Nonostante il brand abbia quasi compiuto un decennio dal suo debutto, God Eater è vista nel panorama videoludico come una serie giovane, che trova soprattutto nel mercato orientale la sua naturale collocazione. D’altronde, in Europa siamo abituati soprattutto all’hype generato da un Monster Hunter o, per voler estendere agli hack’n’slash puri, non vediamo l’ora di mettere le mani sull’ultimo DMC o God of War. Eppure, pubblicato un po’ in sordina in occidente, God Eater 3 sta riscuotendo un buon successo di critica e pubblico grazie ad un gameplay fluido, dinamico e divertente, che strizza l’occhio agli amanti dell’ibrido.

God Eater 3 – Recensione

Un nuovo God Eater

La sceneggiatura messa in piedi per God Eater 3 non brilla per originalità, ma riesce a catturare l’attenzione per via della sua semplicità, grazie all’assenza di nodi complessi e strane sotto-trame, distaccandosi dai primi 2 capitoli per via di qualche espediente narrativo. Il titolo Bandai racconta la storia di un nuovo God Eater, che il videogiocatore può personalizzare a proprio piacimento. A cominciare dalla fuga da una prigione, in compagnia di Hugo e Keze, arriveremo su di un vascello che nasconde una bambina in pericolo, perchè dotata di un potere incredibile in grado di fronteggiare la minaccia degli Aragami Cinerei. Tutta la storia ruota dunque attorno al rapporto tra il protagonista e i comprimari, che nel corso del viaggio giocheranno un ruolo principale per le sorti dell’umanità contro gli Aragami.

A dare colore alle sequenze narrative ci penseranno sempre i personaggi secondari, perchè nel nuovo copione, come nelle precedenti iterazioni, il protagonista non riesce a ritagliarsi un ruolo primario, partecipe e centrale, se non per volere altrui. Per tutti i motivi discussi, se cercate un titolo capace di dare risalto a ogni singolo personaggio, con una profondità caratteriale di rilievo e una trama mai banale, God Eater 3 non fa per voi. Al contrario, se i primi 2 capitoli non vi hanno entusiasmato ma il gameplay vi spinge a continuare, seguite il titolo perchè forse saranno quei piccoli cambi di direzione a colpirvi in positivo.

Divoratore di Aragami

Tra gli espedienti narrativi che danno una svolta al brand, quella più riuscita è senz’altro la nascita di God Eater modificati geneticamente per fronteggiare con più naturalezza gli Aragami e resistere alla mortale diffusione della Piaga della Cenere. A ciò si unisce la possibilità di equipaggiare armi cangianti e dinamiche, le God Arc, che oltre ad essere rappresentate in modo originale, donano un certo fascino all’azione. Il susseguirsi dei combattimenti viene interrotto da fasi prettamente ruolistiche che consentono al videogiocatore di riorganizzare il proprio inventario ed ottenere nuove quest, ed è il momento in cui la narrazione prende vita, esponendo dialoghi interessanti e permettendo all’utente di apprendere un po’ del contesto, con le sue novità e conferme.

Al netto di un sistema di assegnamento quest ruolistico, sebbene molto semplice ed inuitivo, con missioni suddivise per grado di difficoltà e vincoli, God Eater 3 poggia il gameplay sul più classico degli hack’n’slash dinamici, fatto quindi di attacchi principali e secondari, abilità passive e attive, schivate e parate. Nonostante qualche piccola attenzione concessa al party, quindi, l’utente non dovrà fare altro che attaccare il nemico stando attento ai suoi pattern d’attacco, ponderando di conseguenza l’uso delle abilità. La God Arc potrà mutare per volontà dell’utente in qualsiasi momento, e il suo utilizzo diventerà fondamentale per la sopravvivenza: alcuni Aragami, infatti, risultano più abbordabili con attacchi dalla distanza che ravvicinati, e viceversa. A ciò aggiungo che spesso dovremo fare uso della schivata per contrattaccare, sfruttando i punti scoperti del nemico, e nel frattempo caricare un’abilità manuale per offendere con più concretezza. La finishing move del brand, Divorazione, adesso è anche rapida, il che riduce la probabilità che possa essere interrotta: si tratta di una meccanica importante anche lato crafting, che vive dei materiali acquisiti (o per meglio dire, divorati) dai corpi degli Aragami.

Tale meccanica non è da sottovalutare visto l’ampio arsenale predisposto dagli sviluppatori, con una profondità di level-up molto interessante, e per certi versi condizionata dalla qualità dei combattimenti. In God Eater 3 abbiamo un sistema di valutazione immediata già visto in altre produzioni, che dopo uno scontro ci assegnerà sia un punteggio che determinati consumabili. È quindi importante cercare di dare il meglio ogni volta che saremo chiamati a sconfiggere gli Aragami. In particolare, tornerà molto utile affrontare i Cinerei puntando a specifici punti deboli del loro corpo, così da provocargli handicap debilitanti di un certo rilievo. Sfortunatamente, solo con gli Aragami più complicati da abbattere, i Cinerei, appunto, vale la pena provare ad ottenere benefici di questo tipo, perchè la curva di difficoltà lungo l’arco narrativo cresce in maniera talmente dolce e parallela all’evoluzione dell’equipaggiamento, da non far avvertire alcuna pendenza.

Cel shading salvatore

Per quanto discusso, potremmo dividere la realizzazione di God Eater 3 in due parti ben distinte in termini di level design: quella dedicata al combattimento, con gli scontri sparsi tra varie location, e quella narrativa, perlopiù concentrata al “Quartier Generale”, dove rimangono anche tutti i personaggi secondari. Poggiando su basi così semplici, quasi riprese dalla natura portatile della serie, non ci si stupisce nel constatare che il comparto tecnico non risulti molto curato, al netto di alcuni modelli più riusciti di altri, e di una buona regia durante le cutscene. In generale, l’aspetto delle location e i dettagli delle texture non appaiono molto riusciti, ma fortunatamente il cel shading nasconde parte dei difetti dietro l’aspetto cartoon, sempre molto apprezzato dai più. Se per la ripetitività dell’azione e di alcuni modelli poligonali non c’è una cura, fortunatamente il comparto audio porta con sè una certa alternanza di tracce, con ritmi diversi e incalzanti, che accompagnano il videogiocatore lungo l’arco narrativo in maniera piuttosto dinamica. Buono il lavoro fatto in fase di doppiaggio.

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VALUTAZIONE
7,0
Commento finale
God Eater 3 non fa granchè per migliorare la qualità del brand: le idee sono state riposte principalmente per la sceneggiatura, mentre il resto titolo è rimasto indietro a cominciare dal modo in cui viene presentata l’avventura, ancorata ai canoni del portable gaming. Fortunatamente il gameplay ha subito variazioni importanti, che consentono all’utente di sbizzarrirsi un po’ come crede, alternando la modalità di attacco e personalizzando l’equipaggiamento, aspetti negati nei primi 2 capitoli della serie. Insomma: se il brand vi piace, God Eater 3 non vi deluderà, perché le novità ci sono, e sono realizzate bene, e l’anima del titolo è rimasta la stessa.
PRO
Buona personalizzazione e profondità dell'equipaggiamento
Tecnicamente non il massimo, ma interessante
CONTRO
Narrazione e giocato poco amalgamati tra loro
Ripetitivo e poco sfidante

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