Portare sul mercato un Fallout rivisto nell’anima e nelle meccaniche non era semplice, perché anziché fiondarsi su un reboot come hanno fatto molti, Bethesda ha preferito mettere sotto test il proprio brand mantenendo fede all’impianto di gioco dell’ultimo capitolo, nonostante le forti differenze. Ciò che caratterizza Fallout 76 è dunque l’esperienza online, ma non nell’ottica di vivere la storia con un compagno: siamo di fronte a un survival, che spezza ogni legame con il passato nonostante i netti richiami a Fallout 4 per ciò che concerne le meccaniche di base. Come è riuscito il team di sviluppo a mescolare queste componenti in contrasto e tirare fuori dal cilindro Fallout 76? Sfruttando qualche espediente narrativo, riavvolgendo la timeline e cambiando nuovamente ambientazione.

Una nuova umanità

Rielaborando la sceneggiatura “all’indietro” e portandoci a 20 anni dal disastro nucleare che fu, Bethesda ci presenta il Fallout 76, il primo bunker ad aprirsi ai nuovi Stati Uniti d’America, così desolanti, spogli e avversi a qualsiasi ripartenza dell’umanità. Certo con gli ultimi 2 capitoli ufficiali e lo spin-off New Vegas abbiamo visto come gli umani siano riusciti a fronteggiare al meglio il disastro nucleare, contribuendo insieme ad una ennesima rinascita dell’umanità attraverso piccoli agglomerati o discariche adibite a centri abitati, ma con Fallout 76 non avranno nulla in comune. Saremo i precursori della rinascita, al “Giorno Zero”, con il territorio quasi completamente contaminato e denso di insidie. Così, Bethesda, giustifica – in maniera intelligente – uno dei punti deboli del gioco: l’assenza di NPC. D’altronde, una delle peculiarità di qualsiasi GDR è proprio il sistema di recupero e completamento quest, vincolato ai dialoghi, agli alleati e a qualsiasi personaggio in grado di contribuire alla storia. Ma Fallout 76 non ha quasi per nulla NPC, e molti diranno che non ha nemmeno una storia…

In realtà, una sceneggiatura che giustifica la nostra avventura nell’Appalachia contaminata c’è, ma non è ai livelli degli altri capitoli. Per buona parte della storia il videogiocatore dovrà racimolare indizi, lasciato quindi allo sbaraglio come in tutti i giochi Bethesda, ma in questo caso non avremo modo di interagire con nessuno se con particolari robot in grado di assegnarci missioni principali e secondarie. Le quest sono studiate per farci esplorare l’ambiente in maniera radiale ed esaustiva, permettendoci così di prendere subito confidenza con l’ambiente circostante e ottenere più padronanza del contesto. Vista l’assenza di umani, i racconti e le informazioni di background verranno spiegati per mezzo di vari documenti ed olonastri raccolti in giro, un po’ come abbiamo visto fare con successo in altri titoli di stampo action. Questo sistema, però, non funziona in Fallout 76 più per un discorso d’identità che in termini videoludici: innegabile, al netto di una storia che si evolve lentamente, il peso dell’assenza di una narrazione di stampo ruolistico capace di generare interesse in ciò che stiamo facendo. Nel complesso, comunque, la profondità della trama risulta buona e vi consiglio di prendervi il giusto tempo nell’ascoltare e leggere ogni sfaccettatura del copione. La prospettiva del “come tutto ebbe inizio”, nonché maggiori dettagli sulla disfatta dell’umanità, permette ai fan della serie di arrivare all’end-game comunque soddisfatti.

Sopravvivenza

L’esperienza di gioco proposta da Fallout 76 si basa quasi totalmente sul concetto di sopravvivenza, ed era lecito aspettarsi che Bethesda avrebbe sfruttato appieno il contesto post-apocalittico che nel corso dei capitoli è stato arricchito di nuovi elementi. Non mi stupisce, quindi, che questo nuovo titolo online-oriented sfrutti soprattutto componenti già viste, anzichè introdurne di nuove. Su tutto, spicca la necessità di dover provvedere a sè stessi cucinando per “bonificare” la carne mutata, e tenere sempre sotto controllo le condizioni di armi e armature. Il sistema di usura, non inedito per la saga, è stato potenziato, richiedendo all’utente monitoraggio continuo e un impegno di energie e tempi non indifferenti per cercare tutte le risorse necessarie alle riparazioni. Fortunatamente, in Fallout 76 sono disponibili ancora più armi rispetto ai capitoli passati, e buona parte di queste possono essere modificate in maniera approfondita ai vari banchi di lavoro presenti nelle ambientazioni. La profondità del sistema di crafting, tra creazione e riparazione, è analoga anche per le armature, restituendo un po’ l’idea che Bethesda ha cercato di evidenziare: questo nuovo percorso ludico della serie va soprattutto a porre l’accento su fattori di sopravvivenza che, sebbene presenti anche negli altri capitoli, ritroviamo oggi al centro dell’intera avventura. Sfortunatamente, però, dinamiche di questo tipo si scontrano non poco con il contesto dinamico dei multiplayer, costringendo i videogiocatori a rallentare lungo il cammino per fermarsi, spesso e volentieri, a fabbricare un potenziamento o migliorare le condizioni dell’equipaggiamento.

Non tutto l’impianto di gioco di Fallout 76 sembra quindi sposarsi adeguatamente con l’esperienza multigiocatore, e tra gli elementi “scomodi” troviamo anche lo S.P.A.V., strumento assolutamente fondamentale in single ma per nulla sensato in multi per i motivi sopracitati. Il sistema di progressione del personaggio è ripreso quasi totalmente dall’ultima esperienza post-apocalittica targata Bethesda ma, stavolta, la distribuzione dei perks avviene attraverso delle carte (ormai di moda) con tanto di pacchetti gratuiti in determinati step di crescita, e merge dei doppioni per ottenere bonus. Rispetto al passato, l’introduzione delle card ha portato anche alla nascita di un sistema di assegnazione guidato dal giocatore in maniera dinamica, favorendo continui cambi di tattica e plasmando le abilità dell’alter ego in base alle condizioni di salute o a determinati contesti.

Ordinaria amministrazione

Il pacchetto contenuti multiplayer, vera novità di Fallout 76, ricalca quanto disponibile attualmente sul mercato. Parliamo, dunque, di una serie di attività dinamiche che vanno dalle sfide giornaliere agli eventi occasionali, passando per task che danno il meglio soprattutto attorno ai 30 giocatori, soglia massima di partecipazione ad una quest. A proposito di missioni, la storia non manca ovviamente di tenere coinvolto il player per almeno 40 ore di main quest, a cui andrebbero aggiunte un quantitativo di ore per completare le varie missioni secondarie. Insomma, come da attese, Fallout 76 non mostra il fianco alla longevità: chi riuscirà a buttare giù qualche rospo a livello di gameplay, tra i mille compromessi tecnici, avrà tra le mani un titolo capace di impegnare per tantissimo tempo. Va detto, però, che tra tutte le attività opzionali, quelle realmente interessanti sono poche, tra cui la acclamatissima – e chiacchierata – bomba nucleare da sganciare “a tradimento” con altri giocatori. Lo spirito collaborativo su cui si basano tutte le attività multigiocatore cancella anche il concetto di PVP: in attesa delle fazioni, che dovrebbero aiutare Bethesda a rilanciare il titolo tra qualche tempo con nuovi stimoli di gioco, ad oggi eliminare un altro player non darà alcun vantaggio. Quindi, non fatelo…e collaborate alla nascita della nuova umanità!

Fallout 76 ha ereditato dai precedenti capitoli non soltanto la struttura di gioco e i comandi, ma anche tutto l’impianto tecnico, con buona pace di chi sperava già da Fallout 4 un rifacimento di texture e animazioni per avvicinarsi agli standard correnti. Ebbene, muoversi nell’Appalachia conferma quell’atmosfera obsoleta già respirata nelle scorse iterazioni, in cui l’illuminazione fa cilecca, i movimenti risultano bruschi e tozzi, e le texture, piatte e “scolorite”, faticano a raggiungere la sufficienza. Come se non bastasse, il fatto di non avere un impianto grafico pesante non giova neppure alla fluidità di gioco, che su console spesso e volentieri fa cilecca – e non soltanto in momenti dinamici e ricchi di character. Peccato perchè l’Appalachia risulta, in termini di level design, la mappa più interessante mai realizzata da Bethesda per la saga Fallout, aumentando ulteriormente la sensazione di aver perso una grossa occasione.

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VALUTAZIONE
6,0
Commento finale
Fallout 76 doveva essere il titolo che tutti aspettavano, ma non lo è per tante ragioni. Accetto di buon grado l’idea di Bethesda di essersi messa in gioco proponendo un’esperienza di gameplay decisamente opposta a quella classica, abbracciando quindi l’idea di multigiocatore e sopravvivenza, puntellando di conseguenza le meccaniche di crafting e creazione oggetti, e crescita del personaggio. Il risultato, però, mostra tutte le possibili incoerenze del caso, un certo grado di superficialità nella realizzazione di alcune sfaccettature, e un comparto grafico lasciato quasi a morire di stenti.
PRO
Qualche spunto interessante per un prossimo, vero, capitolo
Tanti contenuti
Intuitivo e profondo
CONTRO
Troppi compromessi
Poche novità concrete
Superficiale in diversi aspetti

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