Una trilogia intensa, dalle mille sfumature, contraddistinta da un universo ricco di sfaccettature e intrecci, il tutto racchiuso in una sceneggiatura complessivamente epocale e meticolosa. Sembrava essere una storia ormai archiviata, e invece, per la gioia dei fan, ecco arrivare un nuovo capitolo. Mass Effect: Andromeda debutta con l’hype delle grandi produzioni, e a una settimana dal dayone i risultati sono già piuttosto interessanti. Il nuovo viaggio interstellare proposto da Bioware ed Electronic Arts assume tratti nuovi e talvolta inaspettati, per una nuova esperienza galattica di alto livello.

Mass Effect: Andromeda – Recensione

Una nuova casa

Tornare nell’universo di Mass Effect e proporre una storia appassionante almeno quanto quella di Shepard e compagni non era affatto un’impresa semplice. Quando una produzione si fa carico di un’eredità così pesante il rischio di scivolare nel banale e di deludere le aspettative è altissimo, specie se nei videogiocatori dell’ultimo decennio è ancora vivo il ricordo di ogni protagonista della trilogia. Bioware, allora, ha deciso di rischiare il tutto per tutto e anziché riutilizzare volti noti e di sicuro impatto ha puntato sull’estremo opposto: in Mass Effect: Andromeda siamo lontani 600 anni dalla Cittadella e dalla Galassia che abbiamo avuto modo di conoscere nei precedenti capitoli. Anzi, l’obiettivo del progetto Andromeda consiste proprio nel dimenticare la vecchia Casa e cercare nuovi pianeti in grado di ospitare una “nuova umanità”. L’incipit della sceneggiatura, perlomeno nelle intenzioni dei nuovi personaggi ai piani alti, sta dunque nella ricerca di nuove Terre da colonizzare. Tale compito è affidato alla coppia di fratelli Ryder, Scott o Sara a seconda delle preferenze dell’utente, sotto la supervisione del Pioniere Alec, padre dei due.

Come ci si aspetta da qualsiasi opera sci-fi, ancor di più da un action RPG, quello che doveva essere un viaggio tranquillo sull’Hyperion si rivelerà una nuova esperienza da raccontare, forse non così immensa ed intrigante come la minaccia dei Razziatori, ma sicuramente in grado di farsi ricordare nella storia del titolo. Ed è proprio dal presagio del rischio imminente che Mass Effect: Andromeda comincerà a tirare fuori tutti i propri assi nella manica, permettendo al videogiocatore di intraprendere un lungo viaggio costellato di razze aliene, personaggi strambi e intellettuali, nuovi alleati, storie da vivere e tematiche sociali e politiche, tutti gli elementi, cioè, che hanno permesso alla saga di farsi largo nell’ultimo decennio.

Space novel

Mettendo piede sulla Tempest, la nuova Normandy di Andromeda, i navigati di Mass Effect verranno pervasi da tanti dolci ricordi. È qui che cominceranno a stabilirsi tutti i legami emotivi tra i diversi componenti del nuovo gruppo, lasciando il giusto spazio di relax tra un combattimento e l’altro. L’approfondimento delle tematiche private dei membri dell’equipaggio è stato da sempre un tratto distintivo della saga, e come è giusto che sia con l’evoluzione videoludica del genere, Bioware ha deciso di abbandonare totalmente il sistema binario delle scelte morali – Eroe vs Rinnegato – optando per una categorizzazione meno netta e più verosimile che tiene conto di 4 profili: Emotivo, Professionale, Logico e Disinvolto. Come è facile intuire dai nomi delle classi comportamentali, sebbene sia possibile tracciare opposizioni nette tra gli archetipi (Emotivo-Logico, Professionale-Disinvolto) questo nuovo sistema di profilazione del protagonista permette di scendere più in profondità, adattandosi al contesto in maniera più precisa e meno vincolante.

Il comportamento tenuto dal protagonista andrà ad influire direttamente sui rapporti inter-gruppo che andranno via via a comporsi durante la campagna. In tal senso, i dialoghi con i personaggi – comprimari e secondari – si riveleranno utili sia per scoprire le nuove sfaccettature dell’universo, inevitabilmente mutato nell’arco degli ultimi 600 anni, che per rafforzare la coesione della crew. Spazio, dunque, alle celebri ed appassionanti missioni lealtà e alle possibili romance a disposizione, il tutto perfettamente allineato con le aspettative di chi già conosce la saga. Le missioni lealtà sono come sempre ricche di contenuti, abbastanza longeve e particolarmente curate, talvolta difficili, ma appaganti. Le storie d’amore seguono il naturale evolversi dei rapporti maturati durante la quest principale e i dialoghi opzionali, lasciando all’utente la possibilità di seguire diversi cammini romantici.

Profondità e dinamismo

Mass Effect: Andromeda si presenta come il capitolo più ricco di contenuti dell’intera saga. Ciò è stato possibile tanto grazie al progredire del genere, quanto all’approfondimento di tutte le meccaniche di gioco che contraddistinguono il titolo. Dopo una prima fase di definizione, Andromeda lascia il giocatore libero di esplorare in lungo e in largo la nuova galassia al bordo del famoso Normad, grazie al quale sarà possibile spostarsi velocemente da un punto all’altro dei pianeti disponibili. L’esplorazione di tutte le aree permetterà all’utente di raccogliere i minerali necessari alla fase di crafting, utili per la costruzione fai-da-te di nuovo equipaggiamento. In tal senso, Andromeda propone un vastissimo armamentario, decisamente più variegato e profondo rispetto agli ultimi due capitoli della trilogia. L’opera Bioware, insomma, fa un deciso salto in avanti in termini di contenuti tangibili per personalizzare l’esperienza di gioco, non solo dal punto di vista estetico – in realtà molto scarno – e caratteriale. Le missioni opzionali, presenti in gran numero, risultano ben più appassionanti e curate rispetto a quelle di Dragon Age Inquisition, prettamente rivolte alla raccolta degli oggetti; in Andromeda, tutto ha un fine preciso, e alla peggio ogni esperienza relativa ad una quest vi permetterà di racimolare punti esperienza utili per il level up.

La progressione del personaggio fa parte di quell’insieme di passi in avanti compiuti dalla saga, ed ha mantenuto intatto il tratto distintivo della trilogia, ovvero il set di skill attive e passive che mischiano le effettive abilità con armi da fuoco con qualche asso nella manica di tipo tecnologico e biotico. Dalle tre categorie principali in cui è possibile spendere punti abilità si diramano numerosi e profondi cammini che permettono all’utente di personalizzare a dovere il proprio eroe, scegliendo di bilanciare le varie abilità – e dunque creare un soldato versatile – oppure approfondire la specializzazione in settori specifici. Sebbene sul campo di battaglia sia possibile portare solo un piccolo sottoinsieme di abilità attive tra quelle sbloccate – per la precisione 3 – il sistema di combattimento tenderà a creare il giusto mix di tensione ed appagamento a forza di un leggero trial&error che consente all’utente di perfezionare di volta in volta l’asset per approcciare i nemici. Per evitare di perdere troppo tempo con il tuning dell’equipaggiamento è necessario dimenticare il combat system dei primi 3 capitoli: Andromeda propone combattimenti molto dinamici e si fa lustro di un’IA dei nemici completa e consistente con l’ambiente circostante, capace, quindi, di mettere a dura prova la crew dei Ryder anche quando penseremo di aver fatto un buon level-up.

Galassia e biotica

Per chi volesse approfondire le meccaniche di gioco con gli amici, c’è poi la modalità multiplayer, tramite la quale è possibile estendere l’esperienza col titolo Bioware attraverso la crescita di un nuovo personaggio. Il comparto multigiocatore, seppur di buon livello, non è in grado di proporre lo stesso livello di immersione garantito dalle missioni della storia, facendo dell’esperienza online una leggera deviazione dalle tematiche principali per qualche scontro a fuoco interstellare con amici.

Se delle animazioni facciali si è discusso già abbastanza, e forse anche troppo per un titolo così profondo ed appagante, ciò che merita davvero un approfondimento di Mass Effect: Andromeda è il level design generale e la caratterizzazione di tutto l’ambiente di gioco. L’utilizzo del Frostbite 3.0 ha permesso a Bioware di limitare il ritardo nel caricamento delle texture, vero punto debole della saga ancora non del tutto risolto, ma il comparto grafico del gioco soffre di tanti altri piccoli glitch e problemini tecnici che con tutta probabilità verranno limitati con i vari aggiornamenti. Il gioco, comunque, è ben lontano dall’essere poco godibile per via di qualche difetto e animazione facciale superficiale. Al contrario, Andromeda presenta finalmente una caratterizzazione dei pianeti più profonda, lasciando dimenticare senza rimpianti la linearità proposta dal terzo capitolo. La varietà delle location fa uso di altrettanti palette cromatiche, ma senza mettere da parte il classico effetto tech che contraddistingue la saga. Tra le polemiche ingenerose e futili che hanno contraddistinto le ultime settimane prima del lancio di Andromeda c’è l’assenza del doppiaggio italiano, che francamente non provoca alcun danno all’esperienza di gioco. La recitazione dei doppiatori è ottima, a conferma della precisione di Bioware ed EA, ed il tutto è ben amalgamato con una soundtrack in linea con la saga che alterna tracce con ritmi incessanti durante i momenti più intriganti, a un sound più rilassante e calmo nelle fasi di quiete.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Probabilmente Bioware è riuscita a trovare il modo migliore per riaprire il cerchio narrativo tracciato dalla trilogia. Mass Effect: Andromeda è a tutti gli effetti un’evoluzione della saga in termini di gameplay, e una linea di separazione netta col passato per ciò che concerne la sceneggiatura. Il modo migliore, insomma, per continuare ad affascinare gli amanti del genere con tutte le sfaccettature tipiche della serie. Shepard resterà un eroe difficile da dimenticare, ma anche i Ryder, ora, hanno qualcosa di importante da raccontare.
PRO
Combat system frenetico e vario
Sistema emotivo più profondo
Ottima caratterizzazione del personaggio
CONTRO
Qualche problema grafico

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