Il romanzo di Glukhovsky ha dato il via a una serie molto apprezzata dagli amanti di quello che mi piace definire un “action ragionato”. Fin dal primo capitolo, Metro 2033, 4A Games provò a smuovere il genere mescolando qualche componente survival alle classiche meccaniche da sparatutto, ma fu soprattutto l’ottimo contesto, rappresentato da un grande comparto tecnico, a spianare la strada al titolo, giunto ormai alla terza iterazione. Con Metro Exodus la formula di base non cambia, ma i pretesti narrativi cominciano a delinearsi in maniera più interessante e profonda, esattamente come i romanzi su cui poggia l’intera opera. Chi è già affezionato alla saga, quindi, non può mancare questo nuovo capitolo: e non solo per un fatto di cuore, ma anche di sostanza.

Metro Exodus – Recensione

C’è vita fuori dalla Russia?

Siamo sempre lì, nella Russia post-apocalittica immaginata dall’autore, e sono passati 2 anni dalle vicende di Last Night. Il disastro nucleare di 23 anni fa è tutto fuorchè un lontano ricordo, ma il giovane 27enne Artyom è intenzionato a far luce sull’intera questione, e chiudere qualche punto aperto. Come? Con un lungo viaggio dopo aver abbandonato la metropolitana di Mosca con l’aiuto degli Spartan Rangers, attraversando mezzo globo alla ricerca di sopravvissuti e verità. Come avrete capito, Metro Exodus parte con tutte le motivazioni in regola, forte di una base narrativa invidiabile e di cui vorremmo vedere più esempi nel panorama videoludico. L’attenzione riposta nella sceneggiatura è ancorata alla vetta da ormai 3 iterazioni, e se il primo capitolo fa storia a sé per la presentazione del contesto, di Exodus va elogiato il modo in cui, con naturalezza, evita di cadere nel banale e presenta i contenuti con molta originalità. Del titolo 4A Games vi colpiranno tante cose, a cominciare dagli intrecci con i libri e i capitoli precedenti (chiaramente) passando per l’arco narrativo diluito in un anno, che ci vedrà toccare mete molto lontane dalla Russia.

Per realizzare questo genere di racconto, il team di sviluppo è stato costretto a rivedere un po’ la struttura di gioco, cogliendo l’occasione per svecchiare anche un tantino il gameplay. Premessa importante: Metro Exodus rimane fortemente fedele ai titoli precedenti anche da questo punto di vista, quindi non abbiate timore nell’accogliere le novità. Se da una parte dobbiamo abbracciare spazi più ampi e liberi, con missioni secondarie e crafting più spinto, dall’altra la trama resta lineare e i dialoghi come al solito lunghi, corposi e ricchi di dettagli. Anche le quest facoltative risultano importanti per apprendere nuove informazioni sul contesto, pertanto il consiglio è di non saltarle, e completare il gioco in modo uniforme.

Tra il fare e il disfare

Se è vero che l’evolversi della trama resta fedele alle opere letterarie, dal punto di vista videoludico la serie si è concessa qualche libertà in più. In particolare, l’utente è chiamato a poter scegliere come agire sotto diversi punti di vista. Da una parte, il classico bilanciamento tra stealth e sfrontatezza seguirà un po’ l’inclinazione del videogiocatore; dall’altra, il ciclo giorno/notte cambierà drasticamente l’avventura in qualche minuto, portando l’utente ad affrontare nemici diversi a seconda dell’orario. Ad esempio, sfruttando la luce avremo a che fare con più umani, mentre al calare delle tenebre saremo circondati dai mostri. Peculiare il fatto di poter sfruttare l’approccio stealth più al mattino che durante la sera, proprio per via del tipo di nemici che saremo costretti ad affrontare. A prescindere dall’avversario, gli NPC di Metro Exodus mettono sul piatto una buona intelligenza artificiale anche se un po’ troppo spavalda, che rimane sostanzialmente la stessa ai livelli di difficoltà più alti, per i quali è prevista una minore quantità di risorse recuperabili in giro, ovviamente.

Da questo punto di vista, molto importante sarà l’esplorazione delle aree e la disponibilità a completare le varie quest secondarie, che daranno sempre modo di racimolare materiali – direttamente o indirettamente. Il crafting di Metro Exodus è finalizzato alla creazione di armi super personalizzabili, grazie alle quali poter gestire ogni tipo di combattimento, ma oltre alle bocche di fuoco avremo modo di creare anche oggetti per la sopravvivenza e la difesa, come i filtri della maschera e i kit medici. Con le armi pronte a suonare, ci renderemo conto delle leggere modifiche ad elementi del gunplay come la sensibilità della mira, il feeling e il rinculo: gli scontri a fuoco, al netto di quanto detto per l’IA, sono piacevoli e non esistono sezioni troppo frustranti sotto i livelli di difficoltà pensati per gli esperti del genere.

Non solo neve

Il level design di Metro Exodus, anche in virtù del filone narrativo che contraddistingue questo terzo capitolo, è sicuramente il più ispirato dell’intera saga. Abbandonati, seppur parzialmente, gli spazi angusti e bui tipici dei primi 2 titoli, stavolta avremo la possibilità di visitare luoghi molto diversi tra loro, come detto anche più ampi e liberi. Non mancheranno ovviamente i momenti in cui dovremo farci strada in spazi piccoli e poco illuminati, e si denota anche una certa alternanza intelligente tra luoghi all’aperto ed edifici da visitare. L’esplorazione è coadiuvata dall’utilizzo dei mezzi sparsi nella mappa, e da vari elementi interattivi che ci permetteranno di vivere in maniera più tangibile le varie location, rendendoci partecipi del contesto.

Nonostante l’evoluzione del segmento action imponga un certo tipo di novità per restare al passo, Metro Exodus è l’esempio lampante di come sia possibile evolvere la struttura di gioco pur mantenendo una chiara identità che strizza l’occhio al passato. Nello specifico, è molto interessante notare come il protagonista sia rimasto silenzioso, e come alcuni elementi siano stati toccati poco pur “fuori standard” per l’attualità. L’ottimo lavoro di 4A Games arriva anche a compimento anche con il solito comparto tecnico solido e accattivante, che per questa particolare iterazione risultava sfidante sotto molti punti di vista. Eppure, il team di sviluppo è riuscito a vincere i primi approcci con l’open world, le mappe estese e quant’altro, proponendo al videogiocatore un gran numero di elementi interattivi e tanta cura per i particolari. Peccato per la qualità delle animazioni, piuttosto altalenante: se in alcuni frangenti risultano credibili, in altre le scene di intermezzo soffrono un po’ per la scarsa realizzazione delle espressioni del viso. In generale, però, la regia delle scene di intermezzo è riuscita, ma il vero punto debole delle stesse risulta essere proprio il mutismo del protagonista, che costringe i comprimari a “recitare anche per lui”, forzando alcuni dialoghi. A tal proposito, dal punto di vista audio rimane eccellente la soundtrack, mentre il doppiaggio italiano si attesta a un buon livello, senza sfondare il medio consenso.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Questo Metro Exodus rappresentava una sfida, sotto tanti punti di vista. Il rischio di rinnovare troppo una serie così caratteristica era davvero tangibile, così come la possibilità di abbassare l’attenzione circa la sceneggiatura e cadere nel banale. Fortunatamente, 4A Games è riuscita a vincere le sue sfide, proponendo un terzo capitolo molto in linea con la storia del brand, ma in grado comunque di presentare novità importanti e più vicine agli standard odierni. Questa terza iterazione resta imperdibile per gli amanti della serie, e se non rientrate tra questi, beh, correte anzitutto a recuperare i primi 2 capitoli…
PRO
Abbraccia novità, ma tiene fede alla sua anima
Ottimo level design
Crafting interessante e profondo
Intrattiene come pochi
Ottima trama
CONTRO
Intelligenza artificiale da rivedere
Qualche difetto tecnico di troppo

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