Diciotto anni. Tanto è servito perché Solid Snake potesse finalmente lasciare la PlayStation 3, la console che l’aveva tenuto prigioniero fin dal 2008. Konami torna a fare i conti con il proprio passato, e questa volta il pezzo forte è uno di quelli che i fan della saga aspettavano da una vita.
METAL GEAR SOLID: MASTER COLLECTION Vol.2 – Recensione

Snake lascia finalmente il PS3
Dopo la prima raccolta del 2023, dedicata ai capitoli MSX e alla trilogia classica, Konami torna con il secondo volume della Master Collection, disponibile dal 27 agosto 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam. Il pacchetto riunisce Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots – da sempre esclusiva PlayStation 3 e mai portato su altre piattaforme fino ad oggi – insieme a Metal Gear Solid: Peace Walker nella sua edizione HD, e a Metal Gear: Ghost Babel, spin-off del 2000 uscito originariamente su Game Boy Color, incluso come contenuto bonus. Il prezzo di lancio è di 49,99 dollari su tutte le piattaforme.
Il valore storico di questa operazione è difficile da sottovalutare: Metal Gear Solid 4 rappresentava l’ultimo grande tassello mancante nella conservazione digitale della saga ideata da Hideo Kojima, un capitolo che milioni di giocatori più giovani non avevano mai potuto sperimentare per la semplice ragione che la console su cui era uscito è ormai fuori produzione da anni. Vederlo finalmente girare su hardware moderno, e persino su una console portatile Nintendo, è un traguardo che pesa più di quanto un semplice porting dovrebbe pesare.
Il canto del cigno di Solid Snake, la nascita di Big Boss
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots chiude – o almeno tentava di chiudere – l’arco narrativo di Solid Snake, ormai invecchiato precocemente a causa della propria natura di clone, in un mondo dilaniato da guerre perenni orchestrate da eserciti privati controllati da intelligenze artificiali. La trama recupera personaggi e temi dai capitoli precedenti in modo quasi ossessivo, offrendo ai fan della prima ora una conclusione carica di fanservice che, con il senno di poi, risulta forse il capitolo tematicamente meno originale della serie, appesantito da cutscene lunghissime e da una scrittura che a tratti fatica a stare al passo con l’ambizione della messa in scena.
Peace Walker, ambientato invece durante gli anni della Guerra Fredda, segue un giovane Naked Snake sulla strada che lo porterà a diventare Big Boss, fondatore dei Militaires Sans Frontières – l’organizzazione mercenaria che getterà le basi per tutto quello che verrà dopo nella saga. Originariamente concepito per PSP, il gioco porta ancora oggi i segni della propria origine portatile: missioni brevi, un forte riutilizzo degli stessi ambienti, una struttura pensata per sessioni di gioco spezzettate piuttosto che per un’esperienza continuativa sul grande schermo. Ghost Babel, incluso come bonus, resta un curioso spin-off per Game Boy Color che reimmagina gli eventi del primo Metal Gear Solid con toni più leggeri, interessante soprattutto per il valore storico e archivistico più che per l’effettiva qualità ludica.

Stealth che resiste al tempo, con qualche ruggine
Il gameplay di Metal Gear Solid 4 rimane, nonostante i suoi diciotto anni, sorprendentemente valido. Le sezioni di infiltrazione degli Atti 1 e 2 – quelle ambientate in una zona di guerra attiva del Medio Oriente, dove il giocatore deve muoversi tra fazioni ostili senza necessariamente prendere parte al conflitto – restano tra le sequenze stealth meglio congegnate mai realizzate, e pochi altri giochi hanno replicato quella particolare tensione. Il resto della campagna alterna momenti più action a lunghe sezioni cinematiche, con un ritmo che oggi appare meno equilibrato rispetto a quanto sembrava nel 2008.
Peace Walker, dal canto suo, offre un sistema di combattimento e infiltrazione più semplificato, coerente con la propria origine da titolo portatile, arricchito da elementi gestionali legati alla costruzione della propria base operativa e al reclutamento di soldati. Il problema più evidente è la ripetitività: le missioni tendono a riciclare gli stessi ambienti in modo insistente, e gli scontri contro i boss – creature meccaniche enormi chiamate AI – si trasformano spesso in battaglie di logoramento più lunghe del necessario, appesantite da barre di salute smisurate. Chi ha già completato il gioco su PSP o nella precedente raccolta HD troverà ben poco di nuovo sotto il profilo meccanico, dato che si tratta sostanzialmente di un porting diretto senza modifiche sostanziali al design originale.

Due giochi, prestazioni diverse, presentazione frammentata
Sul piano tecnico, Metal Gear Solid 4 è la vera stella di questa raccolta. Il gioco è stato ricostruito per girare fino a 4K in modalità dock e 60 fotogrammi al secondo su PlayStation 5 e Xbox Series X/S, un salto enorme rispetto ai 30fps instabili della versione PS3 originale. Anche i comandi sono stati rivisti: la mappatura di mira e sparo, originariamente affidata ai tasti dorsali L1 e R1 per via dei grilletti poco reattivi del controller PS3, è stata finalmente spostata sui più naturali L2 e R2. Su Nintendo Switch 2 il gioco raggiunge risultati sorprendentemente vicini a quelli delle console più potenti, con supporto fino al 4K in modalità dock e 1080p in portatile.
Peace Walker, invece, riceve un trattamento più conservativo: la risoluzione si ferma a 1080p in dock e appena 720p in modalità portatile su Switch 2, e la sensazione generale è quella di un porting diretto della precedente edizione HD piuttosto che di un lavoro di ammodernamento vero e proprio. La presentazione complessiva del pacchetto è forse il difetto più concreto di questa raccolta: invece di un’unica interfaccia coesa, Master Collection Vol.2 si divide in tre applicazioni separate – una per MGS4, una per Peace Walker, una per i contenuti bonus – con una suddivisione dei contenuti che a tratti risulta poco intuitiva. Ghost Babel, in particolare, richiede il lancio di un’applicazione a parte, una scelta che appare superflua vista la portata contenuta del titolo. Sul fronte multigiocatore, Peace Walker recupera la cooperativa online e la modalità Versus Ops, mentre Metal Gear Online – il comparto multiplayer di MGS4 – resta assente, una mancanza che pesa su chi sperava in un ritorno completo dell’esperienza originale.

