Nel mondo dei videogiochi siamo stati abituati a diverse definizioni di “inferno”, “mondo infernale”, “creature demoniache” e concetti affini. Tante produzioni di successo hanno cavalcato l’onda di universi brutali, carneficine, esseri infernali, gore ed esplosioni di sangue, ma se dovessimo scegliere un’opera in grado di incarnare alla perfezione il concetto di trasposizione videoludica dell’inferno, concorderemmo certamente tutti verso un titolo: DOOM. Dopo il successo del reboot di 4 anni fa, atteso davvero come poche altre produzioni della storia dei videogame, ci si aspettava da Id Software un seguito all’altezza di aspettative che avrebbero potuto schiacciare con facilità anche le spalle più robuste. Ma DOOM Eternal pare aver passato l’esame a gonfie vele, mantenendo tutte le promesse fatte nei mesi che ne hanno preceduto l’uscita. E il risultato è davvero entusiasmante.

DOOM Eternal – Recensione

Un pretesto a questo inferno

Ad eccezione del terzo capitolo pubblicato nel 2004, nella saga DOOM la storia è sempre stata considerata un elemento accessorio, spesso caratterizzato da un copione superficiale e poco profondo che dava al videogiocatore il minimo quantitativo di informazioni come pretesto per cominciare a sparare a destra e a manca. In DOOM Eternal, dove l’asset di parole chiave risulta composto da termini come “sangue”, “inferno” e “carneficina”, il trend non è cambiato, e porta il videogiocatore nuovamente sulla Terra per far fronte all’ennesima minaccia portata dai demoni. In questo caso, le creature degli Inferi sono in cerca di vendetta e determinati a sterminare l’umanità, che non riesce a trovare pace in alcun angolo del pianeta. Nel tentativo di riportare ordine sulla Terra, il Doom Slayer tornerà armato fino ai denti e carico di rabbia come mai prima d’ora, conscio del fatto che prima di ottenere la tranquillità necessaria a far ripartire l’intera umanità, dovrà scendere negli Inferi e risolvere il problema alla radice compiendo un massacro ultraterreno che nessuna parola potrebbe mai davvero a spiegare con precisione.

Dopo qualche ora di DOOM Eternal, che ha fatto di tutto per estremizzare il concetto di distruzione, verrebbe quasi da suggerire agli utenti di munirsi di una bella tuta usa-e-getta, con mascherina e occhialini, per evitare di macchiarsi di sangue e ricoprirsi di budella, perché schizzi di cervella, viscere e copiose quantità di sangue paiono quasi uscire dallo schermo in alcune circostanze. L’obiettivo mai nascosto di Id Software era infatti quello di caricare il proprio titolo di un forte dinamismo, permettendo anche al videogiocatore mai sazio di distruzione di inanellare a catena tutti i colpi desiderati, con qualsiasi arma e senza preoccuparsi del contesto che gli sta attorno. Ciò è stato reso possibile soprattutto grazie alle nuove doti atletiche del protagonista senza voce (e senza sogni, probabilmente) che vedremo in seguito, ma anche grazie a quella vena narrativa che seppur sottile e ridotta all’osso, spinge il videogiocatore più fedele a togliere un attimo le dita dal fucile per leggere 2 righe informative sparse tra le location, come aiuto per capire cosa è successo e come tutto ciò si lega con l’universo DOOM.

Lasciate ogni speranza…

Non sarebbe stato possibile caricare Eternal di così tanta adrenalina senza anzitutto andare a modificare i controlli e la velocità di movimento. Nel complesso, il titolo Id Software risulta decisamente più frenetico dei predecessori grazie a movimenti e scatti più rapidi che consentono di esplorare velocemente l’arena e raggiungere i demoni in minor tempo. Anche la modalità di ingaggio dei nemici e lo shooting risulta più fluido ed immediato, permettendo di concatenare attacchi e di non subire passivamente le varie ondate. Per dare maggiore risalto a queste componenti, il team di sviluppo ha introdotto alcune sezioni platform, che rappresentano la prima vera novità per il titolo. In determinate zone di collegamento tra un’arena e l’altra, e in particolari momenti della storia che danno tregua all’azione, il videogiocatore dovrà sfruttare le abilità atletiche del Doom Slayer scansando alcuni elementi ambientali come barre infuocate e dirupi, attraverso salti e scatti eseguiti con il giusto tempismo. Altre volte sarà necessario combinare più tecniche e sfruttare la verticalità della mappa per venirne a capo, premiando i videogiocatori che amano anche mettere da parte i fucili di tanto in tanto. Tuttavia, vale la pena specificare che queste sezioni non si ripetono con costanza e rappresentano giusto piccole aree di “riflessione” prima di poter scatenare nuovamente tutta la furia del Doom Slayer. Non temete, quindi, che la vera natura di DOOM ne possa aver risentito.

Tutt’altro, in questo nuovo capitolo Id Software ha tentato in tutti i modi di rafforzare la formula del suo shooting attraverso l’uso di più strumenti di morte legati all’accumulo di salute, munizioni e ripristino dell’armatura. Non sarà dunque fondamentale la sola distruzione dei nemici, ma avrà notevole importanza anche il “come”: usare la motosega anziché un’arma da fuoco avrà i suoi vantaggi, come anche la possibilità di innescare moduli aggiuntivi delle armi o di sbloccare abilità passive più vicine al proprio modus operandi. In più, troviamo altre due nuove feature importanti che seguono da vicino le uccisioni epiche, ovvero il gancio meccanico per avvicinarsi ai nemici (può anche essere usato per raggiungere piattaforme) e il pugno di sangue, in grado di provocare un effetto sui nemici di notevole impatto (anche scenico).

Tra le sezioni platform e le arene di combattimento, perdendo anche il giusto tempo alla ricerca dei molteplici segreti sparsi nel gioco, DOOM Eternal riesce a raggiungere un discreto livello di longevità, pari a oltre 15 ore di frenesia. Elemento importante da considerare, dato che la campagna narrativa non è mai arrivata a quella cifra, e vale la pena tenere conto anche del fattore rigiocabilità che fa leva soprattutto sui livelli di sfida per professionisti ed estremi conoscitori delle meccaniche di gioco.

… o voi che entrate

Dopo aver completato la campagna principale, utile per padroneggiare le abilità del Doom Slayer e conoscere le caratteristiche dei boss, arriva finalmente il rischio di gettarsi nella modalità multiplayer, ovvero la Battlemode. A questo giro Id Software, che ha anche curato il comparto online, si è preoccupata di provare a stupire tutti. Il risultato del brainstorming è una modalità 2vs1 opportunamente studiata per essere più o meno bilanciata a seconda delle scelte degli utenti. Nella Battlemode, il Doom Slayer è costretto a fronteggiare 2 dei 5 demoni di classe superiore in uno sconto che potrebbe risultare impari, ma che di fatto non lo è grazie ad almeno 2 trucchetti: un boost alla salute del protagonista e la presenza di alcuni nemici standard per rigenerare tanto la prestanza fisica quanto la scorta di munizioni e lo stato dell’armatura. È anche per questo che bisogna aver portato a termine la storia con un buon livello di difficoltà prima di gettarsi a capofitto nella Battlemode, perché i maggiori conoscitori del gameplay sapranno, con più facilità, destreggiarsi sia nei panni del protagonista che di un demone.

Tutti gli attori coinvolti nel multiplayer potranno avvelarsi delle abilità e dei “trucchetti” di sopravvivenza visti nella storia principale, considerando anche la presenza dell’armamentario completo di tutti i moduli che richiede una buona conoscenza degli asset di Eternal per poter essere usato con intelligenza. È richiesta altrettanta strategia nella composizione del “party” di demoni, perché se da una parte il Doom Slayer avrà dalla sua l’estrema efficacia dei movimenti e dell’equipaggiamento, dall’altra un duo infernale in grado di completarsi a vicenda potrà mettere alle strette il protagonista con più facilità. Conoscere a vicenda i propri punti di forza e di debolezza, insomma, sarà un aspetto assolutamente fondamentale in ottica di bilanciamento del match.

Dal punto di vista tecnico, DOOM Eternal si allontana dal realismo per abbracciare ancora di più la componente scenica e adrenalinica degli sparatutto, senza tralasciare la cura delle location. L’inferno disegnato e imbastito da Id Software è strabordante di contenuti, ricco di elementi e chicche estetiche piazzate col solo fine di aumentare il coinvolgimento, elemento che il team di sviluppo riesce a tenere altissimo dall’inizio alla fine senza soffrire di cali – in tal senso, l’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dalle aree platform, ma per una mera questione di gusti. Il level design è quindi da tripla A, ed anche i moveset dei nemici, nella loro semplicità, funzionano a dovere considerata la natura del titolo. Il fiore all’occhiello del comparto tecnico rimane, però, l’estremo ventaglio di effetti particellari, curati nei minimi dettagli al fine di mettere in risalto le carneficine, i macellamenti, le esplosioni di budella e le piscine di sangue che ostacoleranno costantemente la vostra visuale. Per un titolo del genere, il framerate risulta assolutamente fondamentale, e dalle mie prove posso affermare che il lavoro di Id Software in tal senso è stato ottimo. Ho giocato DOOM Eternal principalmente su Playstation 4 in Full HD, concedendomi anche qualche ora di massacri sull’ASUS ZenBook Pro Duo in 4K; in entrambi i casi non ho avvertito alcun minimo scatto, input lag o altro che potesse danneggiare la mia esperienza di gioco.  

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
DOOM Eternal rafforza il trono della saga Bethesda tra gli sparatutto più riusciti e caratterizza(n)ti degli ultimi anni. Il titolo realizzato da Id Software è una mixture convincente di adrenalina, tecnica e strategia immersi in cascate di sangue ed esplosioni di budella, ma pronti a venire a galla non appena si prende familiarità con le dinamiche proposte. Le probabilità di riuscire ad innovare erano basse, complice sia la natura del segmento shooter in sé che la volontà di non allontanarsi dall’approccio “old school”, ma la missione è perfettamente riuscita.  
PRO
Divertente, dinamico, esagerato
Level design intelligente e ben studiato
Tante novità
La Battlemode è molto interessante
CONTRO
Le sezioni platform potrebbero non essere a tutti gradite
Una sola modalità multiplayer potrebbe non bastare

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