Saper portare innovazione in un segmento videoludico come quello degli horror adventure (ovvero limitati ad una semplice esplorazione degli ambienti coadiuvata dal giusto mix di effetti) non è assolutamente alla portata di tutti, eppure l’inesperto studio Bloober Team ci riuscì nel 2016 con Layers of Fear, raccontando una storia dal forte impatto emotivo attraverso un gameplay basilare ma efficace. Il successo del titolo ha portato il team di sviluppo ad estendere la serie con un’espansione e con un nuovo capitolo, arrivando nel 2023 a proporre un pacchetto completo con scene inedite ed in motore grafico Unreal Engine 5.

Layers of Fear – Recensione

Il disagio di chi è alla ricerca di sé stessi

Partiamo dalla presentazione del titolo: Layers of Fear (anche noto come “Layers of Fear 2023”) è sostanzialmente la raccolta completa di tutti i titoli che Bloober Team ha realizzato per raccontare le storie di artisti in pena e famiglie tormentate da problemi psicologici e sociali, narrate e legate tra loro per mezzo di una giovane scrittrice incaricata di scrivere un libro sulle vicende. I racconti riprendono fedelmente i capitoli già usciti che vedono protagonisti un pittore, sua figlia e un attore, con l’aggiunta di qualche esplorazione inedita con un nuovo DLC. Dopo l’incipit che avrà lo scopo di presentarci la scrittrice (poco a suo agio in un vecchio faro sperduto) e le sue intenzioni, avremo quindi l’occasione di fiondarci subito nel disagio del celebre pittore del primo capitolo, più che mai convinto a dipingere il suo ultimo, grande, capolavoro, in un tribolatissimo viaggio di pazzia e sensi di colpa all’interno della sua grande dimora. Da qui, l’analisi del subconscio del pittore prenderà il sopravvento per mezzo di sua figlia, intenzionata a chiudere col passato e riportare alla luce i vecchi disagi della famiglia vissuti da bambina, ed a cui farà seguito una nuova espansione ancora dedicata alla vicenda. Per concludere, ci si sposterà sullo scenario di Layers of Fear 2 nei panni di un attore rinchiuso in un’opera ben più grande di lui, alla ricerca dell’interpretazione finale.

L’excursus dei racconti avverrà per mezzo di un gameplay estremamente semplice in chiave “punta e clicca moderno”, in cui il protagonista di turno, con visuale in prima persona, potrà esplorare decine e decine di stanze in successione, interagire con un gran numero di oggetti e cercare di trovare una spiegazione a tutti gli avvenimenti più sinistri che accadranno attorno a lui. Le interazioni richieste all’utente saranno perlopiù di carattere esplorativo e con qualche enigma ambientale, come la ricerca di una chiave, la profonda osservazione degli elementi a schermo (che magari rivelano una combinazione) o l’attivazione di uno script che permetterà alla location di evolvere e rivelare un nuovo passaggio utile al prosieguo dell’esplorazione. Le dinamiche horror sono quindi limitate all’attivazione delle azioni scriptate come i giochi di luce e gli effetti audio, che pur nella loro semplicità ben riescono a procurare qualche jump scare inaspettato.

Quasi nulla è come sembra

Anche se l’esplorazione è inevitabile per portare a termine le storie, è inutile dire che Layers of Fear punta fortissimo soprattutto sulla storia di ciascun protagonista, raccontata per mezzo di numerosi documenti (tutti doppiati in lingua inglese ma tradotti) che è possibile recuperare da cassetti, tavoli e scrivanie, utili a conoscere ogni sfaccettatura delle singole storie e del disagio vissuto dai passi incerti del personaggio, cui progressi verranno salvati automaticamente in checkpoint non proprio vicini tra loro (con questa riedizione mi sarei aspettato un miglioramento in tal senso).

Nonostante il concept semplicissimo di un titolo come Layers of Fear, oggi come allora il lavoro di Bloober Team brilla nell’oscurità dipinta dai designer, grazie alla sapiente realizzazione delle location e agli elementi scriptati in grado di trasmettere il giusto livello di atmosfera, ansia e disagio, invitando l’utente a procedere con la giusta calma ed equipaggiare una fonte di luce per scacciare le cattive presenze che dominano i capitoli.

La domanda da farsi a questo punto è: i contenuti inediti e le novità valgono il riacquisto del titolo per i fan che hanno già assaporato le vicende dei capitoli originali? La risposta breve è no, a meno che non siate davvero fan sfegatati dell’opera. Infatti, al netto di un rifacimento in Unreal Engine 5, il nuovo Layers of Fear non sposta gli equilibri e non sarà certo qualche contenuto aggiuntivo a farlo, anche se va premiato, nel complesso, lo sforzo profuso da Bloober Team nel cercare di legare le storie per mezzo di una nuova protagonista, la scrittrice nel faro (comunque un clichè per il genere).

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
La raccolta di Layers of Fear è un’occasione ghiotta per chi non ha mai sentito parlare della serie o l’ha vista da lontano, senza mai convincersi del tutto dell’acquisto. L’opera di Bloober Team rimane ancora oggi uno dei migliori thriller/horror in circolazione, con peculiarità di storytelling e gameplay unici soprattutto nei risultati. La sensibilità con cui vengono trattati alcuni temi, come i disagi mentali, la malinconia ed i sensi di colpa, è una caratteristica predominante dell’opera, da non lasciarsi sfuggire se finora non c’è mai stato un punto di contatto con la saga.
PRO
Un'occasione soprattutto per chi non ha giocato la serie
CONTRO
Poche novità

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