L’universo che ruota attorno a Like a Dragon e spin-off vari sta vivendo un periodo di estrema importanza, oltre che di maturazione. Se partiamo dal 2018, sono ben 10 i giochi realizzati da Ryu Ga Gotoku Studio a tema Yakuza, tra remastered dei capitoli principali della saga, spin-off (i due Judgment dedicati a Yagami e l’ultimissimo Like a Dragon Gaiden: The Man Who Erased His Name con protagonista il sempreverde Kazuma Kiryu) e un importantissimo cambio di rotta avvenuto con il penultimo titolo della serie, Yakuza: Like a Dragon, che in un colpo solo ha voluto cambiare nome, protagonista e gameplay, i tre aspetti più iconici della saga. Questi piccoli grandi stravolgimenti ci portano oggi a Like a Dragon: Infinite Wealth, produzione che si porta sulle spalle il peso delle crescenti aspettative maturate in questi anni, nonché la responsabilità di proseguire un percorso di rinnovamento rispettando la storia della saga.

Like a Dragon: Infinite Wealth – Recensione

Duri a morire

I fan affezionati alla serie di Kiryu e compagnia avranno già visto e rivisto il trailer di Infinite Wealth, che da una parte ci ha ripresentati Ichiban Kasuga, il nuovo riccioluto protagonista della serie che ha fatto capolino nel capitolo precedente, ma dall’altra ci ha catapultati in un contesto decisamente ben distante dalle strade dei quartieri a neon di Tokyo o Yokohama, lasciando spazio ad una lunga spiaggia e ad un viale infinito di palme riscaldate dal sole, lo scorcio più conosciuto delle Hawaii. È questa, infatti, la location in cui Infinite Wealth prende vita, probabilmente a seguito dei numerosi feedback ricevuti dai precedenti capitoli che vedevano gli appassionati un po’ stanchi di girare per le solite vie illuminate delle principali città del Giappone. Il “come” Ichi ci arrivi è presto detto: la storia riparte proprio da dove ci eravamo lasciati con il predecessore, e vede ancora il protagonista all’interno del contesto di Hello World, una sorta di ufficio di collocamento che Kasuga, da dipendente, sfrutta per dare un nuovo futuro agli ex membri dei clan Yakuza al fine di riportarli nella società in vesti nuove e più sane.

Per motivi inizialmente ignoti, però, Kasuga viene investito da accuse infamanti che lo portano nuovamente a ricominciare da zero (un bel paradosso) e per la precisione proprio dall’isola più ambita dai vacanzieri di tutto il mondo, ovviamente seguito dai suoi compagni di fiducia e da un nuovo, meraviglioso, membro del party: lo stesso Kiryu che poco tempo fa abbiamo lasciato in The Man Who Erased His Name dopo innumerevoli scazzottate. Proprio in virtù della continuità della storia e della presenza di numerosi personaggi secondari ripresi dai vecchi capitoli, Infinite Wealth pone come grosso prerequisito narrativo la conoscenza di almeno 2 titoli dell’intera saga, ovvero il primo Like a Dragon e proprio lo spin-off dedicato a Kiryu, senza però proibire ai nuovi fan di godersi il gioco con tutte le informazioni possibili sul pregresso (d’altronde sappiamo bene quanto riescano ad essere verbosi quelli di Ryu Ga Gotoku Studio). Chi, invece, ha giocato tutti i capitoli della serie riuscirà ad incrociare anche più informazioni man mano che si andrà avanti con la storia, anche solo in virtù delle numerose citazioni presenti tra le linee di dialogo – un capitolo fondamentale per comprendere le sorti della Yakuza e varie sfaccettature della storia di Kiryu è ad esempio Yakuza 6: The Song of Life.

Una seconda vita

Dal punto di vista contenutistico, Like a Dragon: Infinite Wealth conferma l’esagerata mole di attività secondarie di cui ha sempre goduto la serie e i relativi spin-off. Anche qui avremo tantissime missioni da compiere per spezzare il ritmo della storyline principale, tra task perlopiù trascurabili dal punto di vista narrativo, a missioni di secondo piano molto curate e sempre pensate per passare un messaggio morale importante, in perfetto stile Ryu Ga Gotoku Studio. In questo nuovo capitolo della serie trovano più spazio le vicende dei personaggi secondari (frutto anche della natura a turni del combattimento che già dà più enfasi ai coprotagonisti rispetto al passato) ma anche una serie piuttosto ampia di attività irriverenti e simpatiche da fare in lungo e in largo nella mappa, ben più grande rispetto al passato ma come al solito decisamente ricca e caratterizzata. Anche se il rovescio della medaglia di un gioco così ricco di contenuti extra porta a dilatare fin troppo la fruizione dei contenuti principali, la storia raccontata in questo Infinite Wealth è probabilmente una delle più riuscite dell’intera saga, comunque superiore al primo capitolo (anche solo per la presenza carismatica dell’eterno Kiryu). Tra una cosa e l’altra, il gioco conferma la sua importante longevità, arrivando liscio e tranquillo a superare quota 100 ore senza esaurire i contenuti – tutto sta, ovviamente, a quanto si vuol farmare o approfondire i minigame.

In termini di combat system, stavolta Ryu Ga Gotoku Studio pare aver cercato di bilanciare meglio le meccaniche RPG con l’insistente domanda di un gioco più action, raggiungendo un mezzo compromesso finale. Anche se il gioco rimane uno strategico a turni con un party composto da 4 membri in tutto, non mancheranno occasioni più ricche di ritmo ed azione ad enfatizzare i combattimenti, così come saranno innumerevoli i momenti in cui il gioco ci strapperà un sorriso tra nemici bizzarri e abilità decisamente fuori dal comune, replicando il meccanismo della diversità delle skill introdotto in Like a Dragon con le professioni.

Dato che le parole ricorrenti sono “rinnovamento” e “miglioramento”, in piccola misura lo stesso si può dire anche del comparto tecnico, che in Like a Dragon: Infinite Wealth viene frenato dalla sua natura cross-gen. L’utilizzo dello stesso engine del precedente capitolo limita quindi la fantasia e la precisione di alcuni elementi della mappa, ricadendo nei soliti difettini dei capitoli passati, come il riciclo dei modelli poligonali, la superficialità di alcune texture e un sistema di illuminazione piuttosto basilare. Niente da dire, invece, per ciò che concerne le scene di intermezzo, vero fiore all’occhiello delle produzioni Ryu Ga Gotoku Studio, che anche stavolta brillano di luce propria evidenziando un lavoro eccezionale in fatto di cura per i particolari e sensazioni restituite dalle scene di intermezzo – peraltro piuttosto frequenti. La cornice della parte tecnica la fanno gli effetti (le già citate skill al di sopra delle righe regalano momenti in combattimento molto riusciti in termini estetici) e la soundtrack, entrambi aspetti convincenti in egual misura.

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
Non capita spesso di trovarsi di fronte a produzioni che mantengono tutte le aspettative, specie se alte come in questo caso, ma Like a Dragon: Infinite Wealth ci riesce alla perfezione. L’ultima opera di Ryu Ga Gotoku Studio rappresenta esattamente ciò che ci si immaginava: una storia matura e coinvolgente, un gioco ricco di contenuti e ben curato, un comparto grafico forse un po’ datato ma sfruttato decisamente bene.
PRO
Naturale evoluzione del capitolo precedente
Ricchissimo di contenuti
La storia principale è una degna prosecuzione dei vari intrecci narrativi coinvolti
CONTRO
È tempo di passare ad un engine dedicato interamente alla current gen
Non è il miglior capitolo con cui iniziare a conoscere la saga