Gli specialisti degli horror adventure in terza persona tornano a colpire. Dopo il successo della saga The Evil Within, pubblicata in 2 capitoli tra il 2014 e il 2017, Tango Gameworks apre ad un nuovo inizio con Ghostwire Tokyo, un’avventura intenzionata a rinfrescare un po’ la struttura del segmento. Spalleggiata dall’immancabile Bethesda, la terza opera della software house giapponese punta infatti a lasciare un segno importante in questo 2022, grazie ad un ispiratissimo combat system e ad una direzione artistica davvero dirompente, in cui l’aspetto horror rimane più defilato rispetto al passato.

Ghostwire Tokyo – Recensione

Tokyo e i suoi sentimenti

L’obiettivo principale del team di sviluppo è di raccontare, attraverso le vicende narrate in Ghostwire Tokyo, quanto possano essere complicate le emozioni alla base delle nostre azioni quotidiane, come influenzano il nostro vivere e come si arrivi a provare determinati sentimenti per il prossimo. La storia di Akito, il protagonista della vicenda, e di tutti i comprimari che partecipano attivamente alla lettura del copione, non vuole essere un pretesto per “insegnare la vita” al videogiocatore, né tantomeno costringerlo a riflettere sul senso stessa. È, però, un intreccio narrativo in grado di emozionare e di farsi comprendere con facilità, senza troppi giri di parole e con il distacco dovuto. Anche la nemesi di Akito, Hannya, sembrerà così distante dal protagonista per poi lasciarsi scoprire con piacere per quelle che sono le sue emozioni.

Ci ritroveremo così in una Tokyo mai vista prima, silenziosa e dominata da yokai, spiriti maligni che infestano la città. A terra, i resti dei cittadini inghiottiti dal male che gli ha scatenato addosso Hannya, che come il più classico dei folli inneggia ad un nuovo inizio, a suo dire più puro e giusto. Akito, invece, sopravvissuto per miracolo e intenzionato a ritrovare sua sorella, farà la conoscenza di KK, un’entità che gli proporrà di divenire una cosa sola al fine di ingaggiare una lotta comune contro Hannya. È proprio attorno a questa alleanza che si sviluppa il cuore del gameplay di Ghostwire Tokyo che, al di là della storia principale, vi trascinerà in una serie di eventi in grado di coprire dalle 12 alle 40 ore di gioco, in cui è previsto il solito mix di quest secondarie che funzionano e di task messi lì solo per allungare il brodo. Nonostante ciò, grazie all’ottimo lavoro degli sceneggiatori sarà facile arrivare ai titoli di coda della storyline principale.

Tessiture ed elementi

Pescando a piene mani dalla cultura e dalla tradizione nipponica, il combat system di Ghostwire Tokyo si articola attraverso incantesimi di materia elementare, detti tessiture, lanciati con sinuosi e morbidi movimenti delle braccia. Grazie a queste particolari magie, esteticamente molto gradevoli e ricche di effetti particolari, Akito avrà la possibilità di colpire gli yokai con efficacia sempre maggiore, fino a scoprire il nucleo vitale da distruggere per porre fine all’esistenza del nemico – in alternativa, saremo obbligati a sconfiggerlo nel modo più classico, ovvero esaurendo la barra salute. A parte l’espediente delle magie, la rimanente parte del gameplay di Ghostwire Tokyo rimane piuttosto ancorato agli adventure semi free roaming. Troviamo infatti un completo sistema di crescita del personaggio che permette di migliorare le abilità in combattimento e l’utilizzo degli incantesimi, un buon sistema di equipaggiamento per ottenere altri bonus e una semplice meccanica di compravendita. Il tutto trova come comune denominatore l’esplorazione, in quanto per poter dare ad Akito maggiori abilità nel suo complesso, sarà necessario curiosare il più possibile nella sinistra Tokyo dipinta dagli sviluppatori, al fine di scoprire nuove aree e completare task secondari utili a rimpinguare le proprie risorse (economiche e non).

Grazie al buon level design di Ghostwire Tokyo, l’avanscoperta di Akito tra i vicoli di Tokyo sarà coadiuvata da una buona verticalità che, unita alla libertà di esplorazione, portano il titolo Tango Gameworks ad un livello superiore rispetto alle opere precedenti, abbracciando un gameplay più fresco e in linea con le produzioni attuali. Anche perché, se da una parte la creatività non conosce confini, dall’altra non possiamo dire lo stesso del budget, e Ghostwire Tokyo non rientra certo tra opere più costose del publisher. Pur trovandoci di fronte ad un titolo previsto per console di nuova generazione (per ora solo PS5 oltre a PC) a parte le ottime cinematiche realizzate con il motore di gioco, in generale la qualità delle texture e dei modelli poligonali non vi daranno mai la sensazione di trovarvi davanti ad un titolo troppo oneroso per la vecchia generazione. Anzi, anche su pc si evidenzia una certa instabilità legata al framerate e a qualche episodio di tearing, che in virtù del frenetico combat system e delle finishing move basate sul tempismo, potrebbero minare un po’ l’esperienza di gioco. Nonostante i difetti tecnici vale la pena sottolineare ancora una volta l’eccellente lavoro svolto dagli sviluppatori sul piano artistico, sia in termini di ambientazione che di riproposizione delle animazioni e degli effetti particellari, che nel complesso riescono a convincere appieno.

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VALUTAZIONE
8
Commento finale
La storia di Akito è destinata a lasciare un segno importante in questo 2022 di rodaggio per la nuova generazione videoludica. Il titolo Tango Gameworks mette sul piatto un’avventura evocativa, supportata egregiamente da un copione all’altezza delle aspettative e da un gameplay che riesce a convincere grazie al suo level design e alla caratterizzazione ambientale. Anziché farsi arricchire da riempitivi, Ghostwire Tokyo punta deciso sull’ambientazione e sugli elementi narrativi, senza tralasciare nessuno tra gli elementi di gioco che ci si aspetta dai titoli di nuova generazione.
PRO
Ottima trama
Molto ispirato nell'ambito del level design e dell'ambientazione
CONTRO
Un po' sofferente dal punto di vista tecnico

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