiente e modelli poligonali abbassa leggermente il lato artistico rispetto al capostipite, evidenziando tutti i difetti del caso.

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Il Void Engine propone una riprogettazione dei modelli e delle texture usate per il primo capitolo, rinunciando alla già citata tecnica delle painted texture che nel 2012 fece breccia nel cuore di critica e pubblico. L’ibridazione del cel shading con modelli più classici ha portato alla realizzazione di texture più pulite, evidenziando qualche sbavatura grafica che nel primo capitolo del gioco rientrava addirittura tra i pregi della tecnica utilizzata da Arkane. Dishonored 2 propone comunque un ottimo sistema di illuminazione e della fisica, in grado di rendere credibili i pattugliamenti, le zone di luce e gli effetti che si ripercuotono nell’ambiente. Al contrario, il comparto sonoro non riesce, stavolta, a tenere il passo del predecessore: salvo nella fase conclusiva della storia, la colonna sonora non lascia mai il segno, così come i dialoghi – perlomeno quelli in italiano – che risultano fin troppo piatti e passivi.

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
Una conferma. Dishonored 2 non tradisce le aspettative, ripagando l’attesa di chi aspettava con ansia di ritornare tra i vicoli di Dunwall. Arkane ha deciso di non allontanarsi troppo dalla vincente formula di gioco del primo capitolo, migliorando il gameplay sotto tutti i punti di vista. Il rinnovato level design sfrutta mappe più verticali e consistenti, permettendo di seguire un gran numero di strategie. A Karnaca c’è davvero tanto da fare e da scoprire, ma il filo conduttore che lega la campagna porta il videogiocatore a tenere alta la concentrazione verso i veri obiettivi di ciascuna missione, riuscendo nell’ardua sfida di non risultare troppo dispersivo. Appagante nell’approccio stealth, rischioso in stato di allerta: un gioco di nervi e creatività in cui vorrete cimentarvi per raggiungere la perfezione.
PRO
Meccaniche stealth di pregevole fattura
Ottimo level design
Longevo e rigiocabile
CONTRO
Lato artistico meno ispirato del primo capitolo
IA altalenante

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