La saga Gears of War ci accompagna dal lontano 2006, e da sempre ha visto una folta schiera di fan attorno ad ogni capitolo della serie. Ricordo ancora con piacere il primo capitolo, quasi storico per via dell’impatto che ha avuto sul genere e sul mondo videoludico grazie al peculiare sistema di copertura e all’eccellente comparto grafico. Il tutto, sotto la grande ala di Microsoft che ne ha garantito la pubblicazione solo sulle proprie piattaforme di gioco, da Xbox 360 a Xbox One, incluso PC. In questi 13 anni, nonostante un passaggio di consegne avvenuto a cavallo della nuova trilogia da Epic Games a The Coalition, la saga è riuscita a mantenere il proprio smalto, arrivando oggi a quello che potremmo definire un reboot, nonostante, stando all’idea originale, sarebbe dovuto essere il secondo capitolo della seconda trilogia.

Gears 5 – Recensione

Il nuovo non delude…

Poco importa se la strada della trilogia è stata effettivamente abbandonata come suggerisce anche il troncamento del titolo, perchè la storia proposta da Gears 5 – che sa effettivamente di un nuovo inizio – ha davvero tanto di offrire, collegandosi direttamente all’epilogo del quarto episodio. Durante la prima parte dell’avventura si materializza un nuovo passaggio di consegne, stavolta in-game: è quello del protagonista, che passa dalla famiglia Fenix – ora riconosciuta nel figlio di Marcus, JD – ad una nuova e carismatica figura, del tutto slegata dagli eventi passati. Kait è una combattente in gamba, decisa e che sa quel che vuole, armata del giusto odio verso lo Sciame – il nuovo pericolo che ha preso il posto delle care Locuste – ed attualmente alle prese con flash e incubi che non riesce a spiegarsi, probabilmente collegate con un recente passato turbolento. Con Gears 5 la saga prende strade molto diverse rispetto al passato, anzitutto abbracciando un gruppo nuovo di coprotagonisti in grado di donare nuova linfa alla produzione senza pestare i piedi all’identità che lo stesso titolo ha saputo crearsi nel corso del tempo.

Con Kait i temi trattati non divergono molto, ma non appena si comincia ad approfondire il profilo caratteriale di ogni personaggio coinvolto nella trama, ecco che Gears 5 affonda un altro colpo, mostrando un approccio di gioco tutto nuovo, basato su un simil open world che ci accompagnerà per tutta la parte centrale della trama. Tranquilli, l’identità resta quella di uno sparatutto nudo e crudo, ma è innegabile che la presenza di ambienti un po’ più aperti e parzialmente esplorabili (con tanto di veicolo al seguito) abbia concesso maggiore libertà d’azione al giocatore, con una certa apertura a contenuti ripresi da altri generi. Chi ha piacere di raccogliere collezionabili utili per approfondire la storia potrà farlo, ed avrà pane per i suoi denti anche chi ama dedicarsi alle missioni secondarie. Le soddisfazioni maggiori continuano a venire dalla storia (è piacevole, divertente e a tratti anche molto carismatica e cruda, in cui non mancano attimi di tensione sociali e ambientali) ma l’esplorazione e l’ottenimento di oggetti di contorno giocano comunque un ruolo di importanza centrale nella produzione The Coalition, premiando la curiosità del player.

I tesori nascosti in Gears 5 sono molti e spaziano dalle armi speciali agli oggetti opzionali, fino a particolari item con cui potenziare le abilità di un’altra sorpresa, il robot Jack che ci accompagnerà durante il viaggio. Questa particolare IA sarà in grado di seguire il videogiocatore – e quindi il team di Kait – soprattutto in termini di supporto e difesa, sfruttando le proprie abilità elettriche ed elettromagnetiche. Ciò si traduce in scudi, attacchi semplici e sonde nell’area circostante utili per sbrigare più velocemente le pratiche esplorative di chi non vuol lasciare nulla al caso. Come si traduce tutto ciò in longevità? Benissimo, se non vi piacciono le perdite di tempo. Nonostante i contenuti di Gears 5 siano tanti, puntando al completamento totale il gioco si esaurisce sotto le 20 ore, mentre concentrandosi sulla trama principale è possibile giungere ai titoli di coda in meno della metà del tempo. Decisamente un toccasana rispetto ad altri titoli troppo dispersivi che arrivano a durare il doppio puntando a contenuti poco concreti e brutti espedienti per allungare il brodo.

…e il vecchio non tradisce

Nonostante le introduzioni di gameplay che strizzano l’occhio all’esplorazione, Gears 5 si configura come uno sparatutto esattamente in linea con il passato, ricco quindi di momenti adrenalinici e ondate di nemici da fronteggiare correndo tra i ripari, con la classica telecamera posizionata dietro le spalle del giocatore e pronta a seguirne le accelerazioni. Tanto la parte single player, quanto quella co-op (a proposito, ottima la possibilità di permettere ad un amico di controllare Jack) e tutto il multiplayer, sono caratterizzata da una formula di gunplay eccezionale che si appoggia alle abilità di Kait senza che nessuno dei due aspetti prenda realmente il sopravvento. Mischiare la potenza di fuoco con le skill della protagonista sarà sempre un piacere, anche perché la scelta con cui “personalizzare” gli attacchi secondari della ragazza è abbastanza variegata e pensata benissimo per il tipo di scontri proposti.

Come da tradizione dell’IP, giunti all’epilogo vi assalirà la voglia di buttarvi nel multiplayer, da sempre colonna portante della produzione. The Coalition ha confermato la fama della saga, proponendo un capitolo più ricco di modalità e altrettanto solido, nonostante qualche problema tecnico ne abbiano minato l’esperienza nei primi giorni di pubblicazione. Sia il PvP che il PvE sono stati ampliati per accogliere modalità diverse, che spaziano tra Deathmatch, Orda, Fuga ed Escalation. Le novità sono Fuga ed Escalation: la prima chiede ai giocatori di scappare da mappe caotiche dopo aver portato a segno dall’interno un colpo contro lo Sciame; la seconda ci vedrà impegnati nella cattura di alcuni punti di interesse nella mappa, in cui servirà un po’ più di strategia per sopravvivere. Tra le possibilità offerte dal multiplayer, oltre alla creazione di nuove mappe aggiungiamo anche l’opzione di poter far controllare Jack a un nostro amico anziché all’AI, accompagnandoci durante il viaggio dell’avventura principale. Immancabile, infine, un semplice sistema di progressione per personalizzare il proprio personaggio attraverso l’esperienza accumulata nelle varie modalità di gioco. Con queste credenziali è facile immaginare che Gears 5 sarà in grado di tenere impegnati i videogiocatori per diverso tempo, soprattutto considerando eventuali aggiunte nei prossimi mesi.

Un colpo d’occhio importante

Gears of War è sempre stato un esempio di brillantezza tecnica, e con il grande dispendio di energie impiegato per Gears 5, quest’ultimo capitolo non poteva – e non doveva – sottrarsi alla regola. Il risultato è presto detto: anche grazie alla parte centrale della trama, in cui le location danno ampio respiro all’esplorazione, l’opera del team The Coalition brilla di dettagli, colori – sempre tendenti a tonalità scure – ed effetti particellari incredibili che accompagnano ogni scontro. Parliamo di tante chicche che fa sempre piacere notare, prima dalla distanza poi con un colpo diretto, ma anche l’hub gioca un ruolo fondamentale, incastonato in un’esperienza in terza persona che non mostra incertezze, come tutta l’interfaccia di gioco.

Il level design in quest’ultima iterazione si concede qualche libertà in più, e lo fa con la consapevolezza che solo opere tripla A possono permettersi; discorso analogo per le scene narrative, in cui l’Unreal 4 esplode in tutta la sua potenza. Chiaro è che un’esperienza sparatutto come quella di Gears of War deve poter contare su una certa fluidità, e qui purtroppo i 30 fps di media su Xbox One non riescono sempre a supportare il videogiocatore come ci si aspetta. Nulla da eccepire, invece, dal punto di vista audio: campionamento eccellente, colonna sonora realizzata da una grande firma (Djawadi, già all’opera con Game of Thrones) e doppiaggio italiano che come da tradizione non delude.

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VALUTAZIONE
9,0
Commento finale
Rimaneggiare una saga storica non è assolutamente facile, perché la schiera dei fan è folta ed agguerrita, e non sempre viene apprezzato il “come” si va a toccare qualcosa. Per questo, Gears 5 è una sfida vinta, perché riesce a rinnovarsi, seppur a piccoli passi, mantenendo solida la propria identità. L’apertura ad ambienti più vasti e a qualche espediente esplorativo è una prima evoluzione interessante che non snatura l’esperienza dei vecchi capitoli ma serve ad avvicinarsi un po’ alle produzioni concorrenti, alcune delle quali già notevolmente mutate nella formula di gioco. Il cambio di protagonista rientra tra le scelte azzeccate, come l’ampliamento delle possibilità multigiocatore, per un’opera che non ha un vero e proprio punto debole.
PRO
Ottima esperienza narrativa
Multiplayer variegato e funzionale
Ottimo comparto grafico
CONTRO
Fluidità non sempre al top

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