Gli ultimi 2 capitoli del brand Yakuza ha portato una certa ventata di freschezza ai fan della serie, presentando ai giocatori un parco di protagonisti e comprimari del tutto nuovi, accantonando almeno per un po’ l’amabile Kazuma Kiryu. Se Like a Dragon ha rappresentato un forte punto di svolta in termini di gameplay, anche Judgment non è stato da meno, configurandosi come uno spin-off dal combat system molto vicino al filone originale, seppur con elementi di gioco del tutto inediti, e soprattutto una struttura narrativa ben diversa da quella a cui erano abituati i follower del brand. Con Lost Judgment, Ryu Ga Gotoku Studio torna nuovamente a parlarci delle vicende di Takayuki “Tak” Yagami in quel di Kamurocho e Ijincho (e dove altrimenti?!), ed anche stavolta c’è tanto da dire e fare.

Lost Judgment – Recensione

Il reo confesso

Rispetto alla stragrande maggioranza dei personaggi del filone principale di Yakuza (compreso Like a Dragon) nella serie Judgment il protagonista non è direttamente collegato ad una famiglia del Tojo Clan, anche se inevitabilmente le vicende principali andranno ad incastrarsi con quelle della famosa (ed ormai ex) organizzazione del crimine con sede a Kamurocho. In Lost Judgment vestiamo ancora i panni di Tak Yagami, tostissimo investigatore privato nonché ex avvocato che oltre a risolvere casi improbabili si trova anche a suo agio nel girare per le strade di Tokyo scaraventando all’aria i malviventi a suon di calci e pugni.

Così come per il primo capitolo, anche la storia di Lost Judgment si apre con un efferato delitto potenzialmente legato a ciò che resta della Yakuza, quello di un uomo ritrovato brutalmente ucciso nel distretto di Ijincho a Yokohama. Fin dai primi momenti del racconto avremo la conferma che si tratta di un regolamento dei conti, con tanto di confessione da parte dell’imputato Akihiro Ehara, non perseguibile perché non direttamente collegato alla scena dell’omicidio, in quanto già condannato per un’accusa di molestie sessuali avvenuta nel medesimo giorno. Coincidenza? Difficile, ma sarà compito di Tak, senza troppi preamboli, legare i due casi alla figura di Ehara, con tutte le implicazioni e gli “impicci” che vi lascio immaginare, come da buon copione di Ryu Ga Gotoku Studio.

Accanto al filone narrativo principale ci saranno poi una serie di subquest, che come sempre caratterizzano la serie Yakuza. In particolare, in Lost Judgment gli incarichi secondari visti nel primo capitolo sono stati rimpiazzati dai Racconti Scolastici, sfruttando la nuova ambientazione del liceo Seiryo, che fa background alla main quest. Tramite questo espediente, il team di sviluppo ha voluto portare all’attenzione dei giocatori altri temi molto importanti come il bullismo e la prostituzione, presentando argomenti della sfera adolescenziale sfortunatamente attuali.

Ai temi di levatura più seriosa si affiancheranno anche tante altre missioni secondarie (e più o meno rapide da sbrigare) più scanzonate e spesso a lieto fine, in perfetto stile Yakuza, in cui dovremo risolvere i problemi più disparati dei cittadini incontrati in giro per la città, usufruendo del Cercaparole, un motore di ricerca che consentirà a Tak di rimanere aggiornato sui temi più caldi della città (esperimento già presentato nel primo Judgment, ma qui raffinato ed approfondito).

Con questi elementi, e senza considerare tutto il sistema di miglioramento delle abilità (molto simile a quello precedente, con un gran numero di tecniche da apprendere) Lost Judgment arriva facilmente a sfondare le 80 ore di gioco per i completisti, attestandosi invece a circa 20 per completare la sola main quest.

Attaccabrighe a zonzo

Fortunatamente, per migliorare la fruizione di tutti questi contenuti, oltre che l’esplorazione in sé dei due distretti, il team di sviluppo ha apportato qualche cambiamento interessante alla struttura di gioco, in parte già rivista in Like a Dragon con l’introduzione della chiamata al taxi da smartphone. Oltre ciò, in Lost Judgment troviamo anche il parkour e lo skate come introduzioni al gameplay per muoverci in modo più agile e veloce.

In generale, Lost Judgment si presenta come un gioco certamente più vasto e variegato del precedente, rivisto in quasi tutti gli aspetti principali. Anche se le fasi investigative risultano ancora un po’ troppo forzate, gli sviluppatori hanno adeguato il bilanciamento di inseguimenti, analisi in soggettiva e pedinamenti, risultando in un amalgama un po’ più coerente e meno noioso. In più, per alcune indagini sarà anche necessario avanzare senza farsi scoprire o sfruttando l’ambientazione in brevi e lineari sezioni platform. Nonostante queste evoluzioni, l’investigazione rimane ancora considerabile come extra, una piccola variazione alle canoniche scazzottate che inevitabilmente tendono a prendere il sopravvento sul resto.

Le solite e svariate attività sparse per la mappa vedono ora l’introduzione di un parco in cui allenarsi con lo skate, la modalità Gauntlet con cui portare a termine alcune sfide, e la ripresentazione delle due attività principali “da free roaming” legate al primo capitolo: il VR Paradise e le corse dei droni. Non abbiate paura: la presenza dei minigame è ancora molto forte, come anche i giochi SEGA originals, che in Lost Judgment sarà possibile avviare direttamente dal televisore di Tak a patto di recuperare le cartucce del suo adorato SEGA Master System II.

Passando invece al core del gameplay, ovvero il combat system, Lost Judgment vede l’introduzione di un terzo stile di combattimento per Tak, ovvero il Serpente. Rispetto agli stili Gru e Tigre che rivediamo anche in questo capitolo, con Serpente potremo sfruttare delle letali proiezioni, con un aumento sostanziale della velocità di esecuzione e combo davvero interessanti nonché inedite. Questo terzo stile porta nuova profondità ai combattimenti, di per sé già più dinamici rispetto agli ultimi capitoli della saga principale (penso ad esempio ai salti sui muri) e va a braccetto con una difficoltà media molto interessante, che sulle prime lascia abbastanza tranquilli (utile a potenziare il nostro investigatore) per fare la voce grossa sul finire, sia in termini di boss fight che di semplici scontri tra le strade. In Lost Judgment la caratterizzazione dei nemici segue un po’ le tradizioni della serie, con villain ben realizzati tanto dal punto di vista caratteriale quanto negli 1 vs 1.

Vicoli indimenticabili

Il lato tecnico del titolo si presenta molto simile a Like a Dragon, dato che non è passato poi molto tempo tra i due capitoli. Alla sempre ottima modellazione poligonale, contraddistinta anche da un parco animazioni eccellente per il protagonista, continuano a contrapporsi piccoli grandi difetti della serie, come la scarsa interazione con l’ambiente, la ripetitività delle mappe (anche se, di anno in anno, evolve in qualche modo) e l’assenza di un vero ciclo giorno-notte, pur dando all’utente la possibilità di andarsene in giro per i due distretti in 3 fasce orarie distinte.

In base all’orario e alla zona visitata, la risposta della mappa è sempre molto piacevole, come da tradizione: le strade principali sono sempre quelle più popolate e ricche di insegne al neon come ormai siamo abituati, così come ritroveremo fedelmente la trascuratezza e l’abbandono nei sobborghi e negli angoli più remoti, in cui in genere si muove, letalmente, la Yakuza. In termini di fluidità consiglio la versione default a 60 FPS anziché il 4K che scende ad un framerate di 30 mostrando comunque qualche incertezza di troppo. Nemmeno a dirlo, anche in Lost Judgment sono le sequenze filmate a rappresentare il vero fiore all’occhiello della produzione dal punto di vista tecnico, sempre molto credibili, precise ed accompagnate da una colonna sonora all’altezza. Confermata la presenza dei sottotitoli in italiano, introdotta nella serie proprio dal primo Judgment, mentre per quanto riguarda il doppiaggio, il consiglio è sempre quello di giocare l’avventura con quello originale, giapponese.

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VALUTAZIONE
8,8
Commento finale
Dopo gli ultimi capitoli della serie principale, Like a Dragon e Judgment, Ryu Ga Gotoku Studio continua sulla strada delle storyline di spessore anche con Lost Judgment, portando le vicende di Takayuki Yagami ad un livello ancora più alto in termini di importanza sociale. L’ennesimo ottimo lavoro in termini di sceneggiatura trova il consueto riscontro anche nel gameplay, con l’espansione della mappa rispetto al primo capitolo e tante nuove missioni ed attività pronte per essere provate. Adesso è tempo di tirare fuori taccuino, drone e skateboard, e sarete pronti a…fare a pugni!
PRO
Il nuovo setting delle missioni secondarie è convincente
Mappa più grande e ricca di tante nuove attività
CONTRO
Fasi investigative migliorate, ma ancora distaccate dalla natura del gioco