Ubisoft non è nuova alla messa in pausa del filone principale di Far Cry in favore di uno spin-off. È successo già nel 2016 con Primal, ed oggi accade con New Dawn, seguito naturale delle vicende accadute ad Hope County durante l’avventura presentata in Far Cry 5. Sgominata la setta religiosa di Joseph Seed, ormai un lontano ricordo vecchio 17 anni, il Montana riparte da zero, pronto a ricostruire con nuove speranze e “opportunità”.
Far Cry New Dawn – Recensione
Nuova rinascita, nuova dittatura
Morto un leader se ne fa un altro…anzi due. Se è vero che il ricordo di Seed appare ormai sbiadito e superato, Hope County ha immediatamente trovato un nuovo mentore che se ne prende cura con violenza e i soliti giri di affari. Sono due gemelle, boss dei Guerrieri della Strada, una gang del tutto simile alla precedente, ma con meno inclinazioni religiose deliranti. In un contesto che non ha nulla da invidiare a quello del recente passato – da cui neppure diverge tantissimo – trova spazio il solito piccolo gruppo di ribelli, stavolta guidato da Tom Rush e Kim Rye, che danno vita al classico movimento di resistenza in cui nasce e cresce il nostro alter ego.
All’alba della nuova Prosperity, l’area che guiderà la rinascita dell’intera Hope County, non c’è quindi nulla di realmente innovativo. I personaggi sono tratteggiati con i profili a cui siamo stati abituati in passato: tenaci, forti, solidi e combattivi. Chi ha giocato Far Cry 5 ne riconoscerà anche un paio, ma chi invece ha saltato le vicende della setta di Seed può stare tranquillo, perché per godersi New Dawn, sebbene un po’ auto-citazionista, non è certamente necessario aver giocato il capitolo precedente. Tra l’altro, questa nuova iterazione sembra provare a cambiare le carte in tavola: se da una parte mantiene l’impostazione classica degli open world, con missioni “su richiesta” che presentano i vari personaggi secondari prima o durante ciascuna quest, dall’altra fa di tutto per costringere l’utente a un binario più lineare rispetto al passato, e che va dritto al sodo nel giro di una decina di ore.
È bene precisare che Far Cry New Dawn non è assolutamente un titolo breve, anzi: c’è tanta carne al fuoco, come al solito, ma la presentazione dei contenuti è più ordinata e coerente rispetto al capitolo 5, a beneficio dell’intera sceneggiatura, che riesce a chiudere i punti di domanda e le diverse sottotrame, vecchie e nuove, che si sviluppano con l’evolversi della main quest. Esattamente come accaduto con gli ultimi capitoli della serie, però, anche in New Dawn le antagoniste non risultano all’altezza delle aspettative, un po’ troppo pompate dai rumors degli NPC stessi, ma mai nel vivo delle vicende.
Le sorprese del montana
L’uscita di un colosso come Red Dead Redemption 2 non ha fatto vacillare Ubisoft, anzi. La software house ha infatti dotato New Dawn di una serie di novità importanti che potrebbero portare la serie a una nuova rinascita, esattamente come narra la nuova alba di Prosperity. Tra queste, sicuramente la progressione a livelli gioca un ruolo importante, perché al posto del classico level up trova spazio un sistema ben più statico a 3 gradini di crescita, affiancato comunque ai classici tratti del protagonista. In buona sostanza, l’intera progressione dell’alter ego, compreso il crafting, poggia su 3 livelli di crescita, guidando il videogiocatore durante la storia in modo assolutamente lineare. A mio modo di vedere, si tratta di una scelta interessante che prova a smuovere un po’ le carte, e che trova appoggio anche nel modo di raccontare la storia, come detto, più preciso e organizzato.
Anche se il resto del pacchetto è rimasto quasi immutato, Ubisoft ha rivisto la conquista degli avamposti, riducendoli di numero e aumentandone la rigiocabilità in favore della crescita del personaggio. Il pretesto è la raccolta di etanolo, un elemento chiave per il crafting, recuperabile solo dopo aver sgombrato un avamposto dalla presenza dei nemici. Così ci ritroveremo sovente a prendere possesso di un avamposto e poi lasciarlo cadere di nuovo in disgrazia, per riconquistarlo ancora, e ancora, senza sosta fino al prossimo step di crescita. Al pari di questa storica componente della saga, il resto delle attività secondarie servirà soprattutto per la raccolta degli elementi necessari al miglioramento di alcune abilità del personaggio. Da contorno quindi avremo quest di raccolta, caccia e quant’altro, più alcune spedizioni particolari fuori contesto canonico. In Far Cry New Dawn giocheranno un ruolo importante anche i compagni che ci accompagneranno durante le missioni; la raccolta di materiale ed erbe viene quindi incentivata anche da questo punto di vista, perchè per mantenere sempre attivi i nostri seguaci sarà necessario portarsi dietro un po’ di equipaggiamento e ingredienti extra.
Seconda parte del viaggio
Come da tradizione, anche New Dawn si mostra al pubblico con un level design eccellente e un’ottimizzazione tecnica che non ha rivali. Se da una parte l’Intelligenza Artificiale degli NPC continua a vacillare, dall’altra i colori vivaci, la varietà dell’ambientazione e l’ottimo framerate portano lo spin-off ai soliti livelli di goduria a cui ci ha abituati Ubisoft. Ottimo anche il comparto audio, in gran parte ereditato dal quinto capitolo, ma capace come al solito di rappresentare al meglio un titolo di questa caratura. L’amalgama delle 2 componenti porta a godere anche di ottime scene di intermezzo, ben recitate e doppiate, contraddistinte da animazioni fluide e credibili – in questo caso, però, sui primi piani noterete carenza di dettagli.
In generale, quindi, il comparto tecnico di Far Cry New Dawn non nasconde alcuna sorpresa negativa, rispettando l’anima del capitolo precedente in attesa di un probabile cambio di scenario.


