MIO: Memories in Orbit è un metroidvania sviluppato dallo studio francese Douze Dixièmes e pubblicato da Focus Entertainment. Il gioco è uscito il 20 gennaio 2026 ed è disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X/S, e Nintendo Switch. La produzione punta a offrire un’esperienza di esplorazione in stile metroidvania, combinando piattaforme, combattimento e progressione tramite abilità, con un’attenzione particolare all’aspetto artistico e all’atmosfera. La direzione creativa dello studio si concentra su un’identità visiva forte, con ambientazioni che mescolano tecnologia e dettagli stilizzati, creando un mondo coerente e riconoscibile. L’accesso al gioco è semplice: disponibile in digitale su Steam, Epic Games Store e console, con compatibilità sia per mouse e tastiera sia per controller.
Mio: Memories in Orbit – Recensione

Navigare tra i ricordi del Vascello
La vicenda si svolge all’interno di una gigantesca nave spaziale chiamata Vascello. La protagonista, un robot di nome MIO con le sembianze di una donna e lunghi capelli biondi (che utilizza per interagire con gli oggetti e colpire i nemici), esplora questa nave per risvegliare memorie e prevenire lo spegnimento dei sistemi della stessa. L’ambientazione combina spazi tecnologici con elementi visivi che richiamano un mondo ricco di dettagli e atmosfera, dove la scoperta progressiva degli ambienti guida il giocatore nella comprensione della storia. La trama ruota attorno alla raccolta delle memorie della nave e alla progressione di MIO attraverso i compartimenti e i corridoi interconnessi del Vascello, esplorandone le varie aree. Durante l’arco narrativo, le azioni di MIO la porteranno a conoscere ed interagire con vari personaggi secondari amichevoli, tra cui Shii, una sorta di entità guida con la capacità di risvegliare il Vascello, ed un robot mercante da utilizzare per migliorare le abilità della protagonista. In generale, è chiaro che il gioco punta a un approccio narrativo legato alla scoperta e alla progressione attraverso l’esplorazione, per una struttura che pensata per offrire una durata di circa 14 ore per completare la storia principale, con la possibilità di estendere notevolmente il tempo di gioco esplorando tutte le aree opzionali e raccogliendo tutti i segreti disponibili, tra cui dettagli legati alla lore, oggetti di inventario e abilità del personaggio.
Esplorare, potenziare ed avanzare
MIO: Memories in Orbit utilizza meccaniche tipiche dei metroidvania: piattaforme, combattimento contro nemici e boss, esplorazione di aree interconnesse e progressione tramite abilità e potenziamenti. MIO acquisisce nuove capacità che permettono di raggiungere zone precedentemente inaccessibili, integrando un ciclo continuo di esplorazione e scoperta che fa uso di backtracking ad intervalli piuttosto regolari. Il gameplay include, quindi, tutta una serie di azioni riprese dal genere, con abilità da sbloccare e interazioni con oggetti ambientali, così come combattimenti strategici contro nemici e boss diversi, ciascuno con pattern di attacco specifici. La progressione è basata sull’ottenimento di potenziamenti che migliorano mobilità, difese e attacchi, consentendo una personalizzazione limitata ma funzionale allo stile di gioco. Calando questi elementi all’interno del contesto, parliamo di modificatori da installare direttamente nel corpo di MIO, a sua volta dotata di una certa capacità massima che è possibile espandere attraverso la madreperla, che funge da esperienza raccolta durante il gioco.

Gli elementi narrativi e la scoperta sono, quindi, legati alla progressione nel mondo, senza skill tree complessi o crafting avanzato. Spesso e volentieri non ci verrà esplicitamente detto dove recarci per le prossime cose da fare, ma otterremo una nuova chiave o un piccolo indizio da utilizzare in combinazione con la nostra memoria e intuizione, e questo capiterà anche in totale assenza della mappa della zona – anch’essa da sbloccare con una specifica azione da compiere nei primi momenti del gioco. Per il resto, troviamo elementi comuni alle ultime produzioni del genere metroidvania, come la perdita della madreperla in caso di KO, e l’utilizzo di checkpoint (Nexus) per il salvataggio dei progressi e la crescita del personaggio. Come ci insegnano gli ultimi metroidvania, anche in MIO la possibilità di collegarsi al Nexus risulta spesso lontana rispetto al fulcro dell’area che si sta esplorando, costringendo il videogiocatore a ripercorrere buona parte della sezione più e più volte, anche in caso di scorciatoia sbloccata. In generale, quindi, l’esperienza proposta in MIO: Memories in Orbit punta sulla sfida e sulla precisione, premiando pazienza e meticolosa osservazione dell’ambiente. Non è un titolo da giocare a fari spenti, ma rispetto ad altre opere più estreme qui le sequenze risultano progettate per essere impegnative ma accessibili, senza frustrazione eccessiva. O, quantomeno, trascurando alcune scelte di gameplay che sembrano fatte apposta per aumentare in maniera artificiosa la difficoltà del gioco.
Il lato tecnico
Dal punto di vista tecnico, il titolo realizzato dal piccolo team Douze Dixièmes è costruito su un motore proprietario sviluppato dallo studio, che consente di controllare l’aspetto artistico e il comportamento delle meccaniche di gioco. L’identità visiva è uno dei punti di forza, con stili grafici ispirati a fumetti e pittura, texture curate e colori distintivi per ogni area della nave, con una palette di colori che spesso sposa tonalità pastello molto gradevoli. L’audio contribuisce all’atmosfera con colonne sonore davvero interessanti e suoni ambientali capaci di calare nel contesto. Unendo assieme le cose, sembra quasi che MIO: Memories in Orbit non voglia urlare né farsi ricordare per la sua vivacità; al contrario, sembra voler entrare nel cuore del videogiocatore in punta di piedi, dopo aver bussato e chiesto la sua attenzione.

