La metamorfosi di Ghost Recon, cominciata circa un anno e mezzo fa con Wildlands, continua oggi con un nuovo capitolo della serie, Breakpoint, un’iterazione che ha il sapore di conferma per quanto di buono proposto nell’ultima uscita, e di rivincita per ciò che ha deluso la community fedele a Ubisoft e alle produzioni firmate da Tom Clancy. Quanto ha da proporre Breakpoint in più di Wildlands è, sulla carta, un bel mix di componenti che enfatizzano la campagna in solo, votate sia al looting che alla sopravvivenza, abbracciando le meccaniche open world in una maniera sensibilmente diversa da quanto avvenuto con il capitolo precedente.

Ghost Recon Breakpoint – Recensione

Alla scoperta di Auroa

Prima di addentrarci nelle peculiarità del sistema di gioco, soffermiamoci sulla narrazione di Ghost Recon Breakpoint, che per quanto semplice e caratterizzata da naturali appigli già visti e sentiti in altre produzioni, riesce a convincere sicuramente più delle ultime uscite. L’intera storyline ruota attorno al carismatico villain di turno, Cole Walker (Jon Bernthal), ex Ghost attualmente a capo dei Lupi, un gruppo di mercenari che lo hanno aiutato a controllare l’isola artificiale Auroa e il suo centro di potere, la Skell Tecnology – al cui interno vengono fabbricate armi e droni di altissimo livello. La storia messa in piedi da Tom Clancy e compagnia non si discosta per niente dai canoni a cui ci ha abituato lo stesso scrittore, e le componenti in gioco sono chiare fin da subito: un nemico da combattere, il suo esercito di ribelli, interessi politici ed economici e un eroe che ha il compito di rovesciare la minaccia. Il vento nuovo portato da Breakpoint sta però nel come la narrazione viene proposta al videogiocatore, perché mai prima di questo capitolo le attenzioni di Ubisoft si erano riversate così tanto nella realizzazione di cutscene d’impatto e curate nei minimi dettagli, anche grazie alla presenza dello stesso Bernthal nei panni del nemico di turno, senz’altro più pubblicizzato del protagonista vero e proprio tra le fila dei Ghost.

Auroa, poi, svolge un suo peculiare ruolo nella sceneggiatura di Breakpoint, configurandosi come la classica mappa strategica pensata per l’open world. Dietro la motivazione “da copione” di un’isola artificiale tenuta volontariamente fuori dal mondo esterno e costruita su misura di nuova rinascita per l’umanità, si nasconde un territorio morfologicamente vario e completo, fin troppo anche, come a voler forzare il fatto che la mappa di qualsiasi open world debba necessariamente essere caratterizzata da più biomi. E come per altri titoli che hanno avuto il demerito di proporre un mischione senza capo né coda, anche Ghost Recon Breakpoint cade nella trappola del “chi troppo vuole…”, penalizzato, inoltre, da un gameplay che strizza l’occhio al looting estremo, che costringe l’utente a dover guardare in ogni angolo di balconate, terrazzi, stanze e recinti alla ricerca di una ennesima nuova cassa contenente un pezzo di equipaggiamento migliore di quello attuale.

L’evoluzione del gameplay

L’esplorazione della mappa è fortunatamente facilitata dalla presenza di punti di ristoro, in cui il protagonista avrà modo di creare oggetti d’equipaggiamento e riposarsi, ottenendo benefici temporanei e rimettendosi in marcia in un momento preciso della giornata, sfruttando il ciclo giorno-notte che apre a più di un’ipotesi strategica sull’approccio da tenere per la prossima missione. Da questo punto di vista, Ghost Recon Breakpoint non delude, grazie a un ampio ventaglio di quest che tiene conto sia della storyline – tra obiettivi primari e secondari – sia di incarichi peculiari a supporto degli alleati incontrati durante il gioco. Anche se i tempi dello sparatutto strategico dei primi anni sono lontani, il team di Ubisoft ha lavorato molto sull’aspetto stealth del titolo, difficile da cogliere e implementare bene negli open world. In Breakpoint, il videogiocatore avrà modo di agire nell’ombra più di quanto era permesso in passato, e non è un caso che tra i primi tutorial il gioco proponga proprio l’approccio stealth tra le tante meccaniche da spiegare.

Anche per questo motivo, sebbene Ghost Recon nasce come un titolo da vivere in cooperativa, personalmente consiglio di completare il gioco in single player, modalità tutta nuova nata con Breakpoint, in cui è possibile rinunciare anche ai compagni Ghost controllati dal computer. Come vediamo nelle prossime righe, per l’occasione Ubisoft ci ha tenuto a perfezionare l’esperienza di gioco bilanciando aiuti e costrizioni in favore di un gameplay che alla fine risulta imbastito con molta intelligenza. Partendo dagli aiuti, in Breakpoint è previsto un salvataggio automatico che tiene conto dei nemici uccisi fino a quel momento, evitando al videogiocatore di dover ripulire da zero una base nemica se la morte lo ha abbracciato a metà dell’opera. Una facilitazione non indifferente che si bilancia, invece, con un paio di vincoli nuovi di zecca, come la necessità di dover centellinare l’utilizzo dei droni per eliminare senza sforzo i nemici dopo averli taggati dalla distanza.

In perfetto stile Splinter Cell, potremo anche far perdere le nostre tracce dopo un’individuazione, continuando a sparare indisturbati da un riparo armati di fucili silenziati. Chiaramente, man mano riusciremo a progredire nella storia del gioco e a completare le missioni, sbloccheremo anche nuove abilità per il personaggio che ci renderanno più semplice la fruizione del gioco, nonché più vicina al personale modo di voler affrontare il titolo. Il fatto di metterci in prima linea contro tutto il battaglione di Walker mantenendo un certo approccio stealth rende Breakpoint un titolo davvero interessante da giocare in solitaria, certamente più sfidante dell’esperienza cooperativa, ma anche più appagante con la riuscita di un assalto. Da questo punto di vista è utile segnalare l’introduzione di semplici meccaniche survival e ruolistiche; per quanto riguarda il primo elemento, la sopravvivenza è inquadrata nella necessità di dover tamponare delle ferite il prima possibile per evitare che il personaggio cominci a zoppicare e a non avere più la mobilità necessaria per affrontare gli scontri. Riguardo invece la componente RPG già accennata nelle classi, vi è la possibilità di cambiare la propria specializzazione in qualunque momento, a seconda delle circostanze. Una feature non di poco conto, che potrebbe fare la differenza per superare missioni difficili.

Realismo a parte…

Passando invece alla storia condivisa con gli altri giocatori, modalità disponibile esclusivamente in multiplayer, ci si diverte soprattutto con un gruppo di amici fedeli, avanzando assieme dall’inizio alla fine. Purtroppo in Breakpoint non è possibile selezionare puntualmente una missione, ed entrando in una partita casuale è molto alto il rischio di fare sezioni già completate o più in là con la storia. Inoltre, la difficoltà di gioco con player umani tra le proprie fila si abbassa fin troppo, spalancando le porte a una progressione senza intoppi che snatura un po’ il fine principe della saga Ghost Recon – anche se, a fare da contraltare, la strategia e la pianificazione di gruppo assumono un’importanza predominante. Questi elementi vengono lasciati da parte una volta entrati nelle modalità multiplayer pura, fino a 8 giocatori, dove i videogiocatori potranno scegliere tra il classico deathmatch e la modalità sabotaggio – un cattura bandiera dove invece è necessario piazzare un ordigno esplosivo.

Se fino a questo momento è stato messo in risalto quanto ha di buono il gameplay dell’ultima creatura Ubisoft, sappiate purtroppo che non tutto risulta come avrebbe dovuto essere. Il gioco soffre di diversi problemi tecnici che riguardano compenetrazioni poligonali, dettagli assenti, lag dei comandi e gestione della fisica e della posizione un po’ raffazzonati. Tra i difetti è necessario aggiungere anche tutta l’interfaccia di gioco, difficile da utilizzare e molto lenta anche nelle operazioni banali e ripetitive richieste al videogiocatore. Dal punto di vista grafico, invece, sebbene vi siano produzioni più complete e curate di Breakpoint, la creatura Ubisoft si presenta all’altezza della saga, contraddistinta da location a tratti molto riuscite e un livello generale di dettagli soddisfacente. Come detto ad inizio articolo, la storia si sviluppa grazie a cutscene che mettono in risalto soprattutto l’antagonista, evidenziando l’ottima riproduzione dei modelli poligonali e delle espressioni facciali, il tutto coadiuvato da un doppiaggio all’altezza.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Con Ghost Recon Breakpoint, Ubisoft continua l’opera di svecchiamento di una saga che potrebbe avere ancora molto da dire. L’esperienza di gioco nel corso degli anni è mutata gradualmente, arrivando oggi ad una campagna che può essere vissuta in solitaria e che si rifà al looting in modo un po’ eccessivo, con tutte le azioni ripetitive del caso e tipiche degli open world di stampo bellico. Il gameplay è stato ritoccato in più parti, accogliendo aspetti come la sopravvivenza e l’avanzamento tra le classi che in futuro potranno essere approfondite con più facilità. Peccato che a danneggiare l’esperienza di gioco vi sia più di un dettaglio trascurato e, in generale, un comparto tecnico messo in produzione con troppa superficialità.
PRO
Una nuova esperienza di gioco in single player
Storia interessante
Gameplay perfezionato sotto vari aspetti
CONTRO
Diversi elementi tecnici realizzati con superficialità
Modalità multiplayer ridotte all'osso

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