Che il grandissimo successo di Persona 5 abbia contribuito a dare nuova linfa ai progetti Atlus soprattutto in Occidente è innegabile, tanto che a valle di quel capolavoro i progetti del produttore si sono moltiplicati. Tra spin-off riuscitissimi e remastered intese a dare nuova luce ai capitoli più vecchi della saga, è arrivato anche il turno di Metaphor: ReFantazio, un progetto in realtà promosso a fine 2016 e ripreso proprio in virtù dei recenti successi mondiali del produttore. Non è dunque un caso se questo nuovo action JRPG condivida con i protagonisti dei Ladri Fantasma un po’ tutto l’impianto di gioco, ma la base comune intende concludersi qui, perlomeno in ambito narrativo, perché Metaphor: ReFantazio è da intendersi a tutti gli effetti una produzione distaccata da quell’universo, su cui basare, magari, una nuova serie.
Metaphor: ReFantazio – Recensione

Storia di un trono usurpato
Metaphor: ReFantazio potrebbe essere visto come un Persona 5 calato in un contesto fantasy medievale, in cui le vicende dei liceali Ladri Fantasma vengono sostituite da un arco narrativo basato su fazioni, casate e nobiltà. In questo nuovo universo parallelo, i protagonisti del gioco subiscono il rocambolesco rovesciamento del Regno, in cui il Principe di Euchronia, inizialmente considerato morto e quindi sostituito dal doppiogiochista Guiabern, si ritrova colpito da una grave maledizione che lo invita a promettere il trono a qualsiasi eroe in grado di liberarlo. La “chiamata al dovere” da parte del Principe spinge i valorosi guerrieri della capitale, Grand Trad, a muovere i primi passi nella corsa al trono; tra i più interessati troveremo ovviamente il protagonista del gioco, un Elda, che da lì a breve riuscirà a comporre un fantastico team di conquiste assieme ad altri comprimari.
Chi ha già avuto approcci con la serie Persona si accorgerà fin dalle prime ore di gioco dei numerosi punti di contatto tra le due produzioni, tanto che anche in Metaphor: ReFantazio avremo nuovamente a che fare con elementi di gioco quali la costruzione dei rapporti sociali tra i membri della squadra ed il relativo scorrere del tempo, qui semplificato in due uniche finestre giornaliere in cui scegliere cosa fare tra le varie possibilità. Se nella storia dei Ladri Fantasma viene presentato un contesto in cui i sentimenti negativi della gente riescono a prendere il sopravvento sulle buone intenzioni, in ReFantazio gli eventi che girano attorno ai protagonisti non si discostano in modo poi così importante, ricalcando perlopiù tematiche fantasy-medievali in cui nobili, popolani e avventurieri solitari vengono più o meno direttamente impattati dalle vicende legate al trono della capitale, con focus sull’utilizzo improprio della magia o sulla pesante discriminazione sociale in cui versa l’intera Euchronia. Pur trattandosi di una storia matura tanto quanto quelle raccontate nei vari Persona, ed in special modo nel capitolo 5, in Metaphor: ReFantazio si avverte ancor meno spazio concesso alle scenette più leggere e comiche, così come il cast si compone fondamentalmente di avventurieri meno inclini alla superficialità e più focalizzati sull’impegnativo obiettivo finale di liberare il Principe.
Un’opera più matura
Atlus e Studio Zero hanno dimostrato di saper elevare ancor di più il comparto narrativo, bilanciando in modo diverso soprattutto lo stile del racconto, risultando in un’opera che complessivamente può considerarsi un’evoluzione di Persona 5. Questa caratteristica la si evince anche solo volgendo lo sguardo al gameplay, ed in particolare alla gestione del tempo che in Persona 5 finiva con l’opprimere il videogiocatore, costantemente chiamato a scegliere come spendere le ore disponibili. In Metaphor: ReFantazio la gestione del tempo libero è più elaborata ma anche più libera e semplice da gestire, con una mappa che consente in prima battuta di pianificare i viaggi tra i vari accampamenti (eh sì, addio alla cara metropolitana di Tokyo) riproducendo quel senso di eroica avventura che il gruppo è chiamato ad intraprendere. Così, dopo aver, volta per volta, presentato al videogiocatore il funzionamento degli spostamenti, il gioco ci lascerà liberi di poter ritornare nelle città già visitate senza avanzare la giornata, quantomeno per rimpinguare le scorte e scambiare due chiacchiere con i mercanti.
La volontà di evolvere il sistema di gestione del tempo trova riscontro soprattutto considerando che per molti è il vero punto debole di Persona 5, tanto che il resto del gameplay è sostanzialmente rimasto invariato al netto dei nomi che assumono determinate azioni o del già citato contesto. Ad esempio, se in Persona 5 trovano spazio le Personae, una sorta di reincarnazione che vive in ciascuno di noi, in Metaphor: ReFantazio potremo usare gli Archetipi, figure che si rifanno alle comuni “classi” e alle tipologie di personaggi che incontriamo nel mondo fantasy, come il guerriero, il mago e così via. Anche in questo caso la struttura che sorregge il mondo degli Archetipi non è così diversa da quanto abbiamo visto con i Ladri Fantasma, con il protagonista che avrà la possibilità di richiamare più Archetipi, oltre a poterli evolvere, potenziare e scoprire nel corso del gioco. L’incremento del legame con gli altri personaggi del party, da curare nel tempo libero, servirà anche ad agganciare agli stessi le versioni degli Archetipi più potenti e così via, il tutto per sfruttare il meccanismo di vulnerabilità e resistenze che contraddistingue il combat system, anche stavolta rigorosamente a turni. La logica alla base di questo sistema, molto semplice, invita l’utente a sfruttare le debolezze del nemico, colpendolo nel modo in cui gli fa più male sia per un mero vantaggio sui danni fatti, sia per scatenare un processo di attacchi multipli ed altri vantaggi, che possono portare a combo più o meno sostanziali come fanno gli Assalti di Persona 5.
Formula che vince non si cambia
Anche l’esplorazione dei dungeon non cambia poi molto dal passato, e l’unica novità rilevante sta nel fatto di poter evitare di ingaggiare un combattimento infliggendo qualche colpo agli avversari fuori dalla modalità a turni: tramite questo sistema il nemico, stordito, potrà essere attaccato tramite combattimento classico oppure aggirato, evitando scontri superflui. Confermata anche la possibilità di far fuori i nemici più deboli con lo stesso sistema, un po’ come avveniva schiantandosi contro gli avversari con la macchina nei tunnel della metro di Persona 5. Per quanto riguarda l’esplorazione dei dungeon stessi, Metaphor: ReFantazio torna a fare uso di elementi quali scorciatoie e punti di ristoro e salvataggio, utili al videogiocatore anche per riprendere l’avanzamento in un secondo momento. La difficoltà media del nuovo titolo targato Atlus è molto simile all’esperienza vissuta con i Ladri Fantasma, forse un pelo più, ed anche la longevità resta molto alta, attestandosi sull’ordine delle 80 ore.
Per quanto riguarda il comparto tecnico, la nuova opera di Studio Zero conferma gli standard a cui siamo stati abituati, proponendo un lato artistico ispirato e molto colorato, ricco di effetti e ricercato sotto tutti i punti di vista. Rispetto al passato le scene realizzate a mo’ di anime sono più frequenti, ma ben intervallate rispetto al solito muro di testo che contraddistingue l’opera. La soundtrack, dal canto suo, conferma l’eccellente qualità della produzione.



