L’impatto che ha avuto Kingdom Come: Deliverance è quello tipico delle grandi opere. Sono ormai passati 7 anni dalla produzione di Warhorse Studios e da quei bellissimi trailer che preannunciavano un contesto medievale al 100%, costituito da castelli, villaggi, povertà, fattorie ed un sistema di combattimento tanto rustico quanto intrigante per le novità che prometteva ai videogiocatori. Un’opera che, a distanza di quei 7 anni, si attesta sulla media valutazioni dell’8 e che non smette di tenere incollati allo schermo tutti gli appassionati. Ed è proprio a loro che il team di sviluppo ha dedicato il secondo capitolo, per un Kingdom Come: Deliverance 2 che senza mezzi termini ambisce a riconquistare il cuore dei propri fan e rinvigorire il segmento degli action RPG, sempre più votati al fantasy e al mondo competitivo.

Kingdom Come: Deliverance 2 – Recensione

Henry è cresciuto?

La struttura di Kingdom Come Deliverance 2 è sostanzialmente la stessa del primo capitolo, ed anche il contesto in cui si muove il protagonista segue all’incirca gli stessi risvolti, seppur con motivazioni e comprimari diversi. L’eroe del gioco, tra mille virgolette, è ancora quello scapestrato di Henry, certamente cresciuto non solo nell’età ma anche nelle responsabilità. Non si può certo dire che sia diventato un guerriero professionista, né un uomo rigorosamente di sani principi, ma l’impegno e la determinazione non gli sono mai mancati. Valori che, dopo un incipit che accompagna il giocatore nei primi momenti dell’avventura, gli torneranno estremamente utili per tutto l’arco narrativo. La storia raccontata da Warhorse è anche stavolta un copione maturo, profondo, e contraddistinto da dialoghi ben scritti e recitati, in cui non mancano linee divertenti e possibili risposte azzardate, che di conseguenza indirizzeranno azioni e reazioni degli interlocutori. La base da cui si parte è esattamente il secondo dopo il finale del primo capitolo, con un Henry ancora insoddisfatto per la mancata esecuzione dei suoi intenti personali, ma consapevole di aver contribuito a dar manforte ai ribelli. In Kingdom Come: Deliverance 2 la parola chiave è ancora una volta “libertà”: la stessa libertà nel modo di affrontare le missioni secondarie, la ritroveremo anche nell’approccio all’esplorazione della mappa e nel compiere le varie attività disponibili all’interno del gioco, con la solita pazienza e costanza di chi sa attendere, in piena continuità con il primo capitolo della serie.

Mai come prima, il sistema legato alle missioni secondarie affrontate dall’utente sarà scontato o limitato alla sola contrapposizione del bene e del male. In Deliverance 2 i modi in cui avremo la possibilità di superare ogni quest sarà una continua scoperta, dove anche il fallimento di un obiettivo apre alla possibilità di proseguire con un finale inedito (e non per forza negativo) all’interno di quel breve e succulento racconto. Il tutto non si riduce, quindi, alla possibilità di evitare ostilità inutili, rubare di soppiatto qualcosa o soddisfare un capriccio di un NPC: talvolta, la risoluzione “più positiva” per la nostra visione dei fatti sarà addirittura nascosta alla vista, e da liberare attraverso una nostra azione creativa.

L’evoluzione del gameplay

Eppure, nonostante i netti punti di contatto con il predecessore, Kingdom Come: Deliverance 2 può essere considerato a tutti gli effetti un’attenta evoluzione delle meccaniche di gioco, realizzato tenendo a mente i feedback degli utenti. Un esempio di ciò sta nella semplificazione del sistema di combattimento, che adesso vede la scomparsa della stoccata dalle azioni di attacco di base, ed associata perlopiù alle spade. Nonostante il complicato sistema di direzione dei colpi sia ancora presente, anche questo è stato alleggerito e semplificato, riducendo le rotte possibili e concedendo qualche errore in più in fase di parata. Insomma, la volontà di rendere più accessibile e immediato il combattimento a chi si avventura per la prima volta nel mondo medievale di Kingdom Come è evidente, come lo è altrettanto quella di non volersi snaturare del tutto viste le lodi degli appassionati. E così, come spesso accade, vince la soluzione di mezzo, quella capace di accontentare un po’ tutti. Soluzione azzeccata, anche grazie al sempre ottimo e variegato equipaggiamento di cui dispone il buon Henry in questo secondo capitolo, che ci consentirà fin da subito di carrozzarci nel migliore nei modi. Chi ha giocato la prima avventura, adesso potrà godere di nuove armi pronte all’uso, sia dalla distanza che per gli scontri ravvicinati, con un feeling di utilizzo molto più immediato ma sempre basato sul sistema di progressione del “più ci provi, più migliori”. Ricordando il buon TES V: Skyrim da questo punto di vista, le abilità di Henry aumenteranno via via con i tentativi e l’utilizzo di specifiche azioni, premiando lo stile di gioco dell’utente. Questo sistema non riguarda solo le skill legate al combattimento, ma anche le abilità passive più variegate, come crafting o persuasione. Se per convincere qualcuno dovremo badare non solo al livello della dialettica ma anche all’estetica (esattamente come nel primo capitolo non farete una bella figura andando in giro con vesti macchiate di sangue) per quanto riguarda il crafting tutto dipenderà dalla nostra abilità in attività come la caccia e la forgiatura di nuove armi, aspetto curato al punto da prevedere un nuovo “minigame”, un po’ più complicato rispetto alle azioni necessarie per l’alchimia, ma anche più divertente e soddisfacente. Insomma, potenziare la spada di fiducia con le proprie mani e vederla brillare si rivela una soddisfazione decisamente da provare.

Con gli stivali pieni di fango

Dal punto di vista tecnico, il design della mappa di Kingdom Come: Deliverance 2 si mostra molto simile al capitolo precedente, pur con uno step tecnologico evolutivo importante, soprattutto a Kuttenberg, l’unico insediamento meritevole di prendersi l’appellativo di “città” (medievale, s’intende). La cura per i dettagli è a dir poco superlativa, con negozi dei mercanti ricavati in piccole grotte fatiscenti, i soliti vicoli sporchi di fango in cui perdersi tra una meravigliosa vista e l’altra, ed aree da esplorare decisamente grandi e ricchissime di vegetazione. Rispetto alla prima avventura di Henry, la Boemia raccontata da Warhorse attinge anche da architetture dell’Alsazia e della Baviera, rendendo l’esplorazione una piacevolissima scoperta da affrontare con i giusti tempi. Anche perché, in sella al ritrovato Pebbles o spalleggiati dal fedele Mutt, tutto avrà un sapore più ricco e coinvolgente. Svolgere attività con la dovuta calma, come le già citate battute di caccia o funzioni di forgiatura, raccolta di erbe e creazioni alchemiche, servirà ad immergerci nei ritmi e nei modi pensati dal team di sviluppo, in cui la fretta e il forsennato andirivieni non sono contemplati.

Al di là della bellezza dei paesaggi, Deliverance 2 conferma l’attenzione per i dettagli anche attraverso ad una build di gioco solida e priva di veri e propri problemi tecnici. In un gioco di questo tipo è quasi scontato imbattersi in qualche strano effetto di compenetrazione poligonale, IA un po’ spiazzante e bug di seconda priorità, però non c’è nulla di realmente sconvolgente che non consenta all’utente di proseguire con l’avventura. In termini audio, confermata l’assenza del doppiaggio italiano, ma anche la buona soundtrack di cui già godeva il primo capitolo della serie. I brani scelti anche stavolta aiutano a calarsi nell’atmosfera tardomedievale della Boemia raccontata dagli sviluppatori, in cui il tempo non conosce fretta e le giornate passano all’insegna della semplicità…e di qualche duello mortale.