Homefront: The Revolution è un titolo per certi versi molto sfortunato. Sopravvissuto per miracolo al fallimento di THQ, il brand ha subito una serie di passaggi di consegna che ne hanno modificato l’impronta e le premesse. Nonostante lo sviluppo travagliato, le parti che si sono succedute in cabina di development sono di primo piano: acquistato da Koch Media, consegnato a Crytek giusto il tempo necessario per produrre il core del gioco con il CryEngine, e poi assegnato definitivamente a Dambuster Studio, un team giovane ma capace.
Il risultato finale di questo processo intricato a più firme sul codice, è uno sparatutto atipico che tenta di riprendere la formula moderna degli FPS per tirarne fuori qualcosa di unico, perlomeno nell’ambientazione. Per i fan della saga si tratta di un cambio piuttosto rilevante nella formula di gameplay, ma non molto nel concept: i cattivi sono ancora i nordcoreani, il presente è il 2025 e il target è ancora il suolo statunitense.

20150804_HFR_screens_02__emargoed_4Aug_1730

L’investimento è una pratica pericolosa

Dopo anni di investimenti in favore dell’APEX, produttore nordcoreano di dispositivi tecnologici e, in seguito, di armi militari, l’America è messa in ginocchio da una pressione fiscale mai vista nella storia. Incapace di ripianare il debito e priva di qualsiasi difesa bellica, il Nuovo Mondo si vede velocemente conquistare dalle forze EPC, ricche, potenti e tecnologicamente ineguagliabili.
Schiacciata economicamente e moralmente all’alba del 2025, la popolazione statunitense comincia a maturare un sentimento di ribalta dettato dal classico movimento rivoluzionario più volte letto nei libri di scuola. Il pensiero di rivolta parte dai gruppi più organizzati e meglio equipaggiati, coinvolgendo a poco a poco civili e stranieri in difficoltà, tutti sotto la guida di Benjamin Walker, il rivoluzionario più temuto dall’APEX.
In Homefront: The Revolution ci ritroviamo ad impersonare Ethan Brady, il classico eroe senza voce ritrovatosi nel movimento civile proprio grazie alla propaganda di Walker. Nell’arco di pochi giorni, la storia orchestrata dagli sviluppatori ci vede entrare in un secondo gruppo di ribelli alla riconquista di Philadelphia: è questa la fumata bianca verso la libertà.

La premessa narrativa di Homefront: The Revolution è un film già visto, tuttavia ben presentato attraverso scene in-game intelligenti e ricche di passione, che nel giro di pochi minuti portano il videogiocatore a familiarizzare con tutte le meccaniche di gioco. Quello che si presenta come uno sparatutto classico fatto di conquista e difesa di punti strategici attraverso un cammino lineare, si rivela un mezzo open world interessante capace di proporre un gameplay meno banale del previsto.
HFTR-CO-OP-ALL-MEDIA-06Per poter avanzare nella storyline e liberare la città dal dominio dell’EPC, dovremo perlustrare i vialotti di Philadelphia alla ricerca di rifugi e tunnel segreti, prontamente segnati attraverso un codice di simboli e colori conosciuto da tutti i membri della resistenza. Non siamo di fronte ad uno sparattutto classico, insomma, ma a una versione decisamente più leggera di un Far Cry in cui le torri vengono rimpiazzate dalle radio e i droni sostituiscono la feroce fauna conosciuta nel titolo Ubisoft.
Stop: il paragone, pure un po’ forzato, finisce qui.
L’esplorazione della mappa è un fattore cruciale per evolvere il personaggio e nutrire il movimento dei ribelli, il tutto, però, nell’ottica del sistema “vai e conquista”. Dopo aver manomesso una radio nemica avremo a disposizione quasi tutti i punti di interesse limitrofi, come punti strategici latenti in mano all’APEX o rifugi dei ribelli in cui rifocillarsi e recuperare qualche munizione.
Sebbene al videogiocatore venga concessa una certa libertà di movimento, il gioco propone diversi eventi casuali da tenere in considerazione per racimolare denaro, equipaggiamento ed esperienza, come punti critici e assalti nemici in depositi già conquistati.

1 2

Ulteriori informazioni

Per rimanere aggiornato sulle ultime novità, continua a seguire la rete Social di Nextgentech.it, tramite la pagina Facebook.

CONDIVIDI SU:Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter

VALUTAZIONE
68
Commento finale
Chissà come sarebbe stato Homefront: The Revolution targato Crytek. Di certo, il titolo Dambuster mette in mostra belle idee, capaci di tenere impegnato il videogiocatore per almeno una decina di ore, quelle necessarie per togliere dalle grinfie dell’APEX una buona parte della città. Per i “completisti” c’è di che sbizzarrirsi, a patto di accettare qualche compromesso in termini tecnici e, soprattutto, relativi ad incarichi e quest secondarie. Considerando il caos dietro la build finale, la gestione di un motore grafico così potente ma difficile da padroneggiare, e soprattutto la discreta quantità dei contenuti, lo sparatutto Koch Media si presenta sugli scaffali con un bel vestito: non privo di difetti e con qualche cucitura fuori posto, ma pur sempre un abito di buona fattura.
PRO
Philadelphia è ispirata e gode di una buona atmosfera
Ricco di contenuti
Buon sistema di progressione
CONTRO
Ripetitivo
Soffre di numerosi problemi tecnici

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.